"Sballo" sotto giacca e cravatta

RITAGLI     Ribelli alla «pesantezza» dell’essere     DOCUMENTI

Marina Corradi
("Avvenire", 7/11/’08)

Se un "Lancio d’Agenzia" da Bruxelles dice che oltre quattro milioni di Europei assumono abitualmente "cocaina", e 23 milioni fumano "cannabis", si può anche dire che lo sappiamo, e che i dati dell’"Osservatorio Europeo su Droga e Tossicodipendenze" non ci svelano nulla di inedito. L’Italia, poi, è in testa alle classifiche: consuma "coca" il 3,2% dei giovani sotto i 34 anni, e fuma più o meno abitualmente "cannabis" l’11% della popolazione. Sapevamo anche questo, potremmo rispondere, già nel 2005 una relazione al "Parlamento Italiano" diceva che dal 2001 a quell’anno il numero dei consumatori di "cannabis" era quasi raddoppiato, passando a tre milioni e 800mila persone. Certo, consumatori per lo più del Sabato sera, gente che "si fa" nel giorno di festa, e il Lunedì va al lavoro. E dunque niente di nuovo. Giornalisticamente parlando, i severi dati di Bruxelles paiono quasi una "non-notizia".
Ma, proviamo a guardare alla questione da una prospettiva "storica". Immaginiamo che agli Europei usciti dalla "Guerra Mondiale" qualcuno avesse "pronosticato": milioni di vostri nipoti faranno uso di droghe. Alle popolazioni che piene di speranza ricostruivano le nostre città distrutte sarebbe parsa una folle "profezia". Oppure, ipotizziamo che fra due secoli un libro di storia parli dell’Europa del "2000": la fame dimenticata, i "redditi" mai raggiunti in precedenza, e, fra l’altro, quella cifra dell’"Oedt" da Bruxelles, "Novembre 2008": milioni di giovani consumatori di "stupefacenti". Si chiederebbe, uno scolaro di secoli "venturi", ciò che quasi noi non ci chiediamo più: perché in un Occidente mai come prima "benestante", la droga, da "trasgressione" di pochi, si faceva nel "Duemila" fenomeno giovanile "di massa". Perché? Non lo sanno i ragazzi delle discoteche, e "alzano le spalle" a dire: e perché invece no? («Al Sabato, ci si deve divertire»). Il beneducato "sballo" che il Lunedì mattina si nasconde sotto giacca e cravatta è tacitamente considerato "normale". Ma il fatto è che con "stimolanti", oppure con "oppiacei" che addolciscono gli "spigoli" dell’ansia, comunque in milioni scelgono, quando possono, di sfuggire alla quotidianità. Un "marketing" sapiente ha abbassato i prezzi: l’importante è incentivare i giovani consumatori. Così al Sabato si vive, finalmente: e vivere per non pochi significa "alterare" la percezione della "realtà".
Come se ciò che si vede da "lucidi", da "sobri", fosse troppo noioso, prevedibile, triste. Come ribelli a una insostenibile "pesantezza" dell’essere. Che cosa è successo a una generazione che consente, che trova quasi normale questa "evasione"? È forse un problema, prima di tutto, di sguardo. Niente più nella memoria della gratitudine per la pace, e il pane, che avevano ancora addosso i nostri genitori. Tutto è scontato. Né traccia dello stupore di fronte a ciò che Hannah Arendt chiamava «la realtà del dato». Credono di sapere, di aver già visto tutto, e di poter possedere ogni cosa; noi, glielo abbiamo insegnato.
Ma senza lo stupore, senza lo «thauma» di fronte al "creato", la realtà si fa "angusta". Più niente da cercare, e nessun "segno" da decifrare. ("Il mondo", disse San Bernardo, "è una foresta di simboli"). Ciò che hai davanti è "opaco", e non lascia spazio ad alcuna attesa o speranza. Allora a sedici anni – quando ancora si pretende di essere felici – in tanti scelgono per un Sabato almeno di "alterare" quella prospettiva "appiattita". "Roba", pastiglie, alcool, per sottrarsi per una notte al "cielo" ristretto e vuoto ereditato dai padri. Così forse scriveranno di noi, un giorno nei libri di scuola, al "Capitolo" sul "Terzo Millennio".