All’Aquila carica di "storia" e "resa" pari alla terra

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nell’"humilis" epicentro del dolore


Giovanni D’Alessandro
("Avvenire", 8/7/’09)

C’è una particolare enfasi nelle parole usate dai "media" per il "G8" che comincia oggi all’Aquila.
"I potenti della Terra" è un’espressione non riservata ai precedenti "summit", con questa frequenza, almeno. È un’espressione suggestiva, arcaica, di certo ispirata dalla contrapposizione tra l’evento mondiale e la piccola città che lo ospita, così diversa dalle capitali o dalle città storiche, di solito prescelte dal Paese ospitante quale palcoscenico per l’affaccio dei "grandi", dei "potenti" della Terra. È il "Vangelo" ad apprestare il più famoso precedente per questa locuzione, in una delle pagine più "liriche", misteriose e profetiche di Luca, il "Magnificat" della Vergine, tutto costruito, nel riecheggiare il "Salmista", proprio sulla contrapposizione tra grandi e piccoli, potenti e umili, troni e terra. Dei "potenti" di oggi nessuno manca all’Aquila. Vengono dai quattro angoli del globo. Nel "Vecchio Testamento" i loro regni si fermavano al mare, confine di tutto, o al massimo alle "isole oltre il mare" (i "Continenti"), e su stuoli di dromedari di Madian e di Efa viaggiava la loro ricchezza. Oggi viaggia su "transazioni finanziarie", che si rincorrono ininterrottamente da un capo all’altro del pianeta. I "grandi" sono tutti qui, tra i monti dell’
Abruzzo, non lontano da quella Roma, che al tempo del "Magnificat" era capitale di un impero ritenuto eterno e invincibile. Come tutto è "transitorio". Come questi stessi luoghi, un tempo di potenza, guardati con gli occhi di allora, parrebbero oggi irriconoscibili. Come ogni potenza è, davvero, destinata a essere rovesciata dal suo trono. Nei giorni scorsi su questa contrapposizione tra "potenti" e "umili" si è ascoltata la voce del Papa, primo "Capo di Stato" – va detto – oltre che capo della "Cristianità", a visitare l’Aquila due mesi or sono, dalla devastata Onna alla Basilica di Collemaggio dov’è sepolto il suo "predecessore" Celestino V, il Papa "abruzzese" che nel 1294 trovò più impervio ascendere al "soglio di Pietro" che ai dirupati "monti aquilani", per cui "abdicò", caso unico nella storia e molto, molto "iconico" di una certa indomabile "abruzzesità", orgogliosamente coltivata dai suoi "corregionali"; Benedetto XVI entrò nella Basilica "semidistrutta", tra i "patemi" della "Security", e depose il suo primo "pallio" sulla teca che contiene i resti di Celestino. Il Papa si è ora rivolto ai "potenti" con l’unica voce che può parlare, senza soggezione, di "transitorietà" del loro stato e richiamarli alle loro responsabilità. Tutti hanno sentito le sue parole: occorre un’architettura finanziaria più sensibile ai bisogni del mondo; occorre che i "grandi" non distolgano lo sguardo dalla preghiera senza parole degli umili, lontani dalla scena del mondo e dal suo passaggio. Anche in questo caso, nel rovesciamento della prospettiva "ricchi/poveri", "potenti/impotenti" è l’elemento "temporale" a giocare un ruolo eversivo. Non solo perché i "potenti" passano col trascorrere della scena del mondo, ma anche perché "i poveri" – sono parole del Cristo – «li avrete sempre con voi», "icona" di ciò che l’uomo è, nonché misura di come l’altro uomo, il "potente", esercita, nel soccorrere il bisogno, le frazioni di "potestas a Deo" che gli sono state conferite; la messa a frutto, o viceversa il seppellimento, dei "talenti" affidatigli. La sede in cui si svolge il "G8" è dunque in particolare sintonia con il "Messaggio" di Benedetto XVI. L’Aquila è oggi "humilis", perché in più parti «eguagliata alla terra», «fatta pari al suolo», come scrivevano gli "storici", rappresentandone la condizione dopo il terrificante "sisma" del 1703 che causò 4500 morti, e dopo il quale la città risorse per farsi più bella, come sarebbe rimasta fino al 6 Aprile 2009. Chi s’intende di cose "abruzzesi" sa che tre anni dopo, nel 1706, un altrettanto spaventoso "sisma" devastò, sempre nell’"Aquilano", Sulmona (anch’essa terra di Papi, come Innocenzo VII), provocando 1.000 morti; e il Pontefice Clemente XI, mosso a compassione per la città di Ovidio, ne promosse con stupende Chiese la rinascita. Più dolorosa di tutte è poi la storia della Diocesi "marsicana", atterrata nel 1915 con 25.000 morti, dove rifulse l’opera di Don Orione. Questo "G8" porta tutto il mondo in un "epicentro" di secolare dolore, unito a grande bellezza dei luoghi. Il "messaggio" che il Papa manda ai "potenti" della Terra è dunque carico di simboli che il "terremoto" evoca e riattualizza. Con esso il "terremoto" acquisisce una valenza non più solo "fisica", bensì "metafisica". I "poveri" sono oggi all’Aquila attraverso la voce del Papa, di fronte ai "potenti" della Terra. Il "misero", il "diseredato" stanno già guardando negli occhi il "grande", il "potente", per vedere se verrà rispettato il "comandamento" – che viene dall’unico centro di ogni grandezza e potenza – d’essere ascoltato, rispettato, aiutato e cioè in una parola "amato"; o se anche questo "summit", come i precedenti, si risolverà in una "parata" con finale dichiarazione d’intenti a lungo termine, nell’ambito di un evento meramente rivestito di "solidarietà", per la sede in cui si svolge; se il 2009 rappresenterà un avanzamento o un’ulteriore "dilazione" degli impegni in tema di salute, sviluppo e ambiente fissati nel 2000 per il 2015, e oggi del tutto remoti come raggiungimento. All’Aquila, centro e "icona" del mondo, si ritrovano oggi il "ricco" e il "povero". Il "potente" e l’"impotente". Il "giudice" che non teme Dio e la "vedova" bisognosa di giustizia. Epulone e Lazzaro. Nella dialettica tra questi due "poli" passa tutta la storia dell’uomo, l’ha detto Colui che ne guardava l’"Alfa" e l’"Omega".