CINA - Conversazione con monsignor Li Du'an

RITAGLI   Con Pietro ad ogni costo   SPAZIO CINA

Vescovo di Xi'an, leader carismatico della Chiesa ufficiale,
mons. Li Du'an risponde alle domande sul futuro della società cinese
e sulle sfide dell'evangelizzazione.
E precisa: "Affermiamo senza reticenze che la Chiesa è una".

P. Gianni Criveller, missionario del Pime, inviato a Xi’an
("Mondo e Missione", Marzo 2004)

È una delle figure di spicco della Chiesa cattolica cinese. Monsignor Antonio Li Du'an, classe 1927, dentro e fuori la Cina viene considerato il leader morale della "Chiesa aperta" (quella sotto il controllo del Partito - ndr), in comunione con la Chiesa universale. In questi anni Li Du'an si è distinto per la sua attiva iniziativa pastorale e la determinazione con cui ha difeso i diritti e la libertà della Chiesa. In lui si coniugano i tratti del pastore prudente e coraggioso allo stesso tempo. Fedele alla Santa Sede, è stato disponibile alla collaborazione con le autorità governative senza mai cedere su questioni fondamentali di fede e di diritto della Chiesa. Si è con coraggio sottratto alla consacrazione illegittima di cinque vescovi a Pechino, il 6 gennaio del 2000, come pure, nell'ottobre dello stesso anno, a prendere parte attiva alla campagna politica contro la canonizzazione di 120 martiri di Cina.
Monsignor Li Du'an ha accettato con grande cordialità di incontrare l'inviato di "Mondo e Missione". La conversazione che abbiamo avuto ha toccato molti dei punti caldi della situazione cinese di oggi.

Eccellenza, iniziamo dalla questione del primato del Papa…
Il Papa è il capo della Chiesa. L’apostolicità della Chiesa consiste nel fatto che la Chiesa discende dagli apostoli, con Pietro a capo. Il Papa ha il diritto di governo e di supervisione su tutta la Chiesa, un diritto che include l'elezione dei vescovi. Noi non negheremo mai il diritto del Papa, perché è un elemento essenziale della nostra fede cattolica. Ora, il diritto di governo del Papa deve essere inteso come vero. In Cina tuttavia abbiamo la politica religiosa che sostiene l'amministrazione indipendente e democratica della Chiesa. Come possono le due cose essere conciliate? Io penso che la Santa Sede e il governo cinese abbiano i mezzi per risolvere questo problema.
Il problema più pressante ora è l'elezione di nuovi vescovi. Nelle attuali circostanze non possiamo procedere alla consacrazione di un nuovo vescovo senza l'approvazione del governo. Se il governo non si oppone al nostro candidato, noi lo presentiamo alla Santa Sede per l'approvazione. In caso di mancata approvazione da parte del Papa, noi non procederemo alla consacrazione.

Qual è la sua opinione circa le relazioni diplomatiche tra Cina e Santa Sede?
Io credo che entrambe le parti vogliano il ristabilimento delle relazioni, e credo che il Papa lo voglia personalmente. L'ostacolo maggiore rimane l'elezione e la consacrazione dei vescovi. Le difficoltà ci sono, ma occorre dire anche che sono stati fatti passi in avanti notevoli. Il governo cinese riconosce che il Papa ha un ruolo di primato nella Chiesa cattolica. Noi preghiamo pubblicamente per il Papa, affermando senza reticenze che la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica. Io sono fiducioso che le distanze saranno colmate.

Nel 2003 sono stati approvati tre documenti in cui si avalla il principio dell'amministrazione democratica della Chiesa. Che ne pensa?
Se questi documenti sono intesi secondo la tradizione cattolica, noi possiamo accettarli. Ma bisogna assolutamente salvaguardare il ruolo della gerarchia, che è stata voluta da Gesù stesso. Il potere dei vescovi, successori degli apostoli, è vero potere di governo. Certamente ogni vescovo ha i suoi limiti, e deve guidare la Chiesa come un servo. Ma il suo potere è autentico, non può essere ridotto a un simbolo. Nessuno può sostituire il vescovo nella guida della Chiesa. Il concilio Vaticano II ha promosso la partecipazione dei laici nella Chiesa. Il vescovo deve aprirsi e accogliere il loro contributo, ma deve rimanere a capo, il suo ruolo non può essere svuotato!

