LE "ABIEZIONI" DEL TERRORISMO

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Marina Corradi
("Avvenire", 2/2/’08)

Il "portavoce" delle operazioni di sicurezza a Baghdad, Qassim Alta, ha dichiarato che le due donne che si sono fatte esplodere ieri tra la folla dei mercati di Baghdad (oltre 70 morti, 100 feriti) erano "disabili mentali" dalla nascita. Si sapeva dell’arruolamento di un numero crescente di donne nelle fila dei "kamikaze", spesso convinte al sacrificio per recuperare un "onore" perduto in famiglia. Si sapeva dei ragazzini di dodici anni. La variabile delle "incapaci di intendere" usate come bombe – l’esplosione è stata azionata da un "telecomando", da lontano - è nella sua "abiezione" inedita. Che il mostruoso attentato, arrivato dopo un periodo di relativa diminuzione delle stragi, sia stato fatto spingendo nei mercati due poverette, potrebbe "suffragare" la tesi secondo cui di "kamikaze" «ideali» – volontari, motivati e uomini – si fa oggi più fatica in Iraq a trovarne. I "reclutatori" sembrano dover ricorrere a quei soggetti deboli che nella loro forma mentale considerano un "nulla": donne appunto, ragazzini, "handicappati". E tuttavia, il bilancio della strage, il luogo, e proprio l’avere mandato al martirio le creature più "inermi", svela, di quella che ancora alcuni chiamano "Resistenza" irachena, l’anima più oscura e "bestiale".
Immaginiamoci – sforziamoci di immaginare – la mattina di ieri, a Baghdad. In una casa come tante. Qualcuno che sorveglia, da fuori, la strada affollata del Venerdì mattina, del giorno della festa e del riposo. Dentro, ci sono uomini che aspettano. L’esplosivo è per terra, pronto. Qualcuno entra sospingendo due donne del popolo avvolte nello "chador". «Eccole», annuncia – , come un mercante che consegni la mercanzia promessa. Le due entrano docili, senza guardarsi intorno. Non parlano, non fanno domande. Forse non sanno neppure parlare. Le hanno condotte lì, e hanno obbedito. «Sei certo che non capiscano niente?», domanda quello che sembra il capo al "reclutatore". «Stai tranquillo, non sanno neanche come si chiamano», lo rassicura il "compare".
Chi procede a nascondere l’esplosivo sotto le vesti nere? Una donna, forse? Un martirio non può macchiarsi di impurità. E poi il congegno, i fili, il "detonatore", piccola "scatola nera". Lavora veloce il tecnico, è del mestiere. Le due, calme, assenti. Sono come due bambine piccole. Forse han promesso loro qualcosa, del pane, una moneta, per andare a passeggiare al mercato? Due poveracce come queste, a Baghdad, si contentano di poco.
Ed ecco vanno. Seguono chi le guida fiduciose, a passi lenti per via di quella strana cintura pesante che le "ingoffa". Piccoli passi sotto il "chador" nero, gonfio come se fossero gravide. Gravide infatti, ma di morte, quella di tanti innocenti e la loro. Non sanno. Vanno, forse contente, nei grandi "bazar" del Venerdì a Baghdad, pieni di cibo e dolci e di ogni mercanzia.
Una mano le spinge in mezzo alla "calca", poi le abbandona. Cercano forse la mano che le ha accompagnate? Ora sono sole, smarrite fra la folla. Ignare e docili – come pecore condotte al macello. L’esplosione "deflagra", sangue e urla di strazio nella festa. Bambini a terra schiacciati da chi scappa, e madri come impazzite. Le due "kamikaze" più innocenti di Baghdad hanno compiuto la loro missione. Chi ha azionato il "telecomando", compiaciuto, sta a guardare.
Ci possono essere ancora dubbi sulla natura di questo terrorismo? Quale "Resistenza", che combatta per il suo popolo, colpisce con questa ferocia la propria gente, mandando avanti due "inermi" usate come bombe che camminano? André Glucksmann ha detto che il terrorismo iracheno è puro "nichilismo". Distruggere gli acquedotti perché non ci sia più acqua, massacrare i propri figli. Scegliere i più deboli, e farne delle "cose" per dare la morte. L’ansia del "nulla" a Baghdad non si è mostrata mai chiara, assoluta come ieri.