INTERVISTA

Tra il Papa e Napolitano, dialogo e collaborazione sul bene dell’Italia.
Un incontro in cui le parole e i gesti hanno sottolineato molti motivi di "sintonia".
"Cerimoniale" ridotto all’essenziale, per esaltare la «sostanza».

RITAGLI     Giuseppe Vacca:     DOCUMENTI
«Fronte comune per l’emergenza educativa»

Il Presidente della "Fondazione Gramsci":
«Dal Pontefice un nuovo invito ai "laici" ad allargare la ragione».

Papa Benedetto XVI e il Presidente Giorgio Napolitano, al Quirinale (3 Ottobre 2008)...

Marina Corradi
("Avvenire", 4/10/’08)

Dello scambio fra Benedetto XVI e il Presidente Napolitano al "Quirinale", il Professor Giuseppe Vacca, Presidente della "Fondazione Istituto Antonio Gramsci", sottolinea prima di tutto un passaggio. È quello in cui Napolitano afferma che, «di fronte a fenomeni di "oscuramento" di valori fondamentali», «noi sentiamo di trovarci di fronte – come Ella ha detto – a un’emergenza educativa anche nel nostro Paese». «Trovo molto rilevante – dice Vacca – che il Presidente faccia sua questa espressione che la Chiesa usa da tempo. Emergenza educativa, che non significa solo crisi della scuola, ma è qualcosa di più ampio, giacché gli agenti educanti non sono più solo quelli tradizionali, e la questione educazione oggi non può prescindere dall’influenza straordinaria dei "media". Mi sembra, l’accogliere da parte di Napolitano questa espressione, il riconoscimento comune del problema a mio avviso più grave del paese. La premessa, mi auguro, perché si vada oltre e si prenda tutti insieme in mano la questione educativa».

Sia Napolitano sia Benedetto XVI parlano di «dimensione pubblica del fatto religioso»: dimensione che naturalmente il Papa riafferma, ma che il Presidente a sua volta riconosce come elemento necessario della "laicità" dello Stato…

Già un anno fa Napolitano si espresse con quasi le medesime parole, nell’illustrare il criterio dei rapporti fra Stato e Chiesa: criterio che, disse, sta nella «ricerca di risposte comuni ai problemi del nostro tempo». E questo per un uomo con la formazione di Napolitano, ex "militante" del "Pci" di Togliatti, è una continuità con la propria storia. Con quanto nell’Aprile 1963, a Bergamo, Palmiro Togliatti disse in un discorso poi pubblicato con il titolo: «Il destino dell’uomo». Continuità con il voto favorevole all’accoglimento del "Concordato" nella "Costituzione", annunciato da Togliatti già al "V Congresso" del "Pci", nel 1945.

Questo ricordare i principi della "buona laicità" non ha alcuna analogia con lo scambio fra Sarkozy e il Papa a Parigi?

No, l’Italia del "Concordato" e la Francia sono in questo senso due universi differenti. Credo che non abbiamo bisogno di imparare dalla Francia la «laicità positiva». Sono lieto piuttosto che il Presidente francese sia addivenuto alle attuali posizioni…

Professore, però anche in Italia si avverte spesso una tensione, un tentativo di ridurre la Chiesa al «privato», o come nel caso della "Sapienza", a escluderla dal "dialogo culturale"…

Si tratta di episodi infelici, di "stonature", che a volte vengono anche da qualche membro della Chiesa. Particolarmente infelice, è chiaro, il fatto della "Sapienza": ma non basta regolare positivamente i rapporti fra Stato e Chiesa, perché tutti siano capaci di maturità culturale. Certo, esiste una parte rumorosa della cultura "laica" che scambia la "laicità" per "anticlericalismo". Ma nemmeno questo basta a interrompere la sostanza concreta dei rapporti, e una collaborazione che continua.

Non c’è da temere «prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa» , dice il Papa al "Quirinale"...

Sono perfettamente d’accordo. Semmai occorre favorire una consapevolezza, i cattolici direbbero una "inculturazione", per cui "non credenti" sappiano capire il linguaggio specifico della Chiesa. Così che quando la Chiesa si pronuncia, come è legittimo, sulla difesa della vita, non pensino che questo va a ledere la loro libertà. Una mancata consapevolezza che però, trovo, ha a che fare con una più ampia caduta della "cultura civile" nel paese.

Come legge l’ultima frase rivolta dal Presidente al Papa, sul dialogo «fondato su un esercizio non "dogmatico" della ragione, sulla sua naturale attitudine a interrogarsi e aprirsi»?

Mi sembra una "notazione" garbatamente polemica verso chi pensa che, quando si discute di rapporto tra fede e ragione, della ragione si possa avere una nozione univoca, "cristallizzata", valida una volta per tutte. Invece, il problema è proprio l’esercizio non "dogmatico" della ragione. Mi sembra un richiamo a certo "laicismo", in sintonia con quel concetto di "allargamento della ragione" che è parte portante del pensiero del Papa, fino al "Discorso" di Ratisbona. D’altronde Napolitano viene dal "Pci" di Togliatti, quindi da una cultura che ha alle spalle Hegel, Marx, Gramsci, e non solo un "illuminismo" impoverito. Cose importanti, che vengono da lontano, dall’Europa profonda e che spiegano una naturale "sintonia" con un Papa che ha voluto chiamarsi "Benedetto".