Inutile "bailamme" per un giudizio educativo sul film «Caos calmo»

RITAGLI    Don Nicolò, vai avanti. Tu devi fare il prete    DOCUMENTI

Marina Corradi
("Avvenire", 15/2/’08)

Un sacerdote, don Nicolò Anselmi, responsabile della "Pastorale giovanile" della "Cei", a proposito di una scena di sesso in "Caos calmo" di Nanni Moretti ha detto che attori e registi hanno una grande responsabilità educativa, e ha espresso il desiderio che non indulgano a un "erotismo distruttivo". È successo un mezzo "finimondo". "Censura", "anatema", "crociata", hanno titolato i giornali. E giù con la "intromissione nella sfera laica delle persone", dagli con Dario Fo a ruota libera sui preti "sessuofobi". E "Bacchettoni", e l’"Autonomia dell’Arte", e: "Si è passato ogni limite". Titoli in prima, paginate doppie. Esercizio di collettivo sgomento "mediatico" a questa ennesima impennata dell’"Oscurantismo Cattolico". In fondo il più pacato è stato Moretti, che non si è molto stupito che alla Chiesa non piacesse quella scena, e ha parlato di "polemica montata" e di "sciatteria isterica dei media".
In effetti. Un prete che si occupa di giovani fa una critica spinto da una preoccupazione educativa: gli dispiace che in un film d’autore entri una scena di sesso dal gusto "nichilista". Si appella a una "passione educativa" di attori e registi. Come dire: mostrateci qualche volta anche qualcosa che vorreste dare ai vostri figli. Che scandalo, che interferenza con l’Arte. Quel sacerdote ha scritto come un uomo che ha cara la questione dell’"educare", e del trasmettere un desiderio di "continuare" - questione oggi in Italia grave e urgente. La sua è la lettera di un prete che vede come i modelli dei "media" facilmente, sotto all’appagamento della pura istintività, tendono al "nulla", a nessuno sbocco se non una sorta di sterile "consumismo" dell’altro.
Ha chiesto che chi costruisce questi modelli così potenti pensi anche a come funzioneranno nella testa dei ragazzi che li guardano. È uno scandalo? Sì, è pensiero cattolico e dunque naturalmente "crociata". Se
il Papa dice – come d’altronde è sua "inveterata" abitudine – che la vita umana va tutelata fin dal suo inizio, è "crociata". Se un sacerdote critica una scena di sesso dal sapore disperato, in un film che sarà visto da milioni, è "anatema". Domanda: c’è qualcosa di cui i cattolici possono parlare?
Di vita no, di educazione no, di politica men che meno. Di cosa dovrebbero parlare allora? Di taciti "fioretti" forse, in tempo di Quaresima; di catechismo magari, purché a bassa voce nei locali rigorosamente chiusi di un oratorio, e con l’attenzione a non dire nulla di "politicamente scorretto". Come un’ansia di "ghettizzazione" nei "media", di chiusura dei cattolici in un bel "recinto". A leggere certi giornali, si direbbe che gli italiani si sentano inseguiti da torme di "chierici" intrusivi, "maniacalmente" intenti a censurare e vietare. Abbiamo un dubbio: è questa la realtà, o ne è una esagitata rappresentazione "mediatica"? Sembra attuale insomma la domanda di quel "massmediologo" americano che si chiedeva se i "media" descrivono la realtà, o se la fabbricano. Rappresentando una "soffocante" pressione clericale che non c’è. Stabilendo che ogni argomento – politica, vita, e quell’educazione che per la Chiesa è questione irrinunciabile – è "interferenza".
Sognando una Chiesa docilmente chiusa nei cortili delle parrocchie, e coscienze che limitino la loro attività all’area compresa fra il confessionale e l’altare. Soprattutto, una Chiesa che non si preoccupi di quel che ereditano i figli. Una "comoda" Chiesa: fuori dalla realtà, astratta dalla vita degli uomini, "disincarnata" – di tutte le pretese, la più inaccettabile.