TROPPI INFANTICIDI
RITAGLI 
L'APOCALISSE IN UNA STANZA  DIARIO

Marina Corradi
("Avvenire", 9/9/’05)

La morte le è sembrata una via di fuga, la morte le è sembrata misericordiosa a confronto di quel ricordo insostenibile: gli occhi del suo bambino di 4 anni, l'ultimo sguardo sbalordito e attonito, mentre lei gli si scagliava addosso con una gragnuola di coltellate. Per scappare da quel ricordo intollerabile Christine Rainer si è gettata dalla finestra del commissariato dove la interrogavano per l'omicidio del figlio Julien, in una casa popolare della tranquilla periferia di Merano.
Accanto al suo piccolo corpo nel sangue gli agenti hanno visto il tavolo con i panini imburrati della prima colazione. Forse, la mattina era iniziata come tante altre. Con Julien e il fratello di 5 anni chiassosi, le mani impiastricciate di marmellata. Quel fratellino trovato rannicchiato sul divano, muto dopo avere visto l'altro massacrato dalla madre. E poi lei immobile, inerte, come una che solo in apparenza vive, ma dentro è morta. Non han capito, al commissariato, quanto fosse morta dentro quella donna. Come
una casa crollata sulle sue stesse macerie. Non han capito quanto il vuoto oltre la finestra le sembrasse pietoso, l'ultima possibile pace.
Non han capito, perché i sani stentano a capire appieno. Ma pare che a Merano, come in tanti altri casi di cronaca troppe volte replicati in questi anni in Italia, non abbiano capito neanche i medici. Perché dalle parole del marito di Christine Rainer trapela che la moglie era in cura da tempo presso una qualche struttura "sul territorio". Mentre i vicini parlano di una famiglia tranquilla, e non sembravano essersi accorti di niente. Dal che emergono due evidenze: che la malattia psichica è ancora un'onta di cui si tace. E che la pretesa della legge Basaglia di negare la pericolosità della malattia mentale, almeno in alcune sue forme, è pura ideologia: nega la realtà, provocando tragedie. Nell'emergenza, come dicono i parenti dei malati, oggi in Italia si è soli: non c'è più il medico capace di riconoscere i prodromi di una crisi, non c'è più, dopo 27 anni di legge 180, una cultura psichiatrica sufficientemente cosciente della forza atroce e repentina della follia.
Gli psicofarmaci sedano i ricoverati, addormentano temporaneamente il delirio; ma fuori, lasciati a se stessi, quelle medicine non le prendono, né si può obbligarli a curarsi, perché, certo, occorre il loro consenso. Molti a cui è stata negata una cura adeguata finiscono in manicomio criminale. E i più indifesi sono i bambini, prime vittime delle madri psicotiche. Gli infanticidi in Italia, dice lo psichiatra Vittorino Andreoli, sono aumentati del 41 % tra il 1993 e il 2003.
"Si è come spenta la luce", ha mormorato la madre di Merano in Questura, mentre già guardava quella finestra, già era incalzata dalla voglia di morire. Ma quella luce era rimasta spietatamente accesa per i suoi bambini. Uno è morto portando con sé negli occhi quella madre altra, straniera. Uno è salvo, ma terrà sempre in sé quel volto amato e improvvisamente nemico, di se stessa e dei figli immemore. La madre, la vita stessa per un bambino piccolo, che ti si rivolta contro assassina, è il più atroce dei tradimenti possibili. Tua madre che non ti riconosce e ti si accanisce contro è la catastrofe più sconvolgente, piccola ma atroce apocalisse. Se lei, proprio lei ti vuole morto, ogni fiducia nella vita va in frantumi. Per Julien e per gli altri morti come lui, per suo fratello vivo con l'anima in pezzi, sull'aumento di queste tragedie occorre almeno trovare l'onestà di riflettere.