Si può essere "integristi" in tanti campi

RITAGLI     Quando anche i nuovi "poteri"     DOCUMENTI
passano al vaglio della "laicità"

Giuseppe Dalla Torre
("Avvenire", 25/11/’08)

Si continua a parlare di "laicità": anche la dolorosa vicenda di Eluana ha risollevato il "dibattito" sul tema. Ma pochi si rendono conto che, rispetto al passato, la problematica della "laicità" tende a porsi oggi in contesti del tutto diversi.
In effetti in Occidente, seppure per vie diverse e con assetti "giuridico-istituzionali" differenti, tutti gli Stati si sono più o meno accentuatamente avvicinati ad un "paradigma" di sostanziale "laicità". Anche se tutto è "perfettibile", la "libertà religiosa" individuale, collettiva ed istituzionale è pressoché ovunque una meta conquistata; lo stesso dicasi per l’eguaglianza senza distinzioni di "credo religioso".
Il fatto è che il problema della "laicità" si sposta su altri terreni, rispetto a quello religioso, e nei confronti di altri "poteri", rispetto a quello tradizionale dello Stato.
Dal primo punto di vista, mi pare di dover notare che il problema della "imparzialità" dello Stato a fronte delle diverse posizioni esistenti nella nostra società "pluralistica" non si pone più – o quantomeno non si pone più in maniera prevalente – rispetto alla religione, ma si pone piuttosto rispetto all’"etica". Viviamo, come noto, in quell’età "preconizzata" da
Max Weber del "politeismo etico" e questo fa problema per le scelte che lo Stato deve compiere.
Non a caso la "bio-etica" e la "bio-giuridica" costituiscono, oggi, il terreno di maggior affronto e contrasto tra visioni diverse.
Al riguardo giova osservare che il fenomeno ha assunto connotazioni esemplari in Italia, dove il problema della "laicità" è esploso solo negli "Anni ’80", ed in realtà non per ragioni propriamente religiose, ma quando il "pluralismo" delle tavole di valori "etici" era fatto ormai compiuto nella nostra società e dopo che il "legislatore" aveva dovuto cominciare ad occuparsi di questioni sensibili dal punto di vista "etico" (divorzio, aborto, interventi vari nell’ambito "bio-medico").
Ma cambiano anche i soggetti nei cui confronti si rivolge l’"istanza" ad una imparzialità nell’agire. Basti pensare al fatto che, soprattutto a seguito del procedere del fenomeno della "globalizzazione", si assiste al declino dello Stato e, quindi, al cedere del tradizionale primato del "potere politico". Tale declino è accompagnato dalla ascesa di nuovi "poteri", tra l’altro di carattere "transnazionale": innanzitutto il "potere economico", ma anche altri come quello "mass-mediale" e quello "scientifico-tecnologico". Si tratta di "poteri" che tendono ad essere "auto-referenziali" e insofferenti di ogni "etero-regolamentazione", non solo in senso "giuridico" ma anche in senso "etico".
L’esigenza che oggi cresce sempre più è che questi "poteri" in ascesa, oltre a divenire pure loro una "casa di vetro" e ad acquisire una sensibilità "democratica" nel loro agire, operino "laicamente" e non diventino strumenti di "sopraffazione" di una delle varie posizioni sussistenti nel "corpo sociale".
A me pare che in siffatti, assai mutati contesti, il tema della "laicità" debba innanzitutto passare da una irraggiungibile neutralità degli "apparati pubblici" o delle altre "istituzioni sociali" ad un raggiungibilissimo metodo di relazione nella vita della società civile e politica, nel quale alla forza delle posizioni delle singole parti che si confrontano si sostituisce la forza della "ragione".
Quella forza dell’argomentazione "razionale", che è continuo oggetto di richiamo nel "magistero" di
Benedetto XVI.