Di ritorno da San Giovanni Rotondo

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cerchiamo lo "schietto" e il buono

SAN PIO DA PIETRELCINA (1887-1968).

Marina Corradi
("Avvenire", 26/4/’08)

Di San Giovanni Rotondo ti restano in mente gli sguardi dei pellegrini nella "penombra" della cripta, fissi su quel saio. E, all’opposto e come in contraddizione, le "paraboliche" delle televisioni puntate verso il cielo, e i cavi delle telecamere come "tentacoli" per terra, e i microfoni puntati alla bocca dei fedeli perché dicano, e raccontino del Santo. Ma la più "esaustiva" diretta non riesce ancora a dire tutto, di quello che gli uomini hanno in testa.
Per esempio, quella gente in coda già dall’alba, o addirittura dalla notte, davanti alla porta del convento. Ci sono un invalido, ragazze, vecchi e anche un signore "austero" che nella lunga attesa racconta, a chi lo voglia ascoltare, di essere stato un famoso generale.
Aspettano tutti un frate di 92 anni, compaesano di
Padre Pio, uno che non confessa ma semplicemente dice una parola buona, e dà una benedizione.
Per questo soltanto, vengono anche da lontano. Allora anche tu vuoi vedere il frate sconosciuto, e aspetti il tuo turno.
Passano due ore, e la coda di pellegrini alle tue spalle si allunga. La porta infine si apre su una "stanzetta" vuota e un vecchio frate seduto a un tavolino.
Vecchio sì, ma due occhi chiari e "arguti" ti si piantano in faccia. «Ma tu, perché non sorridi?», ti domanda benevolo dopo un istante di osservazione. (In effetti, riconosci fra te, a sorridere hai sempre fatto fatica). Domanda ancora il vecchio: «Hai dei figli?» Gli rispondi di sì. «Allora torna a casa e ricordati sempre di sorridere ai tuoi figli. Anche se non sei allegra. Ricordati che i figli imparano a guardare il mondo dalla faccia della loro madre».
Ringrazi e te ne riesci nella piazza affollata. Quello che il vecchio ti ha detto in una frase, sta anche nei testi di Donald Winnicott: negli occhi della madre, ha scritto il famoso "pedagogista", il bambino si riflette come in uno specchio. Lo sguardo della madre modella l’essere del bambino. (E se la madre lo guarda incantata, il bambino si sentirà come qualcosa di bellissimo).
Di certo, pensi, quel frate del Sud non ha studiato queste cose. Ma ti colpisce come dalla "esitazione" a sorridere di una sconosciuta sia arrivato al cuore della questione: se hai dei figli, sorridigli, trasmetti già con lo sguardo la certezza che è bello essere vivi.
Già, certo quel frate non ha letto Freud.
È un figlio di contadini "sanniti" sopravvissuto alla fame delle sue valli, cresciuto a rosari e silenzio fra le mura di un convento. Non è un "Santo", nulla ha a che fare con i misteri e i miracoli di Padre Pio. E tuttavia ti pare di capire che cosa spinge la gente qui, per vedere anche lui. Cercano il dono di una parola semplice, di uno sguardo "schietto", non complicato da troppa saggezza, né "cinico" come si può diventare nella "cappa" della informazione "globale". Cercano la limpidezza di un uomo di cent’anni fa, fermo in una fede di roccia, e in una misericordia appresa nello sguardo di una madre contadina. L’"humus" del vecchio frate assomiglia a quello del Santo. Soltanto quello: l’origine, e uno sguardo buono anche sull’ultimo sconosciuto.
E certo non chiedono "Grazie" al vecchio frate i pellegrini del Gargano.
Semplicemente vengono per un uomo che li guardi in faccia, e li guardi come dei figli. Nemmeno forse le parole sono importanti: vengono per sentirsi uno sguardo buono addosso. Per la faccia di un uomo. Che non trovano forse attorno a loro, né nell’oceano di mille canali televisivi. Per certe cose il "digitale" non basta, inutili quelle "parabole" ronzanti schierate come una "falange" di "tolla" qui dietro il convento.
Gli uomini, cercano ostinatamente la faccia di un uomo. Quella di un frate di 92 anni può valere centinaia di chilometri.