"PELLEGRINAGGIO" DI BENEDETTO XVI

RITAGLI     Il Papa in "Terra Santa":     TERRA SANTA
un ritorno alle "radici"

L’imminente "visita" di Benedetto XVI è attesa tanto da Israele,
quanto dai "cristiani locali".
Ma è un "segno" forte anche per la "Chiesa Universale",
chiamata a tener desta la "memoria"...

GERUSALEMME, la Città Santa, in Palestina (Israele)!
L'intenso pellegrinaggio del Papa, sulle orme di Gesù...
Benedetto XVI porterà speranza e pace in Terra Santa!

Don Matteo Crimella*
("Mondo e Missione", Maggio 2009)

Fortemente desiderato dallo stesso Pontefice e annunciato ormai da mesi, dall'8 al 15 Maggio si svolgerà il "pellegrinaggio" di Benedetto XVI in Terra Santa. Come già i suoi "predecessori", Paolo VI (nel 1964) e Giovanni Paolo II (nel 2000), il Papa inizierà il suo "viaggio apostolico" in Giordania, per recarsi poi in Israele e nei "Territori Palestinesi".
Sono passati solo nove anni dacché Wojtyla compì lo storico "viaggio", al culmine di un lungo "Pontificato" e nel cuore dell'"anno giubilare". Da allora, tuttavia, le circostanze sono sensibilmente mutate. V'è stato l'attacco alle "torri gemelle", la guerra in
Afganistan ed in Iraq, la seconda "Intifada", la fuga dei cristiani dal "Medio Oriente", la guerra in Libano e l'operazione a Gaza.
La visita del Santo Padre è attesa in modi ben differenti. Da parte "ebraico-israeliana" il fatto che il Pontefice sia un ottantaduenne tedesco ha indubbiamente un forte significato "simbolico": la
"Shoah" rimane un enorme peso, la cui "memoria" non può né deve essere perduta col passare del tempo; e che il suo ricordo sia alimentato anche dal Capo della "Chiesa Cattolica" è di vitale importanza per Israele. La "compagine" ecclesiale locale – e più in generale le Chiese "cristiane" di Gerusalemme – guardano al Vescovo di Roma con fiducia e speranza, in un momento caratterizzato da una vera e propria "diaspora" che fiacca sempre più le già minuscole e minoritarie "comunità" locali. La fragile "Autorità Palestinese", infine, cerca in "Oltre-Tevere" una solida sponda per l'edificazione di uno "Stato", la cui realtà assomiglia sempre più a una "chimera" per problemi esterni ma soprattutto interni.
Ma il "pellegrinaggio" papale, pur essendo dentro la complessa contingenza del momento presente, col rischio di esserne "fagocitato" "mediaticamente", rimane un grande segno per ogni cristiano.
Visitare la "Terra Santa", infatti, significa tornare alle radici del "cristianesimo" che proprio in quel particolare "lembo" di terra ha avuto origine. La vicenda del "popolo eletto" e l'incarnazione del "Verbo" hanno "coordinate" storiche e geografiche da cui non si può prescindere, se non a prezzo di trasformare la "Rivelazione" in "ideologia". La "Terra", d'altronde, rimanda alla "Parola di Dio" attestata nella "Sacra Scrittura". Ma proprio la relazione fra "testo biblico" e "terra" ricorda che solo il nesso fra i due, ovverosia fra il "testo sacro" e il suo "contesto" (storico, ambientale, culturale, eccetera), è condizione per leggere ed interpretare la "Parola" con autenticità. Lo aveva ben compreso un "pioniere" dell'"esegesi" biblica moderna, il "Domenicano" Marie-Joseph Lagrange, che, fondando proprio a Gerusalemme quella che sarebbe poi diventata l'"École Biblique", intendeva combattere la "critica" dei suoi contemporanei per mezzo dello stesso "esercizio critico", studiando scientificamente la "Bibbia" negli stessi luoghi della "Bibbia". In tempi in cui anche all'interno della "Chiesa Cattolica" stanno prendendo piede forme di "biblicismo", nell'ingenua illusione che l'"esercizio critico" impedisca di proclamare il "Vangelo", il "magistero" del Pontefice e questo suo "pellegrinaggio" sono un invito a non rinunciare a compiere il faticoso ma necessario cammino dell'intelligenza di cui la fede ha bisogno.
Questo ritorno alle "radici", tuttavia, proprio perché evento di "Chiesa", non è mera "archeologia". Al contrario, invita tutti i cristiani a ridire oggi, in un contesto differente e in condizioni storiche, geografiche e sociali mutate, la stessa parola del "Vangelo" come parola di "salvezza" che raggiunge ogni uomo. Se la "Parola di Dio" attestata nella "Scrittura" chiede di essere penetrata pazientemente, anche il momento attuale domanda un'attenta "comprensione" a tutte le latitudini, per annunciare Gesù proprio a ogni uomo, là dove vive. Un compito "arduo", ma certamente affascinante!

* Biblista, da Milano