La selezione "pre-impianto" di una famiglia inglese

RITAGLI   La genetica batte il cancro. Ma è solo un’illusione   DOCUMENTI

MARINA CORRADI
("Avvenire", 1/7/’08)

«Londra, la genetica batte il cancro», titolano i giornali. Una coppia inglese nella cui famiglia si sono ripetuti casi mortali di cancro al seno ha ottenuto la selezione "pre-impianto". Degli undici embrioni concepiti in provetta, cinque sono risultati non portatori di quell’eredità. Quattro sono stati congelati e uno impiantato in utero. Gli altri sei, sono stati buttati via.
«Quella bambina non si ammalerà di cancro al seno», esultano i quotidiani inglesi. E già si disegna lo scenario venturo: selezioni "pre-impianto" mirate contro il tipo di patologia ricorrente in famiglia. Fecondazione "in vitro", analisi, selezione, ammissione al grembo materno del solo figlio sano.
Naturalmente, la eliminazione degli embrioni "difettosi" è inaccettabile in una prospettiva cristiana; è "eugenetica", e il fatto che si tratti di un’"eugenetica" privata, familiare, e non di Stato, non basta a cambiarne la sostanza. Ma per un momento andiamo oltre l’etica, e guardiamo semplicemente alla razionalità di questa scelta inglese.
Anche volendo tacere su quei sei embrioni prodotti ed eliminati, a noi questa storia pare sommamente non razionale. Intanto il gene di cui si parla aumenta fortemente il rischio della malattia, ma non necessariamente la induce. Per contro, i tumori di origine ereditaria sono, secondo i genetisti, appena il 5 per cento del totale; quanto al resto, incidono cause ambientali e altre, che ancora non si è riusciti a scoprire. In sostanza, tutta la complicata e spietata "alchimia" dell’operazione attuata a Londra – sei cancellati, quattro sospesi nel gelo in attesa di un ignoto destino, uno avviato a una gravidanza di esito purtroppo non così certo, visto che l’analisi "pre-impianto" può produrre danni – potrà nel migliore dei casi evitare a quella bambina "quel" tipo di cancro. Rimarrà, come per ogni essere umano che nasce, aperta la infinita gamma di "altri" cancri e altre malattie.
È come, vivendo in un castello che abbia cento porte, "arrovellarsi" per sbarrarne una sola, sopprimendo, a questo scopo, anche delle vite umane. E le altre novantanove? L’aver sbarrato quell’una ci garantisce forse dai nemici appostati appena fuori dagli altro cento ingressi?
Certo, anche le vaccinazioni infantili chiudono alcune porte e ne lasciano "sguarnite" altre. Ma si tratta di difendersi contro malattie spesso contagiose e un tempo responsabili di ampie epidemie, con vaccini statisticamente quasi privi di rischi, e senza sacrificare la vita di nessuno. Qui, la razionalità della scelta è evidente.
A Londra, no. «Non potrei tollerare» – dice la futura madre della bambina "selezionata" – «il dolore di vedere mia figlia morire della stessa malattia che ci ha già dato tanta sofferenza». Umana, comprensibile ansia. Ma, avrà pensato quella madre a quante incognite minacciano la vita di ogni uomo che nasce? A che vuol dire selezionare il più "perfetto" dei figli, se due minuti di "anossia" cerebrale al parto bastano a farne un "handicappato"? Sembrano avere, quei genitori, concentrato tutte le loro paure su un conosciuto nemico; senza osare andar oltre, e riconoscere che ciò che temono di non potere tollerare non è il cancro al seno, ma il dolore e la morte. Sembrano avere escogitato, con l’aiuto della scienza, un’operazione rasserenante – "quel" cancro, no – ma così inutile, nelle pretesa impossibile di garantirsi contro il dolore. (Avere un figlio appare a tanti oggi sempre più una follia. E se fosse malato? E se soffrisse? Nell’impossibilità di un dimenticato affidamento a Dio, molti rinunciano a un "azzardo" che ritengono insostenibile. Qualcuno chiede alla scienza di "sottoscrivere" polizze rassicuranti, ma fallaci. La garanzia che vorrebbero, non è nelle mani degli uomini).