Come vede il ruolo dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi (Apcc)?
Nella situazione in cui ci troviamo prendiamo atto che esiste l'Associazione patriottica. Se la sua funzione si configurasse come associazione di fedeli, non ci sarebbero problemi. L'Associazione patriottica non può stare sopra la Chiesa, deve essere interna alla Chiesa e sotto il vescovo.

Cosa dice della "Chiesa sotterranea"?
Tutti i cattolici di Cina sono uniti dalla stessa fede. Per quanto ne so, il Papa rispetta entrambe le comunità e ci chiama alla riconciliazione e all'unità. Alcuni nelle comunità sotterranee dicono che noi ci siamo ribellati al Papa. Io appartengo alla "Chiesa aperta", ma non sono un ribelle perché, nella maniera più assoluta, riconosco il primato del Papa. Abbiamo la stessa fede, siamo entrambi con il Santo Padre, dunque dobbiamo unirci nella struttura e dottrina tradizionale della Chiesa.

La modernizzazione sembra portare anche alla secolarizzazione. Come reagisce la Chiesa a questa sfida?
La secolarizzazione è una sfida universale, che si estende ora anche alla Chiesa di Cina. Nella società si assiste a una forte corsa al denaro e all'edonismo. Noi cristiani, compresi preti, religiosi e vescovi, viviamo nella società e ne siamo ovviamente influenzati, soprattutto i giovani preti. Essi vedono i loro coetanei arricchirsi e fare una vita comoda. Al contrario, la vita dei preti in Cina è molto dura, povera e senza soddisfazioni umane. È facile che si scoraggino, lo stesso vale per le giovani religiose.

Ritiene questa una delle cause della crisi di giovani preti e religiose?
Certo, questa è una delle ragioni. Qui a Xi'an, grazie a Dio, abbiamo avuto solo due sacerdoti che hanno lasciato. Ma nel resto del Paese sono di più, tra il 5 e il 10 per cento. Inoltre alcuni preti si trovano in gravi situazioni morali. Ma c'è da capire che, sopratutto nelle diocesi più povere, vivono una vita davvero difficile. I cattolici non possono aiutarli, non hanno intenzioni per le Messe, la diocesi non può passare loro uno stipendio. E cosi pensano che la loro vita sia miserabile. Per le suore è anche peggio. A Xi'an la situazione è assai migliore, la diocesi garantisce a tutti un salario minimo, ma sufficiente.
La causa immediata della crisi è, invece, la questione affettiva. Ma è chiaro che la causa più profonda va individuata in una carenza di vita spirituale. Con una forte spiritualità i problemi affettivi ed economici sarebbero posti sotto controllo.

Com'è la situazione vocazionale?
Certamente abbiamo molti preti nello Shaanxi - 260 per 260 mila cattolici - e abbiamo ancora molte vocazioni. Ma, dopo il boom degli anni Ottanta, a partire dagli anni Novanta le vocazioni sono diminuite progressivamente e alcune famiglie scoraggiano i loro figli dal farsi preti. Nelle province costiere la situazione è grave. A Shanghai, per esempio, non ci sono quasi più vocazioni. Alcuni dei nostri seminaristi sono andati a formarsi e a servire in quelle diocesi.

La formazione dei seminaristi e delle religiose è adeguata?
Nel nostro seminario di Xi'an abbiamo 16 sacerdoti incaricati della formazione e dell'insegnamento, il più alto numero di tutta la Cina. Ma devo ammettere che la nostra qualità di insegnamento e di formazione è piuttosto bassa. Un altro problema è la scarsità di direttori spirituali, per cui la correzione spirituale e morale è praticata in modo imperfetto. Anche la formazione della maturità umana, psicologica e affettiva risulta insufficiente. A Xi'an facciamo tutto ciò che possiamo per educare i nostri numerosi giovani in formazione, seminaristi e suore. Purtroppo, in altre parti del Paese, la qualità della formazione è persino minore.

