LETTERA ALLA CINA

RITAGLI    In attesa delle parole del Santo Padre    SPAZIO CINA

Gianni Criveller
("Mondo e Missione", Aprile 2007)

C’è una notizia molto bella nel comunicato della Santa Sede al termine della specialissima "due giorni" sulla Chiesa in Cina. Il Santo Padre scriverà una lettera ai Cattolici Cinesi, i quali, ne sono più che sicuro, riceveranno la parole del Papa con riconoscenza e devozione. I cattolici di Cina, a qualsiasi comunità essi appartengono, e tutti coloro che, come noi, amano e sostengono la Chiesa in Cina accoglieranno le parole del Papa, qualunque esse siano, le sue speranze, direttive e decisioni con totale adesione del cuore e della mente. E al Santo Padre va fin d’ora il nostro grazie per il Suo amore verso la Chiesa e il popolo di Cina. Dopo la lettera del Papa le nostre parole e azioni avranno un solo obiettivo: realizzare i desideri del Santo Padre per il bene della Chiesa di Cina.
Al momento non si conosce quando questa lettera verrà resa nota, né siamo in grado di anticiparne il contenuto. Siamo dunque ancora nel tempo del libero dibattito. Vorrei allora proporre una breve riflessione a margine del comunicato della sala stampa della Santa Sede del 21 gennaio.
Mi ha colpito positivamente l’esplicito riferimento alle sofferenze di numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli che hanno mantenuto una limpida fedeltà alla fede cattolica e alla Santa Sede. È stato anche riconosciuto, forse per la prima volta in modo pubblico ed esplicito da parte della Santa Sede, che la stragrande maggioranza dei vescovi della Chiesa aperta sono in comunione con il Santo Padre. A mio parere quelle parole, persino scontate per gli addetti ai lavori, hanno un valore simbolico enorme: è la dichiarazione del fallimento della politica religiosa del regime cinese, che ha cercato in tutti i modi di creare una Chiesa nazionale indipendente da Roma.
È molto importante anche il riferimento alla costituzione divina della Chiesa: essa è governata dai vescovi, successori degli apostoli, in comunione con Pietro, il loro capo. La Chiesa in Cina è invece ancora sottoposta al controllo di una associazione voluta da una partito politico, e manipolata dal suo Segretario Generale, che continua a fare una incredibile quantità di male ai cattolici. A questa associazione infatti si deve imputare una grave responsabilità nelle consacrazioni illegittime del 2000 e del 2006, che hanno creato profonde divisioni e contrasti tra le comunità cattoliche.
Il comunicato della Santa Sede non sembra prendere una posizione sufficientemente chiara nel denunciare questo grave abuso. È questo uno degli elementi del comunicato che mi lasciano un po’ perplesso, e che propongo con rispetto alla considerazione dei lettori e della Santa Sede.
Mi sembra inadeguato affermare che tra Chiesa e regime ci siano state "incomprensioni", quasi che le vittime e gli oppressori siano da mettere sullo stesso piano. Il comunicato ha utilizzato, nel comporre questa frase, un linguaggio politicamente corretto, che ha certamente un legittimo fine diplomatico. Il Papa Benedetto XVI tuttavia ci invita ad onorare innanzitutto la verità.
Mi sembra inoltre eccessivo definire "sorprendente" la crescita della Chiesa cattolica in Cina. La Chiesa cattolica in Cina sta crescendo, soprattutto in certe aree, ma in generale la crescita è lenta. Se confrontiamo la proporzione tra numero di cattolici e popolazione nel 1949 (4 su 540 milioni) e oggi (12 su 1320 milioni), vediamo che non è cresciuto in maniera significativa: solo dal 0.74 per cento al 0.91 per cento. Una crescita esponenziale l’hanno avuta invece le comunità protestanti: da meno che un milione sono passati a 30 milioni!
A mio parere i problemi principali della Chiesa in Cina oggi sono: l’evangelizzazione (soprattutto dei giovani); la sfida della secolarizzazione; la scelta dei nuovi e giovani vescovi; la formazione (vescovi, preti, religiose e fedeli laici); l’unità (ci sono troppe divisioni interne, anche nelle stesse comunità sotterranee e aperte); la libertà (dal controllo dell’Associazione Patriottica e dei funzionari del governo).
Credo che questi temi siano stati affrontati nella "due giorni", e che il Santo Padre avrà tutte le informazioni necessarie per scrivere ai cattolici di Cina. Dopo la sua lettera saremo uniti per attuare i suoi desideri.

