Scandalo per i "laicisti",
ma riconoscimento che non siamo "orfani"

RITAGLI    Quei nove milioni a Lourdes.    LOURDES
Persone che domandano alla "Madre"

Statua di Maria Immacolata, nella grotta di Lourdes...

Marina Corradi
("Avvenire", 7/12/’08)

Nove milioni di pellegrini sono andati quest’anno a Lourdes, nel "Centocinquantesimo Anniversario" delle "apparizioni mariane" la cui celebrazione si conclude domani. Nove milioni contro i sei degli anni "normali", che pure sono già un grande numero. Una città più grande di New York, quest’anno, venendo da ogni angolo del mondo, si è spostata verso un paese dei Pirenei.
Perché? In memoria di ciò che una bambina vide un giorno in una grotta di quella "periferia" francese dell’Ottocento dove, come i figli dei poveri, girava affamata, lei che a stento sapeva leggere. Che un secolo e mezzo – e un "universo" intero – dopo, nove milioni di uomini avvezzi a comunicare "on line", a "sonde" mandate su Marte e a "clonazioni embrionali" siano andati sui luoghi in cui una "sconosciuta" disse a
Bernardette Soubiros: «Yo soy la Inmaculada Concepcion» è un fatto difficilmente spiegabile in termini umani. La "suggestione mediatica" per una volta non c’entra. Né può bastare, a spiegare questo "oceanico" andare, la umana ansia di "miracoli". Infatti, accanto ai pellegrini in "carrozzella", al "Santuario" ne incontri molti di più sani, sulle proprie gambe; e la maggior parte di chi va, e se ne riparte apparentemente come è venuto, continua tuttavia a tornare fedelmente a Lourdes per tutta la vita. Anno 2008, nove milioni a Lourdes. A settant’anni dalla scoperta degli "antibiotici", a trentanove dalla conquista della Luna, a diciannove dalla caduta del "Muro di Berlino" e della sepoltura delle "ideologie", questa folla ostinata che continua a andare a bere la "fresca acqua" di una grotta dei Pirenei dev’essere per i "laicisti" più incalliti una faccenda fastidiosa, inspiegabile, se non ricorrendo al consueto "frusto" argomento della "credulità popolare". Nove milioni di "ingenui" dunque, o invece nove milioni, semplicemente, di uomini come gli altri? Madri, figli, sani, malati, nuovi ricchi e "pensionati", "ereditiere", "tossicomani", "ottuagenari" e ventenni; a Lourdes, basta andare a vedere, c’è di tutto. Manca solo, in quello sterminato "corteo", una componente abituale del comune nostro vivere insieme: la "protesta", la "recriminazione", e quel "livore" di chi si sente a posto, e inveisce contro i furbi e i disonesti – sempre "altri da sé". A ben guardarla, la ostinata folla di Massabielle è una processione, da 150 anni, di uomini che semplicemente, umilmente "domandano". Chiedono, consci almeno per un momento della loro "miseria", ciò che da soli non si sanno dare – salute, capacità di perdono e cambiamento, speranza – e dunque fanno in realtà una cosa profondamente ragionevole. Domandano, come fanno i bambini con il padre e la madre, sicuri che ci sia una Madre, e che di tutto li perdoni; sicuri che esista un Padre, che trae il nostro destino. Certo, in un tempo che ha cancellato il Padre e reso quasi culturalmente "impronunciabile" il suo nome, quei pellegrini possono apparire provocatoriamente "anti-moderni". Va detto però che non se ne preoccupano affatto. Vanno alla "sorgente", bevono avidi l’acqua come non bevessero da giorni, ne riempiono le bottiglie; la sera marciano come una "falange", nella luce ardente della processione "aux flambeaux". C’è una prima letizia in quell’andare, al di là di qualsiasi cosa si domandi. Benedetto XVI ha detto che qui gli uomini trovano «una speranza invincibile, rifiutando di ascoltare coloro che pretendono che siamo prigionieri del "fato"». La letizia di Lourdes comincia con il riconoscersi "figli", quindi non "orfani", quindi non al mondo per "caso". La modernità dei "muri caduti", delle antiche "frontiere" orgogliosamente violate, del mito dell’uomo "autonomo" non ferma l’esercito in marcia. Vengono, e poi tornano ancora. Sui muri del "Santuario", da centocinquant’anni, si allineano, scolpiti sulla pietra, infiniti "merci" ("grazie").