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Gianni
Criveller
("Venga il tuo regno", Aprile 2006)
La notizia della creazione cardinale da parte del papa Benedetto XVI di Mons. Giuseppe Zen, vescovo di Hong Kong, occupa le prime pagine dei giornali e delle news televisive di Hong Kong. I media principali hanno mandato a Roma un loro giornalista, mentre sono più di un centinaio i fedeli che hanno accompagnato Mons. Zen da Hong Kong a Roma. Questo notevole interesse mediatico per l’elevazione di Mons. Zen è un fatto notevole in una città moderna e commerciale come Hong Kong, da nove anni ritornata sotto la sovranità cinese, pur conservando uno statuto autonomo speciale (noto con la formula: un paese-due sistemi). In questa città, ponte tra Cina ed occidente, i cattolici sono solo il cinque per cento. La chiesa cattolica è una realtà tutto sommato marginale: per molta parte della popolazione la fede cristiana è una cosa straniera e estranea. Eppure Mons. Zen, grazie al suo coraggioso impegno sociale, è divenuto una delle figure più riconosciute, rispettate, influenti e persino temute della città, tanto da essere stato votato "il personaggio dell’anno" nel 2002, ed essere definito da molti "la coscienza morale" di Hong Kong. Lo stile battagliero e in alcuni casi persino polemico di Mons. Zen ha provocato, dentro e fuori la chiesa, una grande attesa e curiosità circa la sua elevazione a cardinale. Alcuni osservatori lo giudicavano troppo controverso per essere "premiato" con la berretta cardinalizia, anzi erano non pochi coloro che immaginavano un ridimensionamento del suo ruolo, e il suo trasferimento da Hong Kong. Mons. Zen, infatti, sembra, agli occhi di taluni, un ostacolo per il ravvicinamento della Santa Sede al governo di Pechino, verso il quale Mons. Zen non aveva risparmiato severe critiche per la soppressione della libertà religiosa. Inoltre i toni polemici usati dal vescovo anche verso il governo locale gli avevano creato una fama di vescovo antigovernativo.
L’impegno pubblico di Mons. Zen
Il movimento per il "diritto di residenza" di
figli nati in Cina di residenti di Hong Kong è stato la prima grande questione
che ha visto Zen entrare in conflitto con il governo. Era il 1999, e uno dei
leader più visibile del movimento fu proprio il padre del Pime Franco Mella.
Mons. Zen prese posizione fortemente e pubblicamente in diverse circostanze,
visitando in prigione coloro che venivano arrestati, e incoraggiando coloro che
manifestavano attraverso lo sciopero della fame, sit-in e dimostrazioni. In
varie occasioni il vescovo stesso ha preso la parola in queste dimostrazioni
pubbliche. Mai ad Hong Kong un leader religioso aveva osato tanto.
Mons. Zen ha avuto anche un ruolo preminente nell’opposizione popolare alla
legislazione per la "sicurezza nazionale", il tentativo del governo di
limitare le libertà e i diritti civili di cui Hong Kong gode. Come noto la
legge è stata fermata a furor di popolo, con le grandi dimostrazioni popolari
dell’estate 2003.
Zen ha preso posizione in favore del processo di democratizzazione di Hong Kong,
invocato dalla maggioranza della popolazione, ma bloccato per l’opposizione
del regime di Pechino.
Un’altra grave questione che ha visto Mons. Zen opposto al governo riguarda la
nuova legislazione dell’istruzione, che toglie di fatto il controllo della
chiesa cattolica sulle sue 300 scuole pubbliche. È interessante notare che
questo sia quasi un ricorso storico: anche il primo vescovo di Hong Kong, Mons.
Timoleone Raimondi, del Pime, sì scontrò aspramente con il governo (allora
britannico) circa l’istruzione pubblica.
Queste ed altre questioni che hanno diviso Zen dal governo locale (Hong Kong) e
centrale (Pechino), hanno messo Zen al centro del dibattito ad Hong Kong, al
punto che non pochi lo accusano di essere un leader "politico",
piuttosto che religioso.
L’anima pastorale di Mons. Zen
Ma Mons. Zen ha un’anima pastorale e sociale molto forte. Da devoto figlio di Don Bosco, Mons. Zen ha una predilezione per le persone che soffrono. È molto vicino alle missionarie della Carità di Madre Teresa e agli emarginati da loro soccorsi; trascorre molto tempo a visitare le carceri, dove si interessa personalmente alle vicende di non pochi prigionieri, avvicinando alla fede e portando alla fede qualcuno di loro. Chi scrive, avendo avuto l’occasione di essere vicino a Mons. Zen in tanti momenti, può testimoniare del suo amore, disponibilità e generosità discreta verso un gran numero di persone in difficoltà, soprattutto giovani. Mons. Zen è veramente appassionato alla giustizia, e ha sostenuto le cause di persone spesso condannate dalla società perbenista. Sotto la sua guida, la Commissione di Giustizia e Pace è divenuta uno dei gruppi più impegnati, dinamici e coraggiosi non solo di Hong Kong, ma in tutta l’Asia.
