Da ieri sono entrate a far parte del "patrimonio naturale dell’umanità"
dell’"Unesco",
per un’estensione di 142mila ettari.
Si tratta per lo più della montagna in quota e di valli non molto abitate.
Sarà una "fondazione" a gestire questo "patrimonio
naturalistico".
Le presenze "turistiche" potrebbero aumentare del 30 per cento.
"Dolomiti":
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un gioiello italiano patrimonio del
mondo
Quelle che vengono chiamate "Monti Pallidi" sono tra le cime
più belle del mondo.
Un invito a "guardare in alto". Le preoccupazioni
"ambientali".
Da Bolzano, Francesco Dal Mas
("Avvenire", 27/6/’09)
Li chiamano i "Monti Pallidi". In verità sono le montagne più
belle del mondo, tanto che il Pelmo, nel cuore delle "Dolomiti",
è soprannominato "el caregon del Padre Eterno". E l’espressione
dialettale dice quanto la montagna possa evocare la disponibilità dell’uomo a
riconoscere la presenza del "Mistero", a "guardare in alto".
Le Tre Cime di Lavaredo, icona delle "Dolomiti", sono contese tra le
Province di Bolzano e di Belluno. Ma chi non conosce il Catinaccio, la montagna
che si colora? O, dall’altra parte della catena, il "Campanile di Val
Montanaia" scalato da Mauro Corona ed
Erri De Luca alternando
poesia e preghiera. Nove gruppi di "Dolomiti" sono entrati a far parte
della lista del "patrimonio naturale dell’umanità" dell’"Unesco",
per un’estensione di 142mila ettari, a cui se ne aggiungono altri 85mila di
"aree cuscinetto". La decisione ieri a Siviglia, dopo 4 anni di
"pressing", ma già nel 1992 Reinhold Messner, il re degli
"Ottomila", aveva lanciato l’idea. Una protezione così simbolica,
come quella dell’"Unesco" – ma in grado, secondo gli esperti, di
aumentare le presenze turistiche addirittura del 30% – è stata voluta dalla
"Commissione" dei 21 membri dell’organizzazione, e formalizzata ieri
a Siviglia durante una sessione del "World Heritage Comittee", alla
presenza, fra gli altri, del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
Sinora l’Italia aveva soltanto le Isole Eolie riconosciute come bene naturale
d’interesse universale. Immaginarsi la soddisfazione delle Province di
Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine, a cavallo delle quali si estende il
"patrimonio" sottoposto a tutela.
Nessun vincolo nuovo, però, arriva dall’"Unesco".
Era il timore dei montanari, che in molti casi si sentono prigionieri di norme
imposte il più delle volte dall’esterno. Possono fregiarsi dell’autorevole
tutela dell’"Unesco" le terre "alte" che sono già
protette da parchi nazionali o regionali o dalle cosiddette "Zps"
("zone di protezione speciale") o dai "Sic" ("siti di
importanza comunitaria") che fanno parte della "rete europea natura
2000". Si tratta per lo più della montagna in quota e di valli non
particolarmente abitate. Ecco, allora, il massiccio della Marmolada, a scavalco
del confine tra le Province di Trento e Bolzano, l’ultimo ghiacciaio delle
"Dolomiti", sul quale, fra l’altro, è salito Giovanni Paolo II
per pregare nella Grotta della "Regina della Pace", ad oltre 3.300
metri. E proprio dalla vetta della Marmolada si possono scorgere numerosi gli
ambienti "vincolati", dal Monte Civetta al Pelmo, al Gruppo del Sella.
Non si scorgono le Tre Cime perché nascoste dalle Tofane. Ma più in là godono
di questa protezione sia il Gruppo del Brenta che quello del Puez-Odle. Mentre
sul versante opposto, in Provincia di Udine e Pordenone, svettano le
"Dolomiti Friulane" e dell’"Oltrepiave". Meritano anche
queste "crode", quasi austere, in qualche caso perfino "wilderness",
mentre così non sono lo Sciliar o il Latemar, o ancora i Cadini. Terre
"alte", si diceva, ma è da queste parti dove puoi trovare l’orso:
non solo quello trentino, anche il "cugino" sloveno. Terre
affascinanti non solo quando salgono, ma anche quando scendono, come il Rio
delle Foglie, un "canyon" che non ha eguali nel mondo. È proprio qui
che si può leggere, come in un libro aperto, la storia "geologica"
della terra, grazie alle stratificazioni rocciose dei più diversi colori e gli
innumerevoli "fossili".
Sarà una "Fondazione" a gestire questo "patrimonio". Che le
"Dolomiti" possono rischiare ora solo di perdere: con
"manomissioni" che contraddicano la protezione già in essere. E che l’"Unesco"
ha di fatto controfirmato.