Sfuggite
all’aborto selettivo, sono adottate,
ma anche abbandonate o vendute
Bambine cinesi
cercasi
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P.
Gianni Criveller*
("Mondo e
Missione", Ottobre 2007)
Dati ampiamente confermati
stabiliscono che, nel mondo, nascono in media 106 bambini maschi ogni 100
femmine. In Cina invece, come riportato nel censimento del 2000, nascono 120
bambini ogni 100 bambine. Il declino delle nascite di femmine inizia nel 1979,
quando fu imposta la politica del figlio unico, applicata a volte con mezzi
brutali, a volte con incentivi economici.
In altri Paesi asiatici - India, Nepal, Pakistan, Corea del Sud e Taiwan - la
natalità femminile è inferiore a quella naturale; ma in nessun Paese al mondo,
né mai in precedenza nella storia dell’umanità, si era verificata una
sproporzione così elevata come quella degli ultimi 25 anni in Cina. Nel solo
2006, risultano nate 920mila bambine in meno. Che fine hanno fatto? Lo
strumento principale per la riduzione della loro nascita, come dimostrato dagli
studiosi, è l’aborto selettivo, praticato quando viene conosciuto il sesso
della nascitura. Mancano alla conta anche le bambine che nascono, ma che non
sono registrate, e sono virtualmente non esistenti, facili vittime di
sfruttamento. La grave disparità tra il numero di bambine nate e quelle che
iniziano la scuola non è giustificabile, in quanto, ovunque nel mondo, le
bambine sopravvivono di più dei maschi nei primi anni di vita. Certamente le
femmine sono le principali vittime dell’evasione scolastica infantile; ma
rimane il fatto che i ricercatori stimano un numero inusualmente alto di decessi
di bambine.
Molte sono date in adozione, ma rimangono numerose le bambine che spariscono nei
primi anni di vita, principalmente per abbandono, vendita e persino perché
uccise (o per decesso dovuto a maltrattamento o negligenza). Naturalmente sono
pratiche illegali e condannate dal governo. Ma c’è una tolleranza colpevole
verso tali crimini, che non solo non sono stati sradicati, anzi risultano
persino in aumento.
Cito un episodio di cui sono personalmente certo. Un insegnante volontario in
Cina ha visitato più volte un centro per bambini portatori di handicap. Scosso
da ciò che vedeva, ha invitato un giornalista di Hong Kong a denunciare le
tristi condizioni in cui i piccoli erano tenuti, e il fatto che diverse bambine
erano in realtà sane. L’insegnante è stato allontanato, le autorità sono
intervenute per correggere quella situazione. Ma quante altre ne rimangono? Le
conseguenze della mancanza di donne si fanno sentire: alcuni milioni di ragazzi
non trovano moglie, creando problemi sociali e fustrazioni emotive notevoli.
Aumentano le violenze contro le donne, il traffico di esseri umani, il rapimento
di bambine e ragazze, lo sfruttamento della prostituzione e la criminalità
comune. Nella storia della Cina, l’uccisione e l’abbandono delle bambine
sono, purtroppo, molto attestati. Anche le lettere dei missionari ne parlano
spesso: in alcune, sant’Alberico Crescitelli descrive con strazio la tragedia
dell’infanticidio, che lo turbava profondamente. I suoi risparmi furono
lasciati proprio per il soccorso dei bambini. Presso «le missioni», accanto
alla chiesa, alla casa dei padri, la scuola e il convento, sorgeva spesso anche
l’orfanotrofio. Ancora oggi uno degli impegni principali della Chiesa in Cina,
in particolare da parte delle suore, è quello di accogliere bambini
abbandonati, quasi tutte femminucce o portatori di handicap.
La causa profonda di tale fenomeno va cercata nella tradizione: solo i figli
maschi hanno la facoltà di compiere i riti di venerazione agli antenati, senza
i quali non c’è pace né per i vivi, né per i morti. I maschi assicurano la
permanenza della famiglia, attraverso la trasmissione del cognome e dei beni. Le
figlie, invece, che emigrano in un’altra famiglia, sono un investimento a
perdere.
La calamità che colpisce le bambine oggi non è dovuta solo alla povertà o all’arretratezza
culturale. In Paesi sviluppati come la Corea del Sud e Taiwan esiste la stessa
discriminazione. La causa degli aborti selettivi è legata a un radicato
pregiudizio maschilista, diffuso anche in ambienti benestanti e culturalmente
progrediti, che coinvolge persino un certo numero di donne ed è esarcerbato
dalla bassa fertilità, imposta o scelta. Molte coppie, dentro e fuori la Cina,
potendo o volendo avere un solo figlio, lo vogliono maschio. Un dibattito sul
tema sta iniziando; a quando una vera rivolta culturale femminista che sappia
affrontare con coraggio questo dramma?
* Missionario del Pime, sinologo, Hong Kong (Cina)