FEDE E RAGIONE

RITAGLI     «Sulle tracce di Dio fra le galassie»     DOCUMENTI

Padre Funes, Direttore della "Specola Vaticana":
«Lo studio delle stelle apre il cuore e la mente.
Uno strumento per avvicinarci al "Creatore"».

Tra stelle e pianeti, il mistero dell'Universo...

Luigi Dell’Aglio
("Avvenire", 1/11/’08)

«Da scienziato credo che, come ha detto il Pontefice, Dio Creatore abbia gettato le basi dello sviluppo dell’universo e del mondo, e lo sostenga di continuo. Allo stesso modo di un padre, il quale ha ideato per il figlio un progetto di amore e glielo affida. Secondo San Tommaso, citato da Benedetto XVI, la creazione è relazione "fondativa" e continua, tra le creature e il Creatore. Da scienziato sono animato dalla passione del conoscere; come prete e Gesuita so che questo sentimento è anche una partecipazione all’Amore. E per noi è un’altissima ricompensa che la ricerca scientifica ci porti a questo. Penso che, per usare le parole del Pontefice, non ci sia contraddizione tra la fede e l’evidenza delle scienze empiriche. Sono un astronomo e, studiando il cosmo, non sono affatto diventato ateo».
Parla
José Gabriel Funes, Direttore della "Specola Vaticana", il quale ha coniato una magnifica definizione dell’astronomia, che spiega anche l’interesse e la simpatia della "Chiesa Cattolica" per questa scienza. «L’astronomia ha un profondo valore umano», dice Funes. «È una scienza che apre il cuore e la mente, ci aiuta a collocare nella giusta prospettiva la nostra vita, le nostre speranze, le nostre preoccupazioni. In questo senso, è anche uno strumento per avvicinarci di più a Dio». Nato 45 anni fa a Cordoba (Argentina), Funes è entrato a far parte della "Pontificia Accademia delle Scienze", nella sessione che si è aperta ieri, intitolata «Approcci scientifici sull’evoluzione dell’universo e della vita». E ha tenuto un rapporto sull’evoluzione delle galassie. Stimato dalla comunità scientifica, Funes ha fatto colpo sui "mass media" con un’intervista rilasciata a Maggio all’"Osservatore Romano", in cui dichiarava che non è affatto da escludere l’esistenza di "extraterrestri" («Metteremmo limiti alla libertà creativa di Dio») e affermava: «L’"extraterrestre"? È mio fratello».

Professore, alla luce del Discorso Papale, che cosa pensa della disputa sulla "teoria dell’evoluzione"?

«Osservando le stelle e le galassie, vediamo un innegabile processo evolutivo. Ma questa constatazione non è in conflitto con la fede in Dio Creatore, a patto che l’evoluzione non diventi ideologia assoluta e materialistica. Ci sono verità fondamentali che non mutano».

Voi Gesuiti astronomi siete la prova che si può essere autentici credenti e bravissimi scienziati…

«Non voglio peccare di immodestia, ma i Gesuiti hanno scoperto trenta crateri lunari e svariati asteroidi».

E che cosa avete scoperto con il "Telescopio" di Monte Graham in "Usa"?

«Scattando immagini profonde, abbiamo osservato coppie di galassie che presentano indizi di interazioni gravitazionali reciproche, che potrebbero portare a incontri ravvicinati, a fusioni e anche a collisioni. Riusciamo a svelarne il comportamento ricorrendo a una speciale tecnica analitica che rivela anche strutture la cui immagine è molto debole e assai poco percettibile. La moderna "cosmologia" è uno straordinario viaggio ai confini dell’universo».

Come per George Coyne, suo predecessore alla "Specola", anche per lei l’astronomia è soprattutto lo studio delle galassie…

«Le galassie sono i mattoni, le componenti elementari dell’universo, i crocevia dell’astrofisica e anche i traccianti che indicano il corso dell’evoluzione del cosmo durante i tredici miliardi di anni che ci separano dal "Big Bang". Sono il vero legame tra l’universo che possiamo osservare oggi, con le sue proprietà, e quello che era l’universo giovane. I processi delle galassie sono testimoniati dall’evidenza dell’osservazione».

Le galassie possono aiutarci a svelare segreti dell’universo?

«L’universo ha oltre cento miliardi di galassie. Ogni galassia è formata da centinaia di miliardi di stelle. Per non parlare dell’incalcolabile numero di pianeti. Con tutto questo seguito è giustificato che siano chiamate "regine dell’universo". Quanto all’aiuto che possono darci, proprio nelle galassie – per cominciare – possiamo cercare di capire che cos’è la materia oscura in cui è immersa buona parte del cosmo. Le galassie sono una specie di "passepartout" della ricerca "cosmologica"».