L’"Interpol" dà la caccia al pedofilo

RITAGLI    Lo sconosciuto qualunque    DIARIO
ricercato in 186 Paesi

Marina Corradi
("Avvenire", 9/10/’07)

Ha una faccia banale.
Occidentale, magro, i capelli radi, somiglia a mille dei nostri vicini di casa.
Non è una faccia che rimanga in mente, se la incroci in metrò. Ma l’uomo al centro della "operazione Vico" dell’"Interpol" non è un tranquillo impiegato. In 200 foto "on line" abusa di dodici bambini vietnamiti di sei, otto, dieci anni. Il volto, nei video è irriconoscibile – ridotta a una sorta di "spirale" di carne dalla contraffazione digitale.
Ma dopo migliaia di passaggi su "Internet" di quest’ombra, con la stessa voce, lo stesso ambiente alle spalle, lo stesso atroce "stile", per la prima volta è stato lanciato un avviso di ricerca universale. La foto contraffatta, "decrittata" dai tecnici della polizia criminale tedesca, è diventata quel volto banale. Lo sconosciuto dall’aria qualunque è, da ieri, ricercato in 186 paesi del mondo. "Wanted",
come nei vecchi film polizieschi, la faccia del bandito appesa per tutte le strade. "Wanted", milioni di "wanted" sugli schermi dei computer, sui giornali, in tv.
L’Interpol non aveva mai lanciato un appello simile contro un pedofilo.
Un’operazione da un punto di vista "mediatico" inedita per questo tipo di crimini, e non leggera. A quanti altri somiglia, quello sconosciuto, nell’immagine decrittata – con quanta precisione? – dalla polizia tedesca, ti domandi. E non c’è il rischio del moltiplicarsi di una suggestione che accenda, tra le folle di una stazione o di uno scalo internazionale, reazioni incontrollabili? «Non abbiamo lanciato questo appello a cuor leggero», dicono alla centrale operativa dell’Interpol di Lione. Tra le righe, come un’ammissione di impotenza di una delle più potenti agenzie anticrimine del mondo. Dall’avvento della "Rete", il mercato "pedopornografico" è esploso.
La stima è di 800mila siti. Incalcolabili i guadagni, e forse ventimila bambini, secondo Interpol, usati in quelle immagini. Qualunque video, ovunque girato, è accessibile in ogni angolo del pianeta. Una "extraterritorialità" illimitata che vanifica la fatica delle polizie nazionali. La "ragnatela globale" è immensa, e imprendibili i ragni, occultati dietro "nicknames" sempre diversi, su siti che aprono e spariscono in poche ore. Il male più intollerabile, sulla Rete acquista la inafferrabile leggerezza del virtuale. L’unica cosa terribilmente concreta sono le facce delle vittime dal Vietnam all’Est nell’annichilimento uguali. Migliaia di bambini, come mosche nella Rete. Pare, anche, nell’appello dell’Interpol di avvertire un tono che esce dalla fredda prassi comunicativa dell’agenzia.
Come un moto di umana ribellione. Quei video che passano e ripassano "on line", la impunità tranquilla del violentatore, "inidentificabile" e sereno: gli basterà, comunque, passare una frontiera, il mondo è immenso, per chi ha soldi in tasca. Allora l’appello da Lione assume davvero il sapore dei "wanted" dei villaggi dei pionieri americani minacciati da avventurieri e predoni. L’ansia di fare giustizia, anche coi rischi che questo tipo di ansia comporta. L’istinto di difendersi da una minaccia radicale. Pare, l’appello "on line" di una potente agenzia anticrimine, quasi un appello al villaggio globale. Che è globale, ma è pur sempre villaggio, immenso, di uomini.
Lontani, diversi e spesso ostili fra loro. E però, uomini, e madri e padri. Quell’annuncio da "vecchio West" sul "web", come la domanda di farsi, attorno ai propri figli, "villaggio solidale".
Il male più intollerabile, sulla Rete acquista l’inafferrabile leggerezza del virtuale.