Responsabilità per il "creato"

RITAGLI     Una "tutela" non parziale né "depotenziata"     DOCUMENTI

Francesco D’Agostino
("Avvenire", 23/12/’08)

Nel Discorso che ha pronunciato ieri nel corso dell’Udienza alla "Curia Romana", in occasione degli "auguri natalizi", Benedetto XVI ha offerto agli ascoltatori alcune "sottili" riflessioni teologiche. Una, in particolare, merita attenzione. Dopo aver ribadito che la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai propri fedeli soltanto il messaggio della "salvezza", ma che «essa ha una responsabilità per il "creato" e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico», il Papa ha aggiunto che nel "creato", che è oggi sottoposto a grandi pericoli di distruzione e che va difeso come un bene appartenente a tutti, rientra ovviamente anche l’uomo. È compito primario della Chiesa «proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso».
È facile immaginare che queste parole del Papa troveranno ampio consenso in tutti coloro che vedono con preoccupazione il "degrado ambientale" come un’autentica "minaccia" per la sopravvivenza stessa del genere umano. Ma il Papa va al di là di queste pur giuste preoccupazioni, chiaramente da lui pienamente condivise. «Le "foreste tropicali" – egli ha detto – meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come "creatura", nella quale è iscritto un messaggio che non significa "contraddizione" della nostra libertà, ma la sua condizione». Se l’uomo corre un pericolo di distruzione, è anche perché abusa della propria natura, affidandosi ciecamente a illusorie pretese di "auto-emancipazione", tra le quali Benedetto XVI cita esplicitamente quella del "gender", l’"ideologia" secondo la quale l’uomo sarebbe legittimato a scegliere e a elaborare in sovrana e "insindacabile" libertà i propri "orientamenti pulsionali", dato che l’identità sessuale – maschile e femminile – del nostro corpo andrebbe considerata alla stregua di un irrilevante "dato biologico". La questione è cruciale. "Teoreticamente" essa rimanda ad una questione "metafisica", quella della natura dell’essere umano, che – dice il Papa – non può essere ritenuta "superata". "Teologicamente", essa investe il problema dell’"ordine della creazione", che siamo chiamati a rispettare, nella consapevolezza che qualsiasi "manipolazione" di quest’ordine sul piano spirituale è un’autentica "offesa" a Dio e sul piano materiale è una "minaccia" per l’uomo. La questione possiede però anche un suo rilievo "mediatico", che non va trascurato. Si sono di recente moltiplicate sui "mass-media" le critiche alla fermezza con cui la Chiesa sta prendendo le distanze da dichiarazioni, "atti di indirizzo", "convenzioni" nazionali e internazionali, nelle quali ( spesso – perché non dirlo? – "subdolamente") sono stati introdotti, nella pretesa di denunciare qualsiasi "discriminazione", indebiti riferimenti alla logica del "gender".
Spiace rilevare come studiosi di pur alto profilo – si veda l’"editoriale" di Carlo Galli, su "Repubblica" di ieri – si dimostrino non in grado di percepire quale sia la vera "posta in gioco". Insegnare ai bambini e ai ragazzi, nel contesto di una disciplina scolastica quale l’"Educazione alla Costituzione", che il matrimonio non presuppone la diversità sessuale (come avviene in
Spagna), o imporre che nei "sussidiari" delle scuole elementari non si usino termini come "papà e mamma" (come succede in Inghilterra), perché portatori di valenze "discriminatorie" (!!!), non significa insegnare "pluralismo" e "tolleranza", ma veicolare con l’autorevolezza che la scuola dovrebbe possedere (ma che sempre meno possiede) una visione "deformante" dell’identità umana. «È necessario che ci sia qualcosa come una "ecologia" dell’uomo, intesa nel senso giusto», ha detto ieri il Papa. A quando una franca discussione su questi temi, liberata da "pregiudizi laicisti", divenuti oramai soffocanti e insopportabili?