Come viene operato il discernimento vocazionale?
Anche questo è un problema serio. Molti nostri cattolici hanno una mentalità tradizionale: quando uno entra in seminario o in convento, deve diventare per forza prete o suora. Uno che esce arreca vergogna, o si suppone abbia fatto qualcosa di male. C'è ancora poca considerazione per la libertà dell'individuo. Non abbiamo personale con la preparazione aggiornata e adatta ad affrontare questa grave questione. Abbiamo invitato preti e suore da Taiwan e Hong Kong per aiutare, ma non basta. È disponibile un audiovisivo prodotto a Taiwan, che aiuta a capire il discernimento della vocazione. Io lo faccio vedere ai seminaristi e alle suore e spesso parlo loro di questo argomento. Ma ci vuole molto di più per aiutare personalmente ciascuno di loro!

Cosa ci dice della vita religiosa femminile?
Purtroppo la mentalità maschilista è ancora radicata nella società e nella Chiesa. Abbiamo ancora preti e vescovi che credono che le suore esistano per servire e obbedire ai loro ordini. La coscienza della dignità della vita religiosa femminile non è ancora entrata in tutta la Chiesa di Cina. Io parlo alle religiose a partire dai documenti del Papa, e le esorto a tenere alta la loro dignità e il rispetto di sé, a non farsi mettere sotto i piedi da nessuno. Le esorto anche a studiare molto, a qualificarsi per assumere nuovi ruoli, così che tutti possano vedere da se stessi quanto meravigliose siano le religiose per la Chiesa e la società.

Cosa fa la Chiesa in campo sociale?
Dal 2002 è attivo nella nostra diocesi l'Ufficio cattolico per il servizio sociale, sostenuto da Misereor (l'organismo di cooperazione internazionale della Chiesa cattolica tedesca - ndr). Funziona molto bene: disponiamo di cinque operatori a tempo pieno e di tre volontari. Sosteniamo microprogetti in villaggi poveri di tutta la provincia dello Shaanxi: pozzi, irrigazione; salute (in particolare operazioni di chirurgia plastica del labbro leporino); educazione (compresa la costruzione di piccole scuole); orfani; aiuti per calamità naturali… Aiutiamo chiunque abbia bisogno, indipendentemente dall'appartenenza religiosa. È uno sviluppo nuovo per la Chiesa di Cina, e in questo campo, devo dire, la nostra diocesi è all'avanguardia.

Mi lasci tornare sulla questione della secolarizzazione: nelle famiglie cattoliche si trasmette ancora la fede?
Una volta la fede veniva con successo trasmessa dai genitori ai figli. Oggi avviene ancora, ma con più difficoltà. Ora c'è bisogno che le famiglie siano aiutate in questo compito, perché non possono affrontare da sole i pericoli della secolarizzazione. Negli scorsi anni tenevamo corsi di formazione alla fede per giovani e "campi estivi" per bambini: ora le autorità ci hanno proibito di continuare questo programma.

Quali sono le prospettive dell'evangelizzazione?
È risaputo che molti giovani sono attratti alla fede cristiana. Anche un certo numero di intellettuali si è aperto al cristianesimo.

In questo sembra che i protestanti incontrino un "successo" maggiore…
Sì certo, stanno crescendo in modo più rapido. Loro sono molto più attivi. Ognuno di loro deve "portare frutto", cioè portare nuovi membri nelle comunità. Poi chi entra viene accolto con entusiasmo e calore, molto più che da noi. La dottrina che offrono ai neofiti è più semplice ed essenziale della nostra, più facile da capire e accettare. Inoltre sono molto più in contatto con il mondo studentesco e intellettuale, che ama una fede biblica, senza doveri e obbligo di frequenza. Ma noi dobbiamo essere contenti del loro successo: in un modo o l'altro è Cristo che viene annunciato. E poi alcuni di loro approfondiscono la fede, e arrivano ad apprezzare i tesori della dottrina e della tradizione cattolica.

