L’"eugenetica": da "violenta" a «liberale»
Lo
"spettro" delle "cattive idee" ci insegue
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Roberto
Colombo
("Avvenire",
22/2/’09)
Solo a sussurrarle
con "pudore", alcune parole evocano immani "tragedie" che la
storia, anche recente, ha consegnato ad alcune delle sue pagine più
"nefaste". Se è giusto non volgere continuamente lo sguardo al solco
del passato, ed essere invece più attenti ad arare il terreno che ci sta
dinanzi gettando del "buon seme" per il domani, la fretta di
archiviare ciò che è accaduto talora tradisce la voglia di non imparare la
"lezione" che la storia ci impartisce. Così, la messa al bando di
parole come "eugenetica" assume il compito di "esorcizzare"
il tempo presente dagli "spettri" di cattive idee che riteniamo essere
già sepolte insieme a coloro che le hanno diffuse o praticate. Ma le cattive
idee sono più pericolose degli uomini cattivi perché talora sopravvivono alla
morte di questi ultimi, si lavano dalle vistose "macchie" di violenza
e di sangue che le hanno originalmente segnate, e acquistano una nuova, falsa
identità che consente loro di circolare pressoché indisturbate nella società
odierna. Sembra essere, questa, la vicenda della parola "eugenetica",
che è la lunga «storia di una cattiva idea», come l’ha definita Elof Axel
Carlson. L’idea, cioè, che la dignità di una donna o di un uomo dipenda
dalle proprie qualità "congenite", dalla capacità di svilupparsi in
un soggetto sano, robusto, intelligente, comunicativo, in grado di inserirsi con
successo nella società, contribuendo al suo benessere con la propria attività
e non gravandola di "oneri assistenziali". Persone o categorie di
persone che hanno meno valore di altre a motivo delle loro origini o del loro
stato di malattia, "handicap", oppure "suscettibilità" a
disordini fisici e comportamentali, la cui vita viene definita
"inadatta", "indesiderabile" o "non degna di essere
vissuta".
Occorre distinguere tra la "genetica umana", preziosa scienza dell’"ereditarietà"
e dell’"informazione biologica", e l’"eugenetica",
deplorevole ideologia della "selezione" degli esseri umani. Benedetto
XVI lo ha
fatto lucidamente e incisivamente nel suo "discorso" di ieri agli "accademici
pontifici".
Da una parte, la "genetica" «ha contribuito al prodigioso sviluppo
delle conoscenze sull’architettura "invisibile" del corpo umano e i
processi "cellulari" e "molecolari" che presiedono alle sue
molteplici attività». Grazie a «queste conoscenze, frutto dell’ingegno e
della fatica di innumerevoli studiosi», è oggi possibile «una più efficace e
precoce diagnosi delle "malattie genetiche"» e si intravedono anche
nuove «terapie destinate ad alleviare le sofferenze dei malati».
Ma vi è anche un’altra faccia della "medaglia al valore". Mentre è
da tutti condivisa «la disapprovazione per l’"eugenetica"
utilizzata con la violenza da un "regime di Stato"» – osserva il
Santo Padre – si «insinua una nuova mentalità», talora chiamata
"eugenetica liberale", volta a "discriminare" l’essere umano «in presenza di un
difetto nel suo sviluppo o di una "malattia genetica"». Ciò porta i
genitori, con la complicità di alcuni medici, alla «selezione e al rifiuto
della vita in nome di un ideale "astratto" di salute e di perfezione
fisica». Anche in questo caso – conclude il Papa – a far da padrone sulla
vita è «l’arbitrio del più forte».
Riconoscendo in essa una strada verso la conoscenza dell’immenso "mistero
del creato" e una grande possibilità di servizio al "bene
comune", la Chiesa nutre profonda stima verso la scienza, rispetta e
promuove l’uso di un corretto "metodo scientifico", e incoraggia le
buone applicazioni delle sue scoperte alla diagnosi e alla "terapia
medica". Al tempo stesso, però, la Chiesa non può tacere di fronte alla
rinascita, sotto diverse spoglie, di un pensiero e di una azione che,
appellandosi a effettive o presunte "conoscenze scientifiche",
"discriminano" l’uomo e lo umiliano, lui, l’unica creatura che
porta in sé la "coscienza" di tutto l’universo.
Una cattiva idea, l’"eugenetica" ("di Stato" o
"privata" che sia), perché esalta il potere dei più forti sui più
deboli, dei nati sui non ancora nati, dei genitori sui figli, e dei sani sui
malati.