Tommy si', Ciccio e Tore no

RITAGLI   Scompenso di emozioni   DIARIO

Marina Corradi
("Avvenire", 2/7/’06)

Ormai è quasi un mese che sono scomparsi. Di Francesco e Salvatore Pappalardi, 11 e 13 anni, non c'è più traccia dal 5 giugno, quando la telecamera esterna di una banca di Gravina per caso inquadrò uno dei due, che camminava, solo. Da allora, il nulla.
Li hanno cercati con i cani nelle grotte sotto le masserie della campagna pugliese, li hanno cercati perfino con un lupo vero dotato, dicono gli inquirenti, di un fiuto straordinario. Nulla. Abbiamo visto in tv un appello della madre che ci ha stupiti per la calma, la padronanza di nervi di una donna che da settimane non sappia più nulla dei suoi figli. E, da allora, un progressivo silenzio su questo dramma si è allargato sui giornali. Quasi che la storia, passati alcuni giorni, non interessasse più tanto. Niente di paragonabile alle prime pagine dedicate alla scomparsa di Tommaso, il bambino di Parma. E viene da domandarsi in storie simili quanto i media riflettano, o invece fabbrichino la realtà, decidendone le misure e il rilievo. Perché un incendio mediatico per il bambino emiliano, e questa distrazione, quasi non si trattasse di un dramma paragonabile, su Gravina?
Si possono tentare elementari spiegazioni. Tommaso era un bambino piccolo, e la sua storia destava una maggiore emozione. Tommaso era biondo e bellissimo - anche questo nell'impatto emotivo conta - e la sua foto sui giornali straziava chi la guardava. E quella storia - è doloroso dirlo, ma temiamo che anche questo pesi - era una storia del Nord Italia, dove maggiormente punta l'interesse dei media, e non di un Sud in cui anche il più efferato degli omicidi fa meno notizia, non si allarga negli stessi titoli cubitali, come si fosse abituati a pensare che, "laggiù", è più facile che accada di tutto. O, ancora, semplicemente manca lo stesso coinvolgimento emotivo, per via dei sospetti, dietro la scomparsa, di una oscura vendetta di famiglia, e per quella madre che si fatica a comprendere, così apparentemente fredda, così diversa nella sua calma da quanto ogni donna che la stia a guardare si aspetterebbe.
Può essere, dunque, che lo scarso interesse dei giornali al dramma di Gravina rifletta una mancanza di compassione popolare su questa storia. Anche se viene il dubbio che, solo a ingrandire i titoli, solo a accenderci sopra i riflettori, i due bambini diventerebbero protagonisti della stessa corale commozione che si è avuta per Parma. Una partecipazione che secondo noi era qualcosa di giusto e di confortante: è un segno di umanità, in un Paese sia pure conflittuale e diviso come il nostro, che davanti al rapimento di un bambino ci si risvegli, e insieme se ne soffra. Come riscoprendo che qualcosa di sacro, e di comune a tutti, è stato violato.
Ma, su quei due ingoiati nel nulla in un piccolo centro della Puglia, non accade. Non si parla quasi più, un mese dopo, di Ciccio e Tore. Le loro facce sorridenti, ma non così inermi come quella di Tommaso, non smuovono abbastanza le redazioni dei giornali, e forse nemmeno i lettori. Eppure, la sostanza della realtà è la stessa, a Parma e Gravina: dei bambini sono scomparsi. Non si sa se siano ancora vivi.
Sembriamo sempre più governati, nelle nostre reazioni, da un'emotività istintiva che trascura la oggettività dei fatti. Se non c'è una foto struggente, se non è accaduto vicino a casa nostra, è cosa meno grave. Ci facciamo, quasi, governare dalla tenerezza - che è un sentimento, e alle volte non sorge. Ma la realtà oggettiva è che in Puglia sono spariti nel nulla, da ben un mese, due bambini di 11 e 13 anni. E che quasi più non se ne parli, è un segno di indifferenza, o di assuefazione, che inquieta. Se ne parli, almeno, senza dimenticarsene, come fosse un evento normale. Si dica, si chieda che ritornino. Così come quando, se si prova dolore, si grida. Il grido è sano, è il tacere che induce a sospettare una non reattività - come di chi al suo male si sia rassegnato.