Dunque la Chiesa cattolica sembra  mancare di spirito missionario…
Nella Chiesa cattolica cinese lo spirito missionario c'è, sono molti gli esempi che potrei portare. La nostra crescita è ancora lenta, e non siamo in grado di raccogliere tutto l'interesse che serpeggia nella società, ma faremo meglio. Io sono ottimista, posso personalmente testimoniare che negli ultimi vent'anni ci sono stati cambiamenti positivi. Questo è il tempo migliore per l'evangelizzazione in Cina. Mai la gente è stata cosi aperta e favorevole alla fede cristiana.

Siamo in periodo di cambio generazionale: ha fiducia che i giovani vescovi guideranno bene la Chiesa?
Fra dieci anni ci saranno solo vescovi molto giovani a guidare la Chiesa di Cina. Io non ci sarò, ma ho fondate speranze che essi faranno bene. E credo che il Signore li assisterà.

Cosa può imparare la Chiesa italiana da quella cinese?
Siamo una Chiesa in mezzo a difficoltà, e ci rendiamo conto che non diamo abbastanza testimonianza a Gesù Cristo. Non abbiamo niente da offrire alla Chiesa in Italia. Siamo ancora poveri, abbiamo ancora bisogno di ricevere. Nel 1992 sono stato in Italia. Ho visitato Roma, le basiliche, le tombe degli apostoli. Roma è così importante perché ha la testimonianza degli apostoli, è il luogo della prima cristianità. Questa è la gloria dei cattolici italiani, che hanno sempre mantenuto la fede cattolica, che sono sempre stati fedeli alla Chiesa e al Papa. Io spero che continueremo a imparare dalla fedeltà dei cattolici italiani.

TOP   I miei lunghi anni nei gulag

Antonio Li Du'an è nato a Xi'an (Shaanxi) il 13 giugno 1927. A quel tempo la diocesi di Xi'an era evangelizzata dai francescani della provincia toscana. È stato ordinato sacerdote l'11 aprile 1951. Ha trascorso lunghi anni in detenzione, in tre diversi periodi. Il primo periodo di carcere, senza condanna, dal 5 ottobre 1954 al 3 giugno '57, il secondo dall'aprile '58 all'aprile '60, con una condanna a tre anni. Il terzo periodo va dal marzo '66 al 29 dicembre '79, con una condanna a 20 anni.
Monsignor Li Du'an è stato consacrato vescovo di Xi'an il 5 aprile 1987, riconosciuto sia dal governo cinese sia dalla Santa Sede. Parla diverse lingue, tra cui latino e italiano.
Xi'an è tra le otto diocesi della provincia dello Shaanxi, sul cui territorio sorgono un seminario maggiore con 150 seminaristi e uno minore con 50 studenti. I sacerdoti sono 265 e le suore 600, oltre a un centinaio di ragazze in fase di formazione. I luoghi di culto, quasi tutti restaurati o di recente costruzione, sono 400. La diocesi di Xi'an conta 20 mila cattolici, mentre l'intera provincia circa 270 mila.

TOP   Xi'an, la culla della fede

Antica capitale dell'Impero sotto 12 dinastie e capolinea della celebre Via della seta, Xi'an si può considerare come la culla del cristianesimo cinese. Qui arrivarono infatti - nel 635, all'epoca della dinastia Tang - i primi missionari cristiani nestoriani provenienti da Baghdad. A capo dei nestoriani era il vescovo Alopeng. Se Xi'an è vivace sotto il profilo religioso, in generale va detto che l'intera provincia dello Shaanxi è una delle comunità più ferventi della Cina: forte è qui la presenza di strutture religiose (a Xi'an c'è un importante centro di formazione per le suore e uno dei maggiori seminari di tutta la Cina).
Anche la civiltà cinese - come detto - vede in Xi'an un luogo di altissimo valore storico; sono state infatti rintracciate in questa zona le sue prime testimonianze: ossa oracolari con incisioni di caratteri cinesi.
Oggi la città è una delle più vivaci e significative della Cina e conta quasi 6 milioni di abitanti.
I turisti occidentali spesso la inseriscono nei loro circuiti per visitare il celeberrimo Esercito di terracotta (settemila i pezzi portati alla luce dagli archeologi) che costituiscono parte del monumentale complesso funerario dell'imperatore Qin Shi Huang.