I centomila ciellini in Piazza San Pietro, ricordando il «Gius»
Ghermiti dalla bellezzaC'è una parola che viene
detta più volte nella piazza colma di San Pietro dove Benedetto
XVI incontra Comunione
e liberazione.
«Bellezza», è la parola che ritorna, come una traccia, o un'impronta. La
pronuncia il Papa definendo Cl come un Movimento «che testimonia la bellezza
dell'essere cristiani» in un'epoca che guarda al cristianesimo come a qualcosa
di «faticoso e opprimente». E nella folla fradicia di pioggia di marzo che
colma San Pietro - facce tese in un'attenzione intensa, a non dimenticare una
parola - Benedetto XVI ricorda di quel suo «vero amico» morto due anni fa e
benedetto da lui nel Duomo di Milano, come fin da ragazzo fu «ferito dal
desiderio di bellezza. Non di una bellezza qualunque, ma della Bellezza stessa,
la Bellezza infinita che trovò in Cristo».
Sotto la pioggia la piazza è immobile, gli occhi fissi sul Papa. Anche Julian
Carrón, nel suo saluto, dice dei suoi che sono «affascinati dalla bellezza di
Cristo». E allora non puoi non vedere in quella ripetuta impronta come, in un
tempo che associa così facilmente la fede cristiana a un oscurantismo pavido
della modernità, a una insensata "autolimitazione" della libertà personale, a
una mortificazione della gioia del vivere, il dono passato attraverso Giussani
sia una fede che affascina per la sua bellezza. Cui non si aderisce per una pure
buona tradizione, o per moralismo, o per essere "bravi": ma perché
ciò che hai visto è così bello che non puoi non seguirlo, se non vuoi
rinnegare te stesso, e ciò che vuoi davvero.
Chi non crede non ammette che Dio incroci la sua volontà con la storia. Ma in
quegli anni Cinquanta in cui il primo benessere cominciava la mutazione
antropologica dell'Italia che ora vediamo quasi compiuta, in un liceo di Milano
un prete trova parole nuove per parlare ai già "lontani" figli dei
borghesi. È quella bellezza su cui insiste il Papa, la questione decisiva. Si
vanno preparando anni che inceneriranno ogni autorità e precetto fondato sugli
imperativi morali dei padri: ma la straordinaria bellezza di Cristo, detta da
Giussani al Berchet con la lingua dei tempi nuovi, meraviglia i ragazzi già
scettici del "boom" economico, e getta un seme nuovo, che si allargherà nel
mondo.
Giussani, dice il Papa, ripeteva che Cristo è la realizzazione dei desideri
più profondi del cuore dell'uomo. (Che, dunque, non bisogna accantonare la
propria umanità, per essere cristiani. Che anzi quell'ansia di felicità con
cui nasciamo - così spesso censurata, come si tace di un sogno impossibile - è
realizzata da Cristo). Non meno uomini i cristiani, dunque, come certo laicismo
lascia intendere, ma più profondamente uomini. Un cristianesimo radicato nella
Bellezza di cui parla il Papa non teme la sfida della libertà, né della
ragione. Se si è cristiani perché affascinati da Cristo si è pienamente
liberi, come si è liberi nell'amare la donna che si è scelta; e capaci di
dare, della propria speranza, la ragione.
Duemila anni dopo, è vero ancora, è possibile ancora? I carismi dei movimenti
sembrano riportare il cristianesimo al suo tempo natale. «Il cuore dell'uomo è
ancora capace di riconoscere la bellezza, se la trova sulla sua strada», dice
Carrón al Papa. E sembra una scommessa, o una promessa, mentre torna a casa la
folla, e anche quei due di vent'anni, lei sorridente, abbracciati, tutta la vita
davanti sotto la pioggia di Roma.