DALLA CINA

RITAGLI    Inquinamento? Emergenza prossima    SPAZIO CINA

Il miracolo economico cinese si è trasformato in incubo ambientale…

P. Gianni Criveller*
("Mondo e Missione", Novembre 2007)

Pan Yue - vice Ministro dell’"Amministrazione statale per la protezione ambientale", noto per un articolo in favore della tolleranza religiosa - afferma che «il miracolo economico cinese finirà presto, perché l’ambiente non riuscirà a sostenerlo». E lo scorso 19 settembre, dalle pagine del "China Daily", si appellava alle autorità: «La situazione è molto allarmante, e non possiamo attendere oltre. È in gioco non solo l’immagine della Cina nel mondo, ma anche la stabilità del Paese, l’armonia della società cinese, lo sviluppo del Paese e la salute dei cittadini». Gli stessi dati governativi, alcuni dei quali qui riportati, mostrano come il miracolo economico si sia trasformato in incubo ambientale. In pochissimi anni la Cina è divenuta una delle maggiori, o forse proprio la maggiore, nazione inquinatrice del pianeta, e non vi è ancora un’inversione di rotta.
Pur essendo il quarto Paese al mondo di risorse di acqua dolce, la Cina non fornisce acqua sufficiente a 800 città. Il 90 per cento delle falde acquifere urbane sono inquinate, come quasi tutti i fiumi cinesi: per i 2/3 le acque dello Yangtze e del fiume Giallo, che provvedono a centinaia di milioni di persone. Quasi 700 milioni di abitanti bevono acqua contaminata: 190 milioni sono malati ed è alta la percentuale di mortalità infantile. Ancora, l’80 per cento del Mare della Cina orientale non è più pescabile.
Inoltre l’aria è pesantemente inquinata dal carbone, fonte del 70 per cento dell’energia, utilizzata con sprechi enormi. E 16 tra le 20 città più inquinate al mondo si trovano in Cina, quattro delle quali nella provincia dello Shanxi, la più ricca di carbone. La pioggia acida derivata dall’emissione di anidride solforosa riduce la produzione agricola ed erode gli edifici. La Cina produce circa un terzo delle emissioni di mercurio al mondo; la sostanza nociva è emessa dalle fabbriche di cemento e dall’esplosivo usato nelle miniere, raggiungendo altre nazioni. Inoltre il Paese produce la quantità maggiore di anidride carbonica al mondo e, se non cambiano le cose, fra 25 anni ne emetterà il doppio del resto del pianeta. La moltiplicazione delle auto ha reso Pechino 6 volte più inquinata di New York.
La crescita esponenziale della richiesta di legname induce alla distruzione di larghe porzioni di foreste, specialmente al confine con il
Myanmar, continuata anche entro i confini di quella nazione grazie alla corruzione di funzionari locali. Nonostante recenti iniziative di rimboschimento, la desertificazione concorre allo spostamento di milioni di persone dalle campagne alle città; si calcola che l’esodo, a sua volta grave fattore di inquinamento, riguardi 400 milioni di persone: il più massiccio nella storia dell’umanità.
I numerosi allarmi per la pericolosità del cibo - avvertiti in particolare a Hong Kong, dove è importato dalla Cina - sono conseguenza dell’inquinamento, che riguarda anche il 10 per cento della terra coltivata. Il Ministero della Salute denuncia l’aumento di malattie, in particolare del cancro: 19 per cento nelle aree urbane e 23 per cento in quelle rurali. Le morti premature per malattie respiratorie relative all’inquinamento potrebbero raggiungere, secondo studi della "Banca mondiale" e del governo cinese, quota 750mila all’anno.
La popolazione non rimane inerte: nel 2007 si arriverà a 450mila proteste, soprattutto petizioni pacifiche, ma non sono mancate rivolte soppresse violentemente, con morti e feriti. Le autorità hanno iniettato una massiccia dose di retorica ambientalista, con strategie molto aggressive, soprattutto in vista delle
"Olimpiadi 2008". Si tenta anche la via dell’educazione, come lo scorso 22 settembre, quando gli automobilisti di 108 città sono stati invitati a lasciare l’auto a casa. Ecco, in sintesi, la linea del governo: per non diventare anti-economico, lo sviluppo deve rispettare l’ambiente; infatti l’inquinamento costa fino al 12 per cento del "Pil". Chi inquina deve pagare, in termini finanziari e penali, e chi non inquina deve essere premiato. L’implementazione, però, è stata finora insufficiente, se non fallimentare: i controlli non funzionano a causa della corruzione. Le politiche ambientali si infrangono contro la protervia volontà di arricchirsi a tutti i costi di funzionari e affaristi, espressione di un sistema politico totalitario e incorreggibile. Per ora, purtroppo, l’hanno vinta loro.

* Missionario del Pime, sinologo, Hong Kong (Cina)