Intervista a Pedro Gonzalez Blasco

RITAGLI   «Il Papa e il messaggio, un mix che affascina»   DOCUMENTI

Da Valencia, Michela Coricelli
("Avvenire", 11/7/’06)

Centinaia di migliaia di pellegrini a Valencia, come già a Colonia. E come in centinaia di altre città visitate in passato da Giovanni Paolo II. Anche con Benedetto XVI negli ultimi giorni si è assistito a quello che Pedro González Blasco – sociologo dell’Università Autonoma, marianista e direttore degli studi sulla gioventù della Fondazione Santa Maria – chiama «attrazione papale».

Da cosa proviene questa «attrazione»?
«Per i credenti il Papa è il rappresentante di Cristo sulla terra. Ma anche chi non crede può provare attrazione per il suo carisma personale, perché è una persona che difende la pace, una persona completamente pura, che non mira a null’altro che alla concordia e trasmette un Vangelo di amore».

A Valencia il Papa è stato accolto da una grande folla. Si parla sempre di società secolarizzata, ma poi...

«L’assoluta maggioranza dei partecipanti erano credenti. In quest’occasione, come in altre, emerge l’importanza dei nuovi movimenti ecclesiali, ai quali credo aderiscano molti fra i convenuti a Valencia: un modo nuovo di concepire la religiosità in un tempo difficile».

Perché «difficile»?

«Nei nostri Paesi la società è sempre più secolarizzata. Quindi, eventi come quello di Valencia sono importanti per molta gente, che vede riconfermate le sue posizioni, i suoi valori, ad esempio sulla famiglia. Indubbiamente assistiamo a una fase di cambiamento sociale. Da una parte c’è un atteggiamento un po’ ostile verso la religiosità: ad esempio in Spagna c’è una politica un po’ belligerante e ci sono tensioni con la Chiesa istituzionale. Ma questo contesto non è solo spagnolo e non è prettamente anticlericale: piuttosto c’è chi vede la religione come qualcosa di "retrogrado". Pensiamo a certe posizioni laiciste assunte da Paesi come la Francia. Ricordiamoci del dibattito sulle radici cristiane nella Costituzione europea. Ma c’è sempre molta gente che continua a riaffermare la sua posizione cattolica ribadendo i valori della cosiddetta famiglia tradizionale. Tutto ciò non è un dibattito solo spagnolo: del resto Valencia era un incontro mondiale».

Il Papa ha parlato della famiglia basata sul matrimonio fra uomo e donna...

«Il Papa ha messo in risalto questi valori con estrema raffinatezza, ma allo stesso tempo con grande chiarezza. Non ha negato l’altro, ma ha dato una risposta. Penso che Valencia sia stata un’occasione molto positiva in generale per tutta la Chiesa, per prendere contatto con la gente. E poi penso che l’Incontro sia stato un enorme megafono mondiale per i valori della famiglia».

Lei si occupa di studi sui giovani e la religione. A Valencia c’erano tante coppie e famiglie giovani: che dire?

«Bisogna ammettere che in Spagna la religiosità esplicita fra i giovani è diminuita molto, ma è anche vero che il 15-20% dei ragazzi fra i 15 e i 20 anni si dichiara cattolico e praticante: ovvero oltre un milione di spagnoli, i più legati a movimenti o ad organizzazioni parrocchiali. Non mi ha stupito, dunque, vedere tanti giovani a Valencia. La difficoltà delle famiglie cattoliche, oggi, è come trasmettere la fede ai ragazzi. Il problema principale, infatti, non è né l’ateismo né l’anticlericalismo, forse propri di certi adulti, ma l’indifferenza. Per un ampio gruppo di ragazzi si potrebbe parlare di religiosità debole. Hanno certe credenze, trasmesse a livello familiare e tradizionali, ma le traducono con difficoltà nella vita reale».