 

C’è una notizia molto bella nel comunicato della Santa Sede al termine della specialissima "due giorni" sulla Chiesa in Cina. Il Santo Padre scriverà una lettera ai Cattolici Cinesi, i quali, ne sono più che sicuro, riceveranno la parole del Papa con riconoscenza e devozione. I cattolici di Cina, a qualsiasi comunità essi appartengono, e tutti coloro che, come noi, amano e sostengono la Chiesa in Cina accoglieranno le parole del Papa, qualunque esse siano, le sue speranze, direttive e decisioni con totale adesione del cuore e della mente. E al Santo Padre va fin d’ora il nostro grazie per il Suo amore verso la Chiesa e il popolo di Cina. Dopo la lettera del Papa le nostre parole e azioni avranno un solo obiettivo: realizzare i desideri del Santo Padre per il bene della Chiesa di Cina.
Al momento non si conosce quando questa lettera verrà resa nota, né siamo in grado di anticiparne il contenuto. Siamo dunque ancora nel tempo del libero dibattito. Vorrei allora proporre una breve riflessione a margine del comunicato della sala stampa della Santa Sede del 21 gennaio.
Mi ha colpito positivamente l’esplicito riferimento alle sofferenze di numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli che hanno mantenuto una limpida fedeltà alla fede cattolica e alla Santa Sede. È stato anche riconosciuto, forse per la prima volta in modo pubblico ed esplicito da parte della Santa Sede, che la stragrande maggioranza dei vescovi della Chiesa aperta sono in comunione con il Santo Padre. A mio parere quelle parole, persino scontate per gli addetti ai lavori, hanno un valore simbolico enorme: è la dichiarazione del fallimento della politica religiosa del regime cinese, che ha cercato in tutti i modi di creare una chiesa nazionale indipendente da Roma.
È molti importante anche il riferimento alla costituzione divina della chiesa: essa è governata dai vescovi, successori degli apostoli, in comunione con Pietro, il loro capo. La chiesa in Cina è invece ancora sottoposta al controllo di una associazione voluta da una partito politico, e manipolata dal suo Segretario Generale, che continua a fare una incredibile quantità di male ai cattolici. A questa associazione infatti si deve imputare una grave responsabilità nelle consacrazioni illegittime del 2000 e del 2006, che hanno creato profonde divisioni e contrasti tra le comunità cattoliche.
Il comunicato della Santa Sede non sembra prendere una posizione sufficientemente chiara nel denunciare questo grave abuso. È questo uno degli elementi del comunicato che mi lasciano un po’ perplesso, e che propongo con rispetto alla considerazione dei lettori e della Santa Sede.
Mi sembra inadeguato affermare che tra chiesa e regime ci siano state "incomprensioni", quasi che le vittime e gli oppressori siano da mettere sullo stesso piano. Il comunicato ha utilizzato, nel comporre questa frase, un linguaggio politicamente corretto, che ha certamente un legittimo fine diplomatico. Il papa Benedetto XVI tuttavia ci invita ad onorare innanzitutto la verità.
Mi sembra inoltre eccessivo definire "sorprendente" la crescita della chiesa cattolica in Cina. La chiesa cattolica in Cina sta crescendo, soprattutto in certe aree, ma in generale la crescita è lenta. Se confrontiamo la proporzione tra numero di cattolici e popolazione nel 1949 (4 su 540 milioni) e oggi (12 su 1320 milioni), vediamo che non è cresciuto in maniera significativa: solo dal 0.74 per cento al 0.91 per cento. Una crescita esponenziale l’hanno avuta invece le comunità protestanti: da meno che un milione sono passati a 30 milioni!
A mio parere i problemi principali della chiesa in Cina oggi sono: l’evangelizzazione (soprattutto dei giovani); la sfida della secolarizzazione; la scelta dei nuovi e giovani vescovi; la formazione (vescovi, preti, religiose e fedeli laici); l’unità (ci sono troppe divisioni interne, anche nelle stesse comunità sotterranee e aperte); la libertà (dal controllo dell’Associazione Patriottica e dei funzionari del governo).
Credo che questi temi siano stati affrontati nella "due giorni", e che il Santo Padre avrà tutte le informazioni necessarie per scrivere ai cattolici di Cina. Dopo la sua lettera saremo uniti per attuare i suoi desideri.