«Sano» e di cinque etti il prematuro abortito di Firenze

RITAGLI    La pretesa di perfezione.    DIARIO
Un'ansia che diventa assurdità

Marina Corradi
("Avvenire", 8/3/’07)

Doveva essere l'aborto "terapeutico" di un feto malformato. Ma il cuore del neonato abortito alla 22esima settimana continuava a battere, e i medici lo hanno rianimato. È vivo, ed era perfettamente sano. Quello che sarebbe stato un bambino normale è in un'incubatrice di un ospedale di Firenze, cinque etti di uomo in un'impari lotta contro la "prematurità", e un'emorragia cerebrale. E ora si aprono inchieste, a stabilire di chi è la responsabilità per quei responsi che dicevano la possibilità di una malformazione, tale che la madre ha deciso: così malato, no. E ora i medici si affannano a spiegare che l'esito dell'ecografia era incerto, e alla gestante si erano consigliati altri esami: ma lei invece, presa dal panico, non avrebbe voluto sapere altro, e ha scelto.
Su quel naufrago del grembo materno, su quel letto in cui una donna pensa al figlio che non ha voluto, verrebbe da stendere solo uno straziato silenzio. Ma il dramma di Firenze non è un caso: è invece il prodotto, e forse non così raro, di una forma mentale che ha trasformato la gravidanza in uno "screening" continuo, in un'ansiosa caccia ai segni di possibili patologie, per fermare in tempo un figlio malato. Ma le patologie riconoscibili con certezza sono ben poche, e ampi invece i margini di errore. Tre donne su dieci in Italia, dice l'Istat, si sottopongono ad almeno sette ecografie in gravidanza, contro le tre indicate. L'amniocentesi è consigliata oltre i 35 anni, ma la fanno regolarmente le più giovani, ed è un esame non privo di rischi. Si parla di "superscreening", di una moltiplicazione di test genetici prenatali che, ben lungi dal garantire contro le migliaia di malattie ereditarie, gettano nell'angoscia di un esito difficilmente interpretabile le madri.
Tanti fanno diagnostica prenatale a caro prezzo, ma pochi sono gli specialisti in grado di interpretare davvero quegli esami. Le donne si ritrovano sole davanti a un esito che non sanno valutare, mentre le settimane passano e l'angoscia cresce. La madre di Firenze ha scelto: no. Anche se l' "atresia all'esofago", la presunta malformazione di suo figlio, è in buona parte dei casi risolvibile chirurgicamente. Ma il sospetto di un bambino non perfetto è stato intollerabile. Si abortisce, del resto, per molto meno, anche per un "labbro leporino" che sarebbe cancellato dal chirurgo. Il presunto difetto intravisto fra le ombre dell'ecografia è un dubbio insopportabile, nel tempo in cui il "diritto alla salute" è dato per scontato, e si comincia a parlare di una "eugenetica buona".
Cosa è successo? La gravidanza è stata trasformata in malattia. In un "fattore di rischio" da monitorare con l'occhiuta attenzione che si dedicherebbe a un tumore che può degenerare. E come "malate" paiono certe madri in attesa, sempre più volte a sorvegliare, a garantirsi - come se aspettassero, in realtà, più che una gioia, un incerto e capriccioso destino. Certo, ogni gravidanza è un'incognita, e la possibilità di un figlio malato esiste, ma non è eliminabile, spiegano medici e genetisti, moltiplicando gli esami. Non ci si può assicurare una gravidanza perfetta. E qualche minuto di "anossia" al parto basta, anche oggi, a danneggiare il neonato più monitorato.
Non ci si può garantire la salute, né la libertà dal dolore. Il bambino di Firenze, abortito "per sbaglio" da una madre spaventata, testimonia l'assurdità della pretesa di perfezione. Con il suo respiro stentato, con il suo corpo strappato dal grembo come un errore; con quel cuore che batte, ostinatamente ancora volto alla vita.