AL SERVIZIO DELL’AMORE

RITAGLI    QUELLE VITE,    DOCUMENTI
TRIONFO DI UNA LOGICA CAPOVOLTA

Marina Corradi
("Avvenire", 25/11/’07)

L’immensità della Basilica splende come nelle più solenni occasioni. Il rosso della porpora dei cardinali e il viola delle vesti dei vescovi sotto l’oro degli affreschi è un quadro superbo, davanti all’altare centrale. In alto, sopra le teste, la vertigine della verticale della Cupola. Magnifico come una riunione di principi il "Concistoro" in San Pietro. E davvero 23 nuovi principi nella Chiesa ha nominato il Papa. Ma nell’investitura solenne, nella maestà della Basilica, è risuonato un passo del Vangelo di Marco. "Quando sarai un re glorioso, facci stare accanto a te, seduti uno alla tua destra e uno alla tua sinistra", dissero Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, a Cristo. E si sentirono rispondere: se uno tra voi vuole essere grande, si faccia servo di tutti - la scandalosa gloria dei cristiani.
Il Papa stesso torna su quelle parole, come meditate e volute nel giorno dell’investitura dei nuovi cardinali: nel giorno in cui San Pietro poteva quasi sembrare una reggia, uno sfarzoso centro di potere, nel senso in cui lo intendono gli uomini.
Benedetto XVI insiste su quello scambio lungo una polverosa strada della Palestina, duemila anni fa, ci indugia come fosse cosa d’oggi, come fosse stato appena ieri. La pretesa di quei due che volevano assicurarsi un "posto" di prestigio, e tanto erano presi dai loro sogni di gloria, che non avevano nemmeno capito quale destino Cristo stava andando a abbracciare, fra le mura di Gerusalemme. Tanto avvinti nelle loro fantasie, che non lo avevano nemmeno ascoltato.
Uomini, i figli di Zebedeo, e uomini anche gli altri dieci, "virtuosamente indignati", ha detto il Papa con una sfumatura di sorriso, delle pretese dei due compagni. Giacomo, Giovanni e gli altri, e anche Pietro, naturalmente inclinati a amare il potere e la gloria, a farne il loro dio - quello vero. Uomini cui quel singolare maestro spiegò, senza smettere di camminare, la sua rivoluzione, e come i canoni del merito, e dell’onore, dovessero capovolgersi, per chi voleva seguirlo. (E chissà che sbigottito silenzio, fra i dodici, quella sera, in cammino).
Duemila anni dopo, il successore di Pietro ricorda, nel consesso dei suoi principi, la "via maestra". La logica cristiana, così radicalmente opposta al mondo. Ben conoscendo gli uomini, quelli di oggi come i loro padri lontani. Come quei dodici un giorno così simili a noi, ambiziosi e "vanesi". Di cui Cristo non si sorprende né si scandalizza. Mostra con la sua stessa vita, e morte, un’altra strada. Gli apostoli, infantilmente intenti fino a poco prima a discutere su chi fosse, fra loro, il più grande, semplicemente lo seguono. Così, non da uomini più virtuosi degli altri, nasce la Chiesa.
E ancora, passati tanti secoli che la nostra memoria vacilla nell’immaginare quei giorni, sul luogo della sepoltura di Pietro c’è una Chiesa, e sulla verticale di quella sepoltura un altare. Il Papa pone sul capo di ventitrè dei suoi la porpora, segno scarlatto di una dedizione promessa "usque ad effusionem sanguinis". Quelli inchinano le teste grigie nel riceverla. Vengono dall’
Italia e dall’America, dalla Polonia e dall’Iraq. Torneranno nelle loro città lontane con quelle insegne da principi: ma in una logica capovolta, assurda per gli uomini, soprattutto per quelli che più amano il potere. Come eco e segno di una radicale contraddizione. "Super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam", sta scritto nell’anello della cupola michelangiolesca, su in alto, proprio sopra l’altare centrale. Duemila anni dopo la pietra è lì. La Chiesa continua. Con le stesse parole rivolte a quei dodici in cammino per Gerusalemme, in un mattino dell’anno 2007 il Papa ha mandato 23 dei suoi nel mondo - a servire.