Schiacciano gli "indifesi" durante la "tregua"

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Ma c’è qualcosa di peggio

Gli aiuti umanitari da tutto il mondo raggiungono la Striscia di Gaza...

Fuoco ed esplosioni accompagnano gli attacchi nelle città!

Marina Corradi
("Avvenire", 10/1/’09)

Oltre la "guerra". Sono troppe nelle ultime ore le voci che denunciano che a Gaza i feriti non vengono adeguatamente soccorsi, che morti e vivi sono lasciati insieme tra le "macerie", come quei quattro bambini che – testimonia un "operatore" della "Croce Rossa" – sono stati trovati sfiniti dalla fame di giorni accanto alla madre morta, nella loro casa bombardata. Protesta la "Croce Rossa Internazionale", parla l’"Onu", il cui "Alto Commissariato per i Diritti Umani" da Ginevra sollecita un’indagine per accertare se ci sono state violazioni del "diritto internazionale", a Gaza. Parlano, semplicemente, le cifre: 257 dei 781 morti, "bilancio" di ieri, sono bambini.
Oltre la guerra. La guerra, si sa, è intrinsecamente "sanguinosa", è naturalmente "annientatrice" («Chi parte per la guerra, ha già perso», diceva
Giovanni Paolo II). E tuttavia può porsi, dentro un odio antico e tenace come quello che prolifera da decenni in "Medio Oriente", la necessità di difendersi per sopravvivere, quella che Israele invoca, stretta con il suo piccolo "territorio" in mezzo a un oceano di Paesi "ostili". In ogni caso, la guerra che quasi tutti deplorano nella realtà accade e "deflagra". E allora si spara, con armi definite "intelligenti"; si sbaglia, talvolta di molto; si colpisce nel mucchio, e nel mucchio, magari usati come "ostaggi", magari solo in cerca di un rifugio, i più deboli sono sempre tantissimi.
Ma: fino a qui è la guerra. Feroce, "furiosa" nell’alzare il tiro contro ogni ombra che si muova, per piccola che quell’ombra sia.
Dopo, però – quando le armi tacciono, quando il fumo delle "macerie" si dirada – quello che accade dopo dei feriti, dei morti, non è più propriamente "guerra". Nella "tregua", per quanto breve e fragile, si lascia che i feriti siano soccorsi; nella "tregua", quei bambini attaccati alla madre "esanime" dovevano essere portati via. Nella "tregua" si seppelliscono i morti: perfino gli eserciti dell’antichità si concedevano questo "frammento" misero di pace, dopo la battaglia. Oltre la guerra c’è un "confine", e da ben prima che fosse scritto nel "diritto internazionale": è già nella voce di Antigone, che contro la "legge" di Creonte dà sepoltura al fratello, pronta per questo a morire.
Ecco, anche chi ha ben presente come sia stretta Israele in mezzo agli incombenti "nemici" non può – dalle voci degli "osservatori" che si levano da Gaza – non dubitare fortemente che questo "confine", laggiù, sia stato superato. Qualcuno obietterà che il "confine" a Gaza lo hanno "polverizzato", quattro anni fa, quei militanti di
"Hamas" che esibirono pubblicamente "brandelli" del corpi dei soldati nemici. È vero. Ma quello fu il gesto "neo-barbarico" di palesi "terroristi".
L’esercito d'Israele invece è l’esercito di un Paese "democratico", nato nella tradizione della più antica fede "monoteista". L’esercito d’Israele non può trascurare i feriti e i morti, senza mancare di rispetto a se stesso e alla sua storia, che poi è alla radice dell’Occidente cristiano.
Certo, "chi parte per la guerra ha già perso".
Tuttavia la guerra si fa. Falliscono i "tavoli" e le grandi "conferenze" dove tutti ci si comporta da persone educate; si torna a casa e partono "sferragliando" i carri armati. La guerra è "bestiale" e "atroce", sempre. Ma, c’è qualcosa perfino di peggiore. È quel "confine", quel dopo: è l’"alt" intimato a un’ambulanza, e l’"agonizzante" abbandonato sulla strada; o i pianti ignorati di quattro bambini fra le "macerie", stretti a una madre che non risponderà più.