Per favore continuiamo a cercare Tommaso

RITAGLI   Con il brivido a sperare che il lupo sia straniero   DIARIO

Marina Corradi
("Avvenire", 11/3/’06)

La campagna di Parma in questa stagione - ora che la nebbia se n'è andata - è un orizzonte infinito e chiaro, a perdita d'occhio, dove la luce del sole si allarga senza altri ostacoli che i filari dei pioppi. Ma un'ombra livida che non è di nuvole si va allungando sopra le case di Casalbaronco. Il bambino, non è tornato. Gli italiani affollano i siti Internet di preghiere e di appelli, ma il bambino non torna. Del sequestro si parla molto, ma stranamente poco di dove possa mai essere Tommaso, di come e dove lo si stia cercando. Nessuna segnalazione valida in otto giorni, nessun credibile contatto con i rapitori. Un silenzio assoluto grava sulla sorte del piccolo rapito, come se fosse scomparso nel nulla.
E, in un tale silenzio, voci prima, e poi conferme che altro invece è stato trovato: una cantina in città, un computer pieno di foto pornografiche di bambini. La cantina è di Paolo Onofri, il padre di Tommaso, che si difende: indagava nel mercato pedofilo, dice, per denunciarlo. Intanto, è indagato per pedo-pornografia, anche se gli inquirenti avvertono che non c'è un nesso per ora con le indagini. Non c'è nesso, ripetono, e fino a prova contraria quella cantina non ha a che fare con la scomparsa di Tommaso. Ma, non neghiamolo, è difficile apprendere un tale segreto del padre di un bambino scomparso, senza sentirsi il gelo addosso. È difficile sentire certe perplessità degli investigatori sulla dinamica del rapimento, sulle tracce trovate in casa, sulle incertezze del fratello presente, senza tremare. Pur non volendo, fino a prova contraria, soccombere al buio che s'allarga sulla cascina di Casalbaronco, è il tremito di Cogne - scusate, è solo un automatismo involontario - che ci prende ascoltando quelle parole prudenti e esitanti, ma che paiono in bilico sul ciglio di una voragine. E nel non poter non domandarci cosa sia successo davvero, quella notte, rinneghiamo ancora un pensiero che già ci aveva sfiorato nel sentir dire di "sequestro anomalo". Il tremito di altre storie di questi anni e mesi - il male atroce che bussa alle porte di una casa, ma, dietro l'uscio, non trovi nessuno.
E il solo dubbio, che speri di vedere smentito nell'arresto improvviso di "altri", estranei, gente di fuori, crea quel buio così angoscioso sulla campagna di Parma che germoglia. Peggio che il rapire un bambino, peggio ancora che la sua scomparsa nel nulla, quel pensiero insinuante - che non ci sia da cercare lontano. È un capovolgimento velenoso e sovversivo delle più radicali certezze, se puoi temere che il male non tenda agguati, non aggredisca a tradimento da fuori, ma abiti silenzioso in una casa, covi in una cantina, gettando i semi di segreti o di terribili ricatti. Che si coagulano in un buio sopra a un tetto, come una tempesta in attesa, covando il fulmine si abbatte su un bambino.
Diteci, verrebbe da domandare, che quella notte è stato tutto vero. Che il nemico è fuori, e non c'è un male oscuro che si insinua in alcuna casa, inosservato prima, e poi come un'onda di piena travolgendo uomini e cose. Forse, anche sbalorditi. Pareva, all'inizio, un piccolo male, un'irrequietezza, o il segno di una noia banale. Quell'onda, invece, spaventosa a ingoiare la tua vita, come una metastasi silenziosamente proliferata.
Non può essere, non di nuovo. Che li prendano, viene da invocare, quei banditi della notte di Parma. Sconosciuti, mai visti, mai incontrato quel padre. Gente di fuori, predoni ignoti e stranieri in una notte di marzo.