Importante discorso di Benedetto XVI sul genoma

RITAGLI  L'uomo eccede sempre  DOCUMENTI
più grande di ogni formula

Roberto Colombo
("Avvenire", 20/11/’05)

Dopo due millenni di cristianesimo, venti secoli di annuncio ininterrotto e instancabile del Vangelo, «nelle popolazioni di lunga tradizione cristiana – l’Occidente e una parte dell’Oriente ne sono ricche – rimangono presenti semi di umanesimo non raggiunti dalle dispute della filosofia nichilista». È, questa, una ragionevole speranza, cioè una certezza per il futuro che si fonda su una realtà presente (così direbbe san Tommaso d’Aquino), che Benedetto XVI ci sta ripetendo con amabile insistenza da quando è diventato il successore di Pietro. Una speranza le cui soglie, nel terzo millennio, ci aveva invitato a varcare Giovanni Paolo II. E i «semi di umanesimo» – l’immagine evangelica è suggestiva e teologicamente rigorosa, perché Cristo è germe di vita nuova per tutti, pienezza di umanità – non rubati al cuore dell’uomo dal "nichilismo gaio" lungo la strada della storia della modernità (lo aveva lucidamente definito in questi termini Augusto del Noce) «tendono, in realtà, a rafforzarsi quanto più gravi diventano le sfide».
Parlando così, ieri, ai medici, ai biologi e ai filosofi convenuti in Vaticano, il Papa ha ricordato nuovamente la inestirpabile radice cristiana della nostra civiltà: «Anche uomini che non si riconoscono più come membri della Chiesa o che hanno perduto addirittura la luce della fede restano comunque attenti ai valori umani e ai contributi positivi che il Vangelo può apportare al bene personale e sociale». Così, di fronte alle sfide della "nuova eugenetica", erede di «vicende terribili che hanno funestato il ventesimo secolo e l’inizio stesso dell’attuale», siamo tutti «in grado di ben comprendere come la dignità dell’uomo non si identifichi con i geni del suo Dna e non diminuisca per l’eventuale presenza di diversità fisiche o di difetti genetici». L’invito è a guardarci «dai rischi di una scienza e di una tecnologia che si pretendano completamente autonome nei confronti delle norme morali inscritte nella natura stessa dell’essere umano», dai «falsi valori» o dalle «informazioni deviate» che talora rischiano di disorientare i cittadini «chiamati ad esprimere il loro pensiero» su «problemi scientificamente qualificati e difficili».
La vita e la dignità dell’uomo, di tutto l’uomo e di ogni uomo, sta a cuore alla Chiesa, che impara ogni giorno dal suo Signore ad essere "amante della vita" e a "prendersi cura" soprattutto dei più piccoli e deboli tra gli uomini. La scienza nasce dallo stupore (thaumàzein, lo chiama Aristotele) verso tutta la realtà, ma anzitutto verso quella dell’uomo, il più perfetto tra le creature viventi perché in esso «risplende un riflesso della stessa realtà di Dio» (Giovanni Paolo II). È questa la vera dignità dell’uomo, in qualunque stagione della sua vita. La stessa «analisi serena dei dati scientifici, peraltro – ha affermato Benedetto XVI – porta a riconoscere la presenza di tale dignità in ogni fase della vita umana, a cominciare dal primo momento della fecondazione».
Questa elementare ma decisiva verità sull’uomo, che la Chiesa annuncia «non soltanto con l’autorità del Vangelo, ma anche con la forza derivante dalla ragione», come ogni verità «non può che giovare ai singoli e alla società». Se si alimenta l’albero della propria vita e della società con la menzogna e l’inganno, la pianta presto o tardi inaridisce. Ma resta un seme, quel seme di umanità che duemila anni fa il Figlio di Dio ha portato sulla terra e che, da allora, la Chiesa ha seminato nel mondo, certezza di un nuovo umanesimo di tutto l’uomo e di ogni uomo.