LETTERA ALLA CINA
In attesa delle parole del Santo PadreGianni Criveller
C’è una notizia molto
bella nel comunicato della Santa Sede al termine della specialissima "due
giorni" sulla Chiesa in Cina. Il Santo
Padre
scriverà una lettera ai Cattolici Cinesi, i quali, ne sono più che sicuro,
riceveranno la parole del Papa con riconoscenza e devozione. I cattolici di
Cina, a qualsiasi comunità essi appartengono, e tutti coloro che, come noi,
amano e sostengono la Chiesa in Cina accoglieranno le parole del Papa, qualunque
esse siano, le sue speranze, direttive e decisioni con totale adesione del cuore
e della mente. E al Santo Padre va fin d’ora il nostro grazie per il Suo amore
verso la Chiesa e il popolo di Cina. Dopo la lettera del Papa le nostre parole e
azioni avranno un solo obiettivo: realizzare i desideri del Santo Padre per il
bene della Chiesa di Cina.
Al momento non si conosce quando questa lettera verrà resa nota, né siamo in
grado di anticiparne il contenuto. Siamo dunque ancora nel tempo del libero
dibattito. Vorrei allora proporre una breve riflessione a margine del comunicato
della sala stampa della Santa Sede del 21 gennaio.
Mi ha colpito positivamente l’esplicito riferimento alle sofferenze di
numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli che hanno mantenuto una limpida fedeltà
alla fede cattolica e alla Santa Sede. È stato anche riconosciuto, forse per la
prima volta in modo pubblico ed esplicito da parte della Santa Sede, che la
stragrande maggioranza dei vescovi della Chiesa aperta sono in comunione con il
Santo Padre. A mio parere quelle parole, persino scontate per gli addetti ai
lavori, hanno un valore simbolico enorme: è la dichiarazione del fallimento
della politica religiosa del regime cinese, che ha cercato in tutti i modi di
creare una Chiesa nazionale indipendente da Roma.
È molto importante anche il riferimento alla costituzione divina della Chiesa:
essa è governata dai vescovi, successori degli apostoli, in comunione con
Pietro, il loro capo. La Chiesa in Cina è invece ancora sottoposta al controllo
di una associazione voluta da una partito politico, e manipolata dal suo
Segretario Generale, che continua a fare una incredibile quantità di male ai
cattolici. A questa associazione infatti si deve imputare una grave
responsabilità nelle consacrazioni illegittime del 2000 e del 2006, che hanno
creato profonde divisioni e contrasti tra le comunità cattoliche.
Il comunicato della Santa Sede non sembra prendere una posizione
sufficientemente chiara nel denunciare questo grave abuso. È questo uno degli
elementi del comunicato che mi lasciano un po’ perplesso, e che propongo con
rispetto alla considerazione dei lettori e della Santa Sede.
Mi sembra inadeguato affermare che tra Chiesa e regime ci siano state
"incomprensioni", quasi che le vittime e gli oppressori siano da
mettere sullo stesso piano. Il comunicato ha utilizzato, nel comporre questa
frase, un linguaggio politicamente corretto, che ha certamente un legittimo fine
diplomatico. Il Papa Benedetto XVI tuttavia ci invita ad onorare innanzitutto la
verità.
Mi sembra inoltre eccessivo definire "sorprendente" la crescita della
Chiesa cattolica in Cina. La Chiesa cattolica in Cina sta crescendo, soprattutto
in certe aree, ma in generale la crescita è lenta. Se confrontiamo la
proporzione tra numero di cattolici e popolazione nel 1949 (4 su 540 milioni) e
oggi (12 su 1320 milioni), vediamo che non è cresciuto in maniera
significativa: solo dal 0.74 per cento al 0.91 per cento. Una crescita
esponenziale l’hanno avuta invece le comunità protestanti: da meno che un
milione sono passati a 30 milioni!
A mio parere i problemi principali della Chiesa in Cina oggi sono: l’evangelizzazione
(soprattutto dei giovani); la sfida della secolarizzazione; la scelta dei nuovi
e giovani vescovi; la formazione (vescovi, preti, religiose e fedeli laici); l’unità
(ci sono troppe divisioni interne, anche nelle stesse comunità sotterranee e
aperte); la libertà (dal controllo dell’Associazione Patriottica e dei
funzionari del governo).
Credo che questi temi siano stati affrontati nella "due giorni", e che
il Santo Padre avrà tutte le informazioni necessarie per scrivere ai cattolici
di Cina. Dopo la sua lettera saremo uniti per attuare i suoi desideri.
