Un "medicante d’anime"
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sui viali della Riviera
romagnola
Marina Corradi
("Avvenire", 3/11/’07)
«Se chiama qualcuno dalla strada e vuole venirne via, dare subito il numero
di cellulare di don Oreste». La scritta in caratteri grossi, neri, dietro la
scrivania in una stanza di via "Grotta Rossa" a Rimini, era imperiosa.
L’ordine della casa, cui nessuno poteva contravvenire. Nel caso di un barlume
di ripensamento, magari nello sfinimento di un’alba livida su un viale di
periferia, don Benzi – 58 anni di sacerdozio – sapeva che bisognava esserci,
subito: prima che la rassegnazione seppellisse il principio di una sparuta
speranza.
Il vecchio prete morto nel suo letto, nel sonno, tra la notte dei Santi e quella
dei Morti, aveva sotto la tonaca lisa qualcosa di una statura epica. A seguirlo
nel fondo delle "notti riminesi", nei giri in cui raccattava
prostitute e drogati per convincerli a cambiare vita, si aveva inizialmente l’impressione
di uno straordinario "don Chisciotte". Le ragazze dei viali guardavano
come un folle gentile quel prete coi capelli bianchi che prometteva una vita
diversa. Pareva, ad accompagnarlo in quelle "bolge notturne", surreale
il dialogo fra un sacerdote ottantenne e rumene o nigeriane diciottenni. Credevi
che quelle ragazze sarebbero scoppiate a ridere. Invece no: lo ascoltavano,
infastidite prima, poi meravigliate. Guarda, diceva il vecchio nella luce
rossastra dei falò, che tu non sei nata per vivere così, guarda che puoi
ricominciare tutto da capo. E sotto il trucco pesante, da marciapiede, due occhi
lo guardavano, stupiti, dopo tanto tempo, nel sentirsi guardare come qualcosa di
prezioso. Cinquecento donne hanno cambiato vita incontrando una notte quel
prete. Un cacciatore d’anime sui viali della riviera romagnola; o, più che
cacciatore, un mendicante. Gentile, ostinato, allungava tenacemente la mano. Non
si arrendeva mai. Un combattente, anche. Uno che si alzava alle 5 del mattino e
diceva le Lodi e il rosario in macchina, in viaggio verso uno dei 33 centri
della "Comunità Giovanni XXIII". Tuttavia, il mare di cose che
riusciva a fare, a stargli accanto solo per qualche ora, pareva quasi un secondo
lavoro rispetto al vero centro delle sue giornate: la preghiera, ora esplicita,
ora interiore. Baricentro costante e silenzioso. Era strano vedere un sacerdote
in tonaca nera fra la folla vociante e "sguaiata" delle notti di
Rimini. E arrancandogli accanto – a 80 anni, alle due di notte don Oreste non
era stanco – domandavi se non si sentiva a disagio, in quel "caos".
«A disagio? Qui sto benissimo. Faccio contemplazione. Cerco Cristo nella faccia
di tutti quelli che incontro».
È stata la profezia di don
Benzi: per trovare Dio non occorre chiamarsi fuori
dal mondo, o frequentare buone compagnie. In mezzo agli uomini invece, nelle
loro notti avide o smarrite, a riconoscere cosa c’è davvero dietro quell’ansia
di vivere – che cosa attendono e non trovano, nell’ebbrezza del buio e dell’estate,
in fondo a nessun gioco o bicchiere. In mezzo agli uomini, tra di loro e anzi
tra quelli che crediamo peggiori. A testa alta, sicuro – eppure sempre con
quella mano aperta e tesa. Ci resterà, di don Benzi, il ricordo di un colloquio
nel suo studio con una giovane prostituta africana appena sfuggita ai suoi
protettori. Guardavamo in basso, e così abbiamo notato i piedi. Quelli della
ragazza, neri, agili come di una gazzella inseguita, e irrequieti di paura.
Quelli di don Oreste, le scarpe grosse con le suole consunte da "prete di
marciapiede". Immobili, piazzati a terra come colonne. Come di chi ha
radici di una fede profonda, e non oscilla, e non ha paura di nessuno.