Marina
Corradi
La morte le è sembrata una via di fuga, la morte
le è sembrata misericordiosa a confronto di quel ricordo insostenibile: gli
occhi del suo bambino di 4 anni, l'ultimo sguardo sbalordito e attonito, mentre
lei gli si scagliava addosso con una gragnuola di coltellate. Per scappare da
quel ricordo intollerabile Christine Rainer si è gettata dalla finestra del
commissariato dove la interrogavano per l'omicidio del figlio Julien, in una
casa popolare della tranquilla periferia di Merano.
Accanto al suo piccolo corpo nel sangue gli agenti hanno visto il tavolo con i
panini imburrati della prima colazione. Forse, la mattina era iniziata come
tante altre. Con Julien e il fratello di 5 anni chiassosi, le mani
impiastricciate di marmellata. Quel fratellino trovato rannicchiato sul divano,
muto dopo avere visto l'altro massacrato dalla madre. E poi lei immobile,
inerte, come una che solo in apparenza vive, ma dentro è morta. Non han capito,
al commissariato, quanto fosse morta dentro quella donna. Come una casa crollata
sulle sue stesse macerie. Non han capito quanto il vuoto oltre la finestra le
sembrasse pietoso, l'ultima possibile pace.
Non han capito, perché i sani stentano a capire appieno. Ma pare che a Merano,
come in tanti altri casi di cronaca troppe volte replicati in questi anni in
Italia, non abbiano capito neanche i medici. Perché dalle parole del marito di
Christine Rainer trapela che la moglie era in cura da tempo presso una qualche
struttura "sul territorio". Mentre i vicini parlano di una famiglia
tranquilla, e non sembravano essersi accorti di niente. Dal che emergono due
evidenze: che la malattia psichica è ancora un'onta di cui si tace. E che la
pretesa della legge Basaglia di negare la pericolosità della malattia mentale,
almeno in alcune sue forme, è pura ideologia: nega la realtà, provocando
tragedie. Nell'emergenza, come dicono i parenti dei malati, oggi in Italia si è
soli: non c'è più il medico capace di riconoscere i prodromi di una crisi, non
c'è più, dopo 27 anni di legge 180, una cultura psichiatrica sufficientemente
cosciente della forza atroce e repentina della follia.
Gli psicofarmaci sedano i ricoverati, addormentano temporaneamente il delirio;
ma fuori, lasciati a se stessi, quelle medicine non le prendono, né si può
obbligarli a curarsi, perché, certo, occorre il loro consenso. Molti a cui è
stata negata una cura adeguata finiscono in manicomio criminale. E i più
indifesi sono i bambini, prime vittime delle madri psicotiche. Gli infanticidi
in Italia, dice lo psichiatra Vittorino Andreoli, sono aumentati del 41 % tra il
1993 e il 2003.
"Si è come spenta la luce", ha mormorato la madre di Merano in
Questura, mentre già guardava quella finestra, già era incalzata dalla voglia
di morire. Ma quella luce era rimasta spietatamente accesa per i suoi bambini.
Uno è morto portando con sé negli occhi quella madre altra, straniera. Uno è
salvo, ma terrà sempre in sé quel volto amato e improvvisamente nemico, di se
stessa e dei figli immemore. La madre, la vita stessa per un bambino piccolo,
che ti si rivolta contro assassina, è il più atroce dei tradimenti possibili.
Tua madre che non ti riconosce e ti si accanisce contro è la catastrofe più
sconvolgente, piccola ma atroce apocalisse. Se lei, proprio lei ti vuole morto,
ogni fiducia nella vita va in frantumi. Per Julien e per gli altri morti come
lui, per suo fratello vivo con l'anima in pezzi, sull'aumento di queste tragedie
occorre almeno trovare l'onestà di riflettere.