C’è una notizia molto bella nel comunicato della Santa Sede al termine
della specialissima "due giorni" sulla Chiesa in Cina. Il Santo
Padre scriverà una lettera ai Cattolici Cinesi, i quali, ne sono più
che sicuro, riceveranno la parole del Papa con riconoscenza e devozione. I
cattolici di Cina, a qualsiasi comunità essi appartengono, e tutti coloro che,
come noi, amano e sostengono la Chiesa in Cina accoglieranno le parole del Papa,
qualunque esse siano, le sue speranze, direttive e decisioni con totale adesione
del cuore e della mente. E al Santo Padre va fin d’ora il nostro grazie per il
Suo amore verso la Chiesa e il popolo di Cina. Dopo la lettera del Papa le
nostre parole e azioni avranno un solo obiettivo: realizzare i desideri del
Santo Padre per il bene della Chiesa di Cina.
Al momento non si conosce quando questa lettera verrà resa nota, né siamo in
grado di anticiparne il contenuto. Siamo dunque ancora nel tempo del libero
dibattito. Vorrei allora proporre una breve riflessione a margine del comunicato
della sala stampa della Santa Sede del 21 gennaio.
Mi ha colpito positivamente l’esplicito riferimento alle sofferenze di
numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli che hanno mantenuto una limpida fedeltà
alla fede cattolica e alla Santa Sede. È stato anche riconosciuto, forse per la
prima volta in modo pubblico ed esplicito da parte della Santa Sede, che la
stragrande maggioranza dei vescovi della Chiesa aperta sono in comunione con il
Santo Padre. A mio parere quelle parole, persino scontate per gli addetti ai
lavori, hanno un valore simbolico enorme: è la dichiarazione del fallimento
della politica religiosa del regime cinese, che ha cercato in tutti i modi di
creare una chiesa nazionale indipendente da Roma.
È molti importante anche il riferimento alla costituzione divina della chiesa:
essa è governata dai vescovi, successori degli apostoli, in comunione con
Pietro, il loro capo. La chiesa in Cina è invece ancora sottoposta al controllo
di una associazione voluta da una partito politico, e manipolata dal suo
Segretario Generale, che continua a fare una incredibile quantità di male ai
cattolici. A questa associazione infatti si deve imputare una grave
responsabilità nelle consacrazioni illegittime del 2000 e del 2006, che hanno
creato profonde divisioni e contrasti tra le comunità cattoliche.
Il comunicato della Santa Sede non sembra prendere una posizione
sufficientemente chiara nel denunciare questo grave abuso. È questo uno degli
elementi del comunicato che mi lasciano un po’ perplesso, e che propongo con
rispetto alla considerazione dei lettori e della Santa Sede.
Mi sembra inadeguato affermare che tra chiesa e regime ci siano state
"incomprensioni", quasi che le vittime e gli oppressori siano da
mettere sullo stesso piano. Il comunicato ha utilizzato, nel comporre questa
frase, un linguaggio politicamente corretto, che ha certamente un legittimo fine
diplomatico. Il papa Benedetto XVI tuttavia ci invita ad onorare innanzitutto la
verità.
Mi sembra inoltre eccessivo definire "sorprendente" la crescita della
chiesa cattolica in Cina. La chiesa cattolica in Cina sta crescendo, soprattutto
in certe aree, ma in generale la crescita è lenta. Se confrontiamo la
proporzione tra numero di cattolici e popolazione nel 1949 (4 su 540 milioni) e
oggi (12 su 1320 milioni), vediamo che non è cresciuto in maniera
significativa: solo dal 0.74 per cento al 0.91 per cento. Una crescita
esponenziale l’hanno avuta invece le comunità protestanti: da meno che un
milione sono passati a 30 milioni!
A mio parere i problemi principali della chiesa in Cina oggi sono: l’evangelizzazione
(soprattutto dei giovani); la sfida della secolarizzazione; la scelta dei nuovi
e giovani vescovi; la formazione (vescovi, preti, religiose e fedeli laici); l’unità
(ci sono troppe divisioni interne, anche nelle stesse comunità sotterranee e
aperte); la libertà (dal controllo dell’Associazione Patriottica e dei
funzionari del governo).
Credo che questi temi siano stati affrontati nella "due giorni", e che
il Santo Padre avrà tutte le informazioni necessarie per scrivere ai cattolici
di Cina. Dopo la sua lettera saremo uniti per attuare i suoi desideri.