RITAGLI    Lettera del Papa ai cattolici della Cina    SPAZIO CINA

P. Gianni Criveller
Hong Kong, 9 luglio 2007

LETTERA ALLA CHIESA CATTOLICA DELLA CINA

Il Papa scrive ai cattolici della Cina

L’attesa lettera di Benedetto XVI ai vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici della chiesa cattolica in Cina, rilasciata il 30 giugno, ma firmata il giorno di Pentecoste (27 maggio), mi ha colpito in modo molto positivo.

Mi pare che si tratti innanzitutto di una lettera ecclesiale, spirituale, permeata di afflato pastorale e ragionamenti teologici. Il papa parla da capo della chiesa ai fratelli nell’episcopato, ai sacerdoti e ai fedeli, usando il linguaggio della chiesa. Non è una lettera politica, o diplomatica, anche se naturalmente, a causa della peculiare situazione in Cina, ci sono anche alcuni risvolti politici.

Il papa ha parlato come uomo di chiesa: essa ha un suo fondamento e una sua struttura che vale per sempre e dovunque. La chiesa cattolica è così, e i fedeli di Cina hanno il diritto di essere anche loro pienamente parte di questa grande tradizione cattolica.

Il papa teologo mette davanti innanzitutto la verità, le cose fondamentali, senza le quali la chiesa non è più se stessa.

Il papa pastore parla il linguaggio dell’amore e della misericordia, tenendo, con affetto e rispetto, conto delle sofferenze e delle difficoltà che i cattolici di Cina attraversano, senza giudicare e condannare.

Verità ed amore, il binomio che sembra essere il programma di questo pontificato, e che si ritrova in tanti interventi di Benedetto XVI, sono le due colonne attraverso cui il papa svolge tutto il suo lungo e articolato intervento.

Si nota con quale attenzione sono state scelte non solo le cose da dire, ma anche le parole impiegate. La lettera si esprime con grande interesse, amore e rispetto per il popolo cinese, la sua storia e cultura. Alle autorità il papa chiede non privilegi, ma la sola libertà di essere chiesa. Il papa, sulla scia di papa Giovanni Paolo II, conferma la disponibilità al dialogo con le autorità, dialogo quanto mai necessario per superare le tante questioni aperte. Il papa chiede all’autorità politica l’autentica libertà religiosa, e di onorare le Convenzioni sui diritti umani che essa stessa ha sottoscritto. La nomina dei vescovi, in particolare, è un momento ecclesiale legato al cuore della vita cattolica, su cui la chiesa non può rinunciare alla sua legittima libertà, pur ammettendo che, a causa del ruolo pubblico dei vescovi, il potere civile può essere informato o persino coinvolto nella selezione dei candidati.

Meditando su pagine dell’Apocalisse, Benedetto XVI condivide lo sconcerto dei cristiani per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni. Nello stesso tempo il papa invita a non chiudersi in se stessi, ricordando che se la chiesa respinge l’interferenza del potere politico, non cerca la clandestinità, ma piuttosto la testimonianza pubblica, il bene pubblico, l’unità dei credenti e il perdono reciproco, la comunione con la chiesa universale e il successore di Pietro. Anche la chiesa in Cina, nonostante le sue tante difficoltà, ha la grande missione di ogni comunità ecclesiale, l’evangelizzazione.

Il papa suggerisce che il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice e del santuario nazionale mariano di Sheshan (Shanghai) divenga una Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina.

La reazione dei cattolici

Molti osservatori ed amici mi chiedono: come viene accettata la lettera del papa dai cattolici cinesi? Mentre scrivo queste righe (9 luglio 2007), la lettera è stata rilasciata da soli 9 giorni, è dunque ancora troppo presto per conoscere in modo esauriente le reazioni dei cristiani nel vastissimo paese. C’è inoltre da dire che le autorità fanno tutto ciò che sta in loro potere affinché i cattolici non ricevano il testo del papa. Infatti, i siti internet che la contengono, come quello vaticano e di "AsiaNews", sono oscurati. Anche i siti appartenenti alle varie diocesi che hanno riportato la lettera sono stati bloccati. Ho saputo che in una diocesi della provincia di Shaanxi, preti e fedeli hanno stampato numerose copie della lettera, come un piccolo libretto. Ma la polizia è intervenuta e ha chiuso la piccola tipografia. In alcune diocesi il testo è messo nelle grandi bacheche presso le chiese, in modo che i fedeli lo possano leggere; in altre diocesi invece i funzionari del governo, o gli aderenti alla Associazione Patriottica (lo strumento utilizzato dal regime per controllare la chiesa dall’interno) lo hanno impedito. Fino ad ora, a nostra conoscenza, nelle omelie domenicali delle chiese aperte non si parla della lettera, certamente per la pressione esercitata dai funzionari addetti alla politica religiosa, che non ne tollerano la diffusione.

