L’"ecologismo integrista" dei patiti di "pianificazione"

RITAGLI    Sporcano l’universo. Smettete di far figli    DOCUMENTI

Marina Corradi
("Avvenire", 27/7/’08)

L’ultima dalla Gran Bretagna: fate meno bambini, perché "inquinano". Il "British Medical Journal" pubblica l’appello del professor John Guillebaud, professore emerito di "Pianificazione familiare" all’"University College" di Londra, che esorta i suoi connazionali di andarci piano, con la riproduzione: «Un bambino che nasce nel Regno Unito produrrà "gas serra" in misura 160 volte maggiore a un bambino etiope», denuncia il docente emerito, e spiega che se si vuole lasciare un pianeta abitabile ai nipoti «è opportuno non avere più di due figli». In realtà, quest’ansia pare "inattuale", visto che a oggi il tasso di fecondità delle inglesi è di 1,8 figli per donna, dunque di un figlio a coppia, al massimo due, più o meno come nel resto d’Occidente.
Ma questo non soddisfa i professori dell’«Optimum population trust», dediti ad alacri "brain storm" ("tempeste di cervelli") sulla potenzialità inquinante di quell’invadente "animale" chiamato "uomo". Basta fare due conti: quanto latte in polvere, quanti "omogeneizzati" e relativi vasetti, quanto detersivo fa consumare ogni nuovo arrivato, mentre ci distrae con quel suo candido sorriso? E i pannolini, vogliamo parlare dei pannolini, sintetici e orribilmente "anti-ecologici"? Ogni neonato ne consuma almeno cinque al giorno, per due anni fanno 3650 pannolini da "riciclare" – senza contare che qualcuno tarda anche di più, a imparare a non farsela addosso. E poi, crescendo, tricicli, biciclette, "computer", moto. Plastica, "chip", carta, ed energia, e carburante: è una "massa" opprimente, a pensarci, ciò che consumerà ogni nuovo venuto – con quella sua aria falsamente innocente.
E dunque, dicono dalle aule austere dell’"University College", piantatela di fare tanti bambini. Bucano l’ozono, rodono le foreste amazzoniche, "surriscaldano" il pianeta, "squagliano" i ghiacci del Polo. Occorre essere responsabili, e pianificare il "figlio unico" come modello corretto di "Famiglia Ecologicamente Sostenibile".
Un’amenità, quella del "British Medical Journal", da stampa di mezza estate, quando si tirano fuori dai cassetti i resti che finora non si è osato pubblicare? No, all’«Optimum population trust» fanno sul serio.
L’appello possiede una sua logica, anche se declinata all’estremo: quella di un "ecologismo integralista", che individua nell’uomo il distruttore del pianeta, e si affanna a contrastarlo in difesa di un ideale di natura "incontaminata", senza strade né case né fabbriche. Un pianeta di "foreste vergini", e pinguini e gnu felicemente "prolificanti": dove tutte le creature si riproducono liete, tranne l’"homo sapiens". L’uomo, che produce "gas", e scava discariche, e inquina i cieli – l’uomo, che sporca.
È un "idolo" la natura per questo "ambientalismo", un "Eden" da restaurare, ma espellendo Adamo.
Che è un "animale", sì, ma fastidiosamente, ostinatamente diverso: "animale" che immagina e crea, sempre teso ad andare oltre ciò che ha ereditato dai padri. Come da un altro "stampo" ricavato. Certo, l’uomo, anche, distrugge. E tuttavia, dalle "palafitte" al Partenone, alla scoperta del "Dna", non tutto il fare dell’uomo può essere ridotto a un "parassitario" depredare. Ma, l’"idolatria" di certo "ambientalismo" sta proprio in questa "divinizzazione" di una natura intangibile, in antitesi all’operare umano, quasi che del Creato fossimo gli "intrusi".
Forse, se gli accorati appelli dei "Guillebaud" britannici e nostrani venissero integralmente raccolti, secoli dopo l’implosione demografica e il crollo dell’economia sui "ruderi" delle autostrade tornerebbero a verdeggiare le foreste, e i fiumi scorrerebbero trasparenti come al principio. Un pianeta di nuovo "vergine" e selvaggio. Peccato che a guardarlo, e a raccontarlo, e a domandarsi chi ha creato tutto questo, non ci sarebbe più nessuno.