Il Cardinale Zen e la Cina
Quella di Mons. Zen è stata la nomina più notevole del
primo concistoro (15 cardinali) di Benedetto
XVI. Di conseguenza proprio su Mons. Zen si è creato il maggiore
interesse della stampa internazionale. Come reagirà Pechino? Mons. Zen
avvicinerà o allontanerà le due parti: sarà parte del problema o della
soluzione? Molti temono che Mons. Zen, già bandito dalla Cina e molto inviso al
regime, creerà ulteriori ostacoli, e pensano che Benedetto
XVI sia stato poco o male informato su tale questione.
Personalmente sono molto entusiasta di questa scelta. Credo che il papa abbia
compiuto un gesto religioso, ecclesiale, senza calcoli politici, come è giusto.
La chiesa aveva bisogno di un cardinale cinese, Mons. Zen era il candidato più
naturale. Egli infatti è a capo della diocesi di Hong Kong, che conta il numero
più alto di sacerdoti, religiosi e fedeli cattolici del mondo. Cardinal Zen è
nato e cresciuto a Shanghai, dove ha ancora forti legami; ha trascorso molta
parte della sua vita ad Hong Kong; è stato insegnante nel seminario;
provinciale dei Salesiani; parla bene molte lingue. Ma soprattutto conosce come
pochi la chiesa in Cina. Dal 1989 al 1996 (quando è stato nominato vescovo
coadiutore di Hong Kong) ha trascorso sei mesi all’anno ad insegnare nei vari
seminari della Cina, avendo dunque la possibilità di conoscere direttamente
vescovi, sacerdoti, religiose e fedeli. Quasi tutti i giovani vescovi che ora
sono ordinati in Cina sono stati suoi studenti.
Una volta rientrato ad Hong Kong per assumere la carica di vescovo, Mons. Zen
non si è mai sottratto dal parlare con chiarezza in difesa e a nome della
chiesa di Cina, ancora costretta al silenzio e gravemente violata nella sua
libertà.
Il Card. Zen non solo è popolarissimo ed amatissimo dai cattolici della Cina
Popolare, ne è divenuto la loro voce. Per questo, in tutti questi anni, il
vescovo Zen è stato impedito dalle autorità dal fare ritorno nella sua patria
(con l’eccezione di una breve e privata visita presso la tomba della sua
famiglia a Shanghai). Nel suo nuovo ruolo di cardinale Mons. Zen è ora in grado
di informare il Santo Padre sulla chiesa cinese.
Il papa dunque ha fatto una scelta di grande rilievo ecclesiale, e di amore per
la chiesa e il popolo cinese. Escludere Mons. Zen dalla rosa dei nuovi
cardinali, questa sì sarebbe stata una scelta tutta politica. Sarebbe stato
come sottomettere le esigenze ecclesiali a calcoli diplomatici. Ma la diplomazia
non è l’essenziale della missione della chiesa, ne è solo un suo strumento.
Benedetto XVI fa bene a scegliere in libertà, secondo la sua coscienza. La
Cina, o meglio, il suo governo, deve imparare ad accettare le chiesa così come
è: libera, indipendente, universale; e non come la vorrebbe: asservita e chiusa
in uno strumentale nazionalismo.
Devo aggiungere che, anche se si parla in questi giorni molto di relazioni
diplomatiche, esse non servono granché alla causa dell’evangelizzazione.
Serve di più la libertà religiosa, che deve includere libertà di attività
missionaria. Su questo il Card. Zen ha le idee chiare: egli ha sempre sostenuto
che non si potranno avere relazioni diplomatiche fra Santa Sede e Pechino senza
libertà religiosa.
Occasione di evangelizzazione
In questi giorni, come la maggior parte dei cittadini di
Hong Kong, ho guardato e le suggestive immagini televisive e le coloratissime
foto sui giornali provenienti da Piazza San Pietro. Esse ritraggono Benedetto
XVI che crea i nuovi cardinali nel corso di solenni liturgie in piazza San
Pietro. Ho pensato che questa è, in fondo, una forma di evangelizzazione,
o perlomeno di pre-evangelizzazione. In una città post-moderna come Hong Kong,
che vive dei più avanzati mezzi di comunicazione, queste immagini sono l’unico
mezzo attraverso cui una grande parte della popolazione si è accostata alla
fede cattolica. E sono immagini che lasciano un segno. Se ne è avuta una
conferma lo scorso anno, in occasione della morte di Giovanni Paolo II. I media
hanno seguito con grande rilievo la sua morte, hanno raccontato la vita del
papa, e trasmesso in diretta i solenni funerali. La gente ne è rimasta
positivamente impressionata, tanto che alcuni hanno preso l’iniziativa di
conoscere la chiesa cattolica ed attendere la catechesi catecumenale. Di
conseguenza quest’anno il numero dei battezzati è significativamente
superiore alla media.
So che anche l’impegno sociale e civile del Card. Zen ha creato interesse e
simpatia verso la chiesa da parte dell’opinione pubblica, ed ha avvicinato
alcune persone alla fede.
Credo dunque che l’elevazione del vescovo di Hong Kong a cardinale, prima di
ogni altra considerazione, sia un dono di Dio, un’occasione provvidenziale di
evangelizzazione.