"Family Day": i protagonisti di ieri
Il paese «invisibile» s'è fatto folla immensaErano una folla
traboccante. Un milione di italiani, forse di più, con uno straordinario numero
di bambini. A Roma, con treni partiti a notte fonda, s'erano portati di tutto,
come nelle gite della domenica: striscioni e biberon, ombrelli, panini,
passeggini, nonni. Dalle magliette da centro commerciale era evidente
un'estrazione sociale non "elitaria". Era la gente che incontri sui tram e in coda
alla posta. Erano facce di un popolo. Eppure, le abbiamo riconosciute con una
sorta di tacito stupore; quella folla mite ma determinata ha portato in piazza
un'Italia tanto numericamente massiccia, quanto poco rappresentata nei "tg"
e sui giornali.
Gente che non ama sfilare, né gridare. Questa volta sono usciti allo scoperto,
e pur lasciando a casa ciascuno - esitanti a quel viaggio, o non in grado di
partire - tanti altri come loro, hanno formato insieme una tale muraglia, che
non si potrà più ignorarli. Le telecamere hanno documentato ieri un'Italia
invisibile. A leggere gli editoriali dei grandi quotidiani, a sentire certo
dibattito politico, l'Italia parrebbe il luogo dove le istanze della modernità
su famiglia
e matrimonio,
pure da tutti condivise, si arenano per l'oscuro potere delle gerarchie della
Chiesa. Anche quando il "referendum" di due anni fa finì rovinosamente per i suoi
promotori, l'interpretazione dei grandi "media", massicciamente in mano ai devoti
del pensiero politicamente corretto, fu che aveva vinto l'astensione - come a
dire, la pigrizia di un popolo ignorante. Inammissibile, il dubbio che un'ampia
fetta del Paese non avesse ancora aderito al verbo "liberal-radicale".
La novità di ieri a San Giovanni, è che quell'Italia invisibile si è vista. E
anche se hanno cercato di allestire un'improvvisata piazza alternativa, così da
far sembrare dimezzata la prima (e consentire al "Tg" di Riotta di
fare il suo finto "ping-pong"), ciascuno ha constatato dove stava
l'Italia.
Non parevano, a guardarli, aggressivi gli italiani riemersi dal cono d'ombra dei
"media". Né arroganti, come qualche "maître à pénser" ha accusato. A
meno che arroganza non sia semplicemente mostrarsi, e dire pacificamente ciò in
cui si crede. Ai giornalisti che febbrili li inseguivano, armati di microfoni e
domande culturalmente complesse - «Quante famiglie ci sono? E l'amore, non è
una cosa naturale?» - quelli di piazza San Giovanni rispondevano con aria
stupita, come chi non capisca come si possa "arruffare" tanto una faccenda
semplice: la famiglia? È fatta da un uomo e una donna che vivono insieme per
educare dei figli. Risposta che sembrava irritare i giornalisti. «Ma, e
"le" famiglie?», insistevano smarriti, privati del loro timone
culturale. E quelli, già andati a scaldare il biberon al bambino.
L'Italia invisibile è scesa in piazza per dare voce a un'idea spontanea, forse
elementare: c'è un dato naturale, che dal "giardino dell'Eden" in poi porta
l'uomo a trovarsi una donna, e lei a trovare lui, e a vivere insieme, e a
crescere insieme figli. Questa funzione della famiglia va garantita e protetta,
perché è ciò che continua un popolo, e la sua storia. Poi, ognuno vive come
crede. Famiglia, tuttavia, è questo: senza plurali, se non nell'accoglienza del
cuore.
C'è una stragrande parte d'Italia che di questa semplice verità è
pacificamente convinta. E, da sempre lasciata sola con i suoi problemi e oneri e
fatiche, nell'avvertire che le si vorrebbero avvicinare altre
"famiglie", che della prima condividerebbero solo i già pochi
diritti, si è stancata: ed è andata a Roma per mostrare di esistere. Di
esistere ancora, anche se nelle "fiction tv" si vedono solo
"famiglie", e quasi mai quella di tanti italiani che ogni sera si
sentono un po' più dei sopravvissuti, ridicoli, e forse anche "tonti" - dopo
trent'anni, ancora con la stessa moglie. Di volere esistere ancora, e sposarsi,
e avere figli, quanti ne vogliono, e di voler essere in questo aiutati e
tutelati. A volte, le date sono profetiche. Trentatré anni dopo il "referendum"
sul divorzio, da molti visto come l'avvento liberatorio della modernità in
Italia, in un milione sono andati in piazza, per dire che la modernità
quantomeno non coincide con la fine della famiglia. Che qui invece si gioca, e
si sceglie, l'Italia ventura.