Quei bambini «usati» per strada

RITAGLI     Sta in piedi e ci guarda la nostra vergogna     MISSIONE AMICIZIA

Ci vorrebbe, oltre alle leggi, forse un "moto d’anima", di condivisa, civile ribellione.

Marina Corradi
("Avvenire", 24/8/’08)

Si facevano pagare seimila euro dalle famiglie per portare i bambini dal Marocco in Italia, e intanto li utilizzavano come "corrieri della droga"; poi li presentavano in Questura come «minori non accompagnati», approfittando dei programmi di protezione di legge. La banda di "italo-marocchini" arrestata ieri dimostra quanto sia agguerrita la criminalità che "importa" e sfrutta i ragazzini tra il "Terzo Mondo" e l’Occidente.
Logistica, organizzazione, perfetta conoscenza delle norme giuridiche. Un "know how" da "multinazionale", applicato a quella materia prima abbondante, inesauribile, redditizia che sono i figli dei poveri, dalla Nigeria all’Est.
È di due giorni fa il rapporto di "Save the children" che traccia il bilancio della tratta in schiavitù in Italia; oltre 50mila casi, e in buona parte di minorenni. In questo numero ci sono le adolescenti africane che finiscono sulle strade, ma anche i tredicenni del Gabon utilizzati come "corrieri della droga", coi polpastrelli abrasi dai "padroni" perché diventino non identificabili. E ci sono i piccoli "accattoni" che vediamo agli incroci delle nostre città, zoppi, o malati. (Il rapporto di "Save the children" dice che i trafficanti accentuano la visibilità degli "handicap" – un piccolo storpio rende bene, a un semaforo).
E l’Occidente, che ha reintrodotto quasi incredulo il reato di riduzione in schiavitù, e che elenca nei suoi codici norme a tutela dell’infanzia sfruttata, tuttavia sembra colto da una strana impotenza di fronte alla sapienza agile di questa nuova criminalità. Di mendicanti bambini, di giovanissimi scippatori continuiamo a vederne; e lo sappiamo, ormai, quello che rispondono, desolati, vigili e agenti, allargando le braccia: «Li portiamo in un "istituto", e quelli subito scappano». La polemica sulle impronte digitali dei piccoli "rom" ha riempito l’estate. E però c’è qualcosa di peggiore ancora che una schedatura, nel cui merito ora non vogliamo entrare: c’è un "fatto", il "fatto" che migliaia di ragazzini stranieri sono costretti a mendicare o a rubare, a cielo aperto, sotto ai nostri occhi sbalorditi eppure come rassegnati.
Ti dice qualcuno: non devi dare elemosine, con quei soldi alimenti gli sfruttatori. Ed è vero, e però tu pensi che almeno, se il ragazzo torna con qualche euro, per questa sera mangia, e non lo riempiono di botte. Ti dicono altri: anche se hanno tredici anni non sono "davvero" bambini – in strada si cresce, e si invecchia, presto. E la vedi, questa precoce vecchiaia, negli occhi dei più grandi; e tuttavia sai che hanno l’età dei tuoi figli, e che c’è qualcosa di radicalmente sbagliato se ti abitui a guardarli come se fossero diversi.
Il fatto è che tutte le nostre leggi, buone di intenti e recettive delle direttive internazionali, pure sembrano così impotenti, a certi semafori di periferia metropolitana – dove comunque quello lì con la mano tesa ha dieci anni, e c’era ieri, e ci sarà domani. Tante leggi, e luoghi di accoglienza, e ottimi operatori; e però lì, sulla strada, nelle sembianze di un bambino dell’Est, di una esile "lucciola" ragazzina, sta in piedi e ci guarda la nostra vergogna. Giacché a cosa poi servono tutti i decreti, e i verbosi testi di "diritto", se i bambini – quegli degli altri, certo – restano su una strada?
Ci vorrebbe, oltre alle leggi, forse un "moto d’anima", di condivisa, civile ribellione. Perché ci terremo magari le "tangenti", e l’abusivismo edilizio, e l’evasione fiscale, come mali endemici da cui non sappiamo liberarci. Ma quei bambini ai semafori, quegli spacciatori alti come tuo figlio in seconda media, quelli no. Perché nessuno, a dodici anni, è "perso". O, altrimenti, i perduti siamo noi.