Le reazioni che finora sono giunte sono di grande apprezzamento dei cattolici. Non c’era da dubitarne. Chi conosce i cattolici di Cina sa che, appartengano essi alle comunità aperte, o a quelle clandestine, hanno una grande devozione verso il papa. Se ne è avuto una riprova nei mesi scorsi, quando i cattolici attendevano con impazienza e speranza le parole del papa, come qualcosa di veramente importante nella loro vita. La parola del papa pesa davvero tra i cattolici di Cina, molto più che in altri paesi. I cattolici di cui ho avuto conoscenza, in Cina come a Hong Kong, come anche numerosi osservatori, ammirano il grande sforzo del papa di capire la situazione, di simpatizzare per essa, di offrire linee chiare e viabili nello stesso tempo, senza pronunciare condanne, ma senza accettare che la libertà della chiesa sia calpestata. Il papa ha avuto molto coraggio, il campo su cui si è addentrato è affascinate, ma anche complesso e pieno di insidie. Sappiamo che molti osservatori, per quanto esperti, hanno offerto al papa pareri assai discordi, come pure discordi sono tra loro, in talune circostanze, i cattolici di Cina. Il papa ha provato a dire la sua, e lo ha fatto producendo quello che qualcuno giudica un miracolo di lucidità, equilibrio e delicatezza.

Sono sicuro che i cattolici di Cina, spero nella loro totalità, ma certamente nella stragrande maggioranza, faranno di tutto per mettere in pratica ciò che il papa suggerisce, e cioè che la chiesa sia se stessa, sia libera, sia unita, sia capace di testimonianza alla verità, di accoglienza e di perdono.

Reazione del governo

Le reazioni ufficiali da parte del governo sono state finora abbastanza limitate e contenute, anche se comunque critiche. Il portavoce del ministro degli esteri ha invitato la Santa Sede a non aumentare le difficoltà tra la chiesa e il governo, in pratica ignorando l’invito di Benedetto XVI al dialogo. Nelle questioni più spinose i capi della Cina non amano prendere posizione subito e in prima persona. Vogliono prendere tempo, lasciando parlare i loro portavoce, o i funzionari di medio livello, come il Segretario della "Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi", che si è espresso anche lui in modo critico.

Certamente la pesante censura che si è abbattuta sulla lettera in tutta la Cina, mentre non sorprende affatto, non lascia presagire niente di buono. Nonostante che la Cina, in vista anche del grande appuntamento internazionale delle olimpiadi (estate 2008), avrebbe interesse ad accreditarsi presso la comunità internazionale come una potenza civile che rispetta le fedi e il pluralismo, in effetti, è incapace di misurarsi con una forza ideale e libera come la chiesa cattolica.

Quali conseguenze?

La lettera contiene un accorato appello all'unità tra le comunità aperte e quelle clandestine. Spetta ai cattolici cinesi realizzare l’unità, che è certo un obiettivo molto difficile, ma non impossibile. In molti luoghi essa sembra alla portata delle comunità, ove ci sia una caritatevole accoglienza reciproca, e il superamento di animosità personali. Già oggi si vede in molte diocesi che dove c’è unità della comunità cattolica, e fermezza nella difesa dei principi ecclesiali, i funzionari del governo hanno poco spazio di manovra. I funzionari hanno buon gioco dove la chiesa rimane divisa, infatti essi lavorano per creare o aumentare le divisioni. In molti casi le divisioni, piuttosto che su questioni di principio, sono causate da radicalizzazioni di posizioni personali. La lettera si propone di correggere questa situazione, con parole sempre molto prudenti: il papa non dà giudizi e non impone soluzioni nette e prefabbricate. Affida ai vescovi, le guide della chiesa, la scelta di come condurre il dialogo tra tutte le componenti della comunità cattolica, e con le autorità politiche.

Mi auguro di cuore che la lettera porti i frutti che il Santo Padre auspica. Lo meritano il papa e la chiesa di Cina. Ho fiducia che questo succederà. Non nell’immediato, perchè questa storica lettera può essere giudicata solo sull’impatto che avrà a lunga scadenza. Per ora assisteremo ai meschini tentativi del governo di minimizzarne l’impatto. Ma in prospettiva, questa lettera contiene la spinta per la conquista dell'unità e della libertà della chiesa di Cina.