Francesco D'Agostino
("Avvenire", 9/9/’07)
L'omelia che il Papa
ha pronunciato nella mattinata di sabato a Mariazell
ha un impianto fortemente "cristologico". Guardare a Cristo è il tema
che la struttura tutta: a Cristo raffigurato nel santuario come un bambino tra
le braccia di Maria, a Cristo raffigurato sopra l'altare maggiore come un
crocifisso che apre e stende le braccia verso il mondo. In ambedue queste
immagini, quella del bambino protetto dalla Madre e quella del morente che
affida se stesso e il mondo intero a Dio, si riassume tutto ciò che il
cristianesimo ha da dire sulla verità del mondo e dell'uomo. La verità non è
arrogante, ma è umile; la verità non si manifesta a chi si chiude in se
stesso, ma solo a chi sa aprirsi all'altro e aprirsi fino al limite estremo del
sacrificio di sé.
A chi è rivolta questa omelia? Ai cristiani, certamente. Ma non a loro
soltanto: essa è rivolta altrettanto certamente a tutti gli uomini "di
buona volontà", a tutti coloro cioè che non si chiudono pregiudizialmente
all'ascolto di qualunque messaggio che li riguardi. E il messaggio che proviene
da Mariazell riguarda tutti gli uomini, perché è un messaggio cristiano,
perché - come ogni messaggio cristiano - annuncia la verità di Cristo e
assieme, e indissolubilmente, annuncia la verità dell'uomo. Basterà, per
meglio rendere ragione di quanto detto, portare l'attenzione su due punti
soltanto dell'omelia. Il primo riguarda il tema del pellegrinaggio e non a caso,
dato che Mariazell è il più celebre santuario austriaco. Porsi in
pellegrinaggio, spiega il Papa, significa individuare prima e camminare poi
verso una meta. Il pellegrino, colui che ha scoperto che la vita non può
ridursi a un "vagabondaggio" insensato, non è l'uomo che ha la certezza di
arrivare alla meta, ma l'uomo che sa che la vita ha un senso solo se ci si
prefigge una meta. La crisi spirituale del nostro tempo, spiega il Papa con
parole tanto rapide quanto incisive, dipende in fondo solo da questo:
ritenendosi incapaci di orientarsi alla verità, molti uomini d'oggi si
rassegnano a vagabondare, rischiando di perdere definitivamente il senso stesso
della differenza tra bene e male. Lo si vede in modo esemplare nelle vicende
della scienza di oggi, sempre più potente a livello funzionale e sempre più
"miope" (per non dire addirittura cieca) per quel che riguarda il bene
dell'uomo.
Ma anche ad un secondo livello il tema del pellegrinaggio si rivela istruttivo
per tutti. Mariazell è un santuario mariano: ed è all'amore che unisce la
Vergine e il suo bambino che si rivolgono i pellegrini, che ben sanno in cuor
loro come in questa immagine si riassuma tutto il fascino e il mistero
dell'amore. L'amore infatti è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ma che nessuno
può produrre con le proprie forze: l'amore lo si può solo ricevere come dono e
solo come dono trasmettere agli altri. La crisi demografica che colpisce
l'Europa, sostiene il Papa con parole delicate ma inequivocabili («l'Europa è
divenuta povera di bambini»), è segno di una tragica crisi di amore e insieme
di crisi di fiducia verso il futuro. E quando il futuro diviene non più
credibile, perde forza ogni impegno sociale e morale. Non dalla ragione
strutturata "tecnologicamente", ma dalla ragione "illuminata dal cuore"
dipendono la possibilità e la credibilità di ogni precetto morale e di ogni
impegno sociale. È per questo che a tutti, proprio a tutti, il Papa rivolge
l'invito a «guardare a Cristo» - a Cristo come Gesù bambino, a Cristo come al
Crocifisso. Un invito ad ogni uomo perché guardi dentro di sé e scopra quello
spazio, che è intollerabile che rimanga "vuoto", ma che da solo
l'uomo non è in grado di riempire.