PRECEDENTE    GALERA PER I MINORI CHE RUBANO?    RITAGLI

Don Francesco Fully Doragrossa
( Diocesi di Genova )

Sono di ritorno dal viaggio a Cuba. Uno dei tanti doni del buon Dio.

Stamattina sui giornali leggo una notizia che tocca da vicino il mio lavoro coi giovani: i giudici hanno aperto la strada alla possibilità del carcere immediato per i minorenni colti a rubare. Un fenomeno triste e diffuso in Italia. Molti minori, stranieri e italiani, vengono mandati dagli adulti a rubare, perché loro non rischiano nulla. Sotto i 14 anni sono impunibili, e se minorenni non rischiano il carcere.

Ovvio che i commenti si spaccavano in due: chi inorridito dall’idea del minorenne in carcere, chi entusiasta. Appena tornato, mi è venuta subito in mente Cuba. Là la delinquenza è rara. I bambini stranieri sono al mare e sono figli di ricchi turisti. I bimbi cubani non sanno cosa sia una parolaccia ed inoltre ignorano la bestemmia. Del resto, non avrebbero tempo per "delinquere": sono sempre a scuola!! Ma anche gli adulti raramente delinquono. E se ci sentono dire che in Italia, ebbene sì, un po’ di problemini ci sono, ci guardano, un po’ bigotti ed un po’ sbigottiti, e chiedono: "E il governo che fa? Permette tutto questo?". Poi ci informano che da loro il sistema giudiziario è un po’ differente da quello "garantista" italiano. Là per prima cosa vai dentro, poi semmai esci. E infatti la gente se ne sta un po’ più buona. In effetti, un po’ di Cuba per i tanti che son sempre dietro a "invocare manette" forse farebbe bene. Però io cerco di mettermi fuori da tutti questi ragionamenti. La realtà è più complessa.

Io penso che la prigione non sia la punizione per chi sgarra. Non lo penso come credente, figurarsi, che crede all’infinito amore di Dio: né come amante della "Costituzione", che prevede il carcere per difendere la società, non per punire. Lo scopo del carcere è recuperare, non punire. Quante battaglie in classe coi miei alunni, che vorrebbero sempre punire il mondo, tranne se stessi. Se rinchiudo uno è perché tutelo gli altri e gli impedisco di fare più male, non per punirlo. Lo salvo da se stesso. Ecco che allora può avere senso lo strumento di poter prendere un ragazzino, mandato da adulti, ed impedirgli di farsi e fare del male. Ma solo se lo "stacco" da quel mondo e gliene propongo un altro. Chiudersi dietro ai "formalismi" di legge sarebbe ignorare il problema, avere la scusa per girarsi dall’altra parte. Ma non esulto, non gioisco di mettere dentro un ragazzino. E in realtà non voglio metterlo dentro in nessun modo, ma toglierlo da una strada brutta e pericolosa. La legge non può diventare una scusa, non può essere il mio idolo!

Spero che questo passo dia strumenti alle forze sociali, per intervenire di fronte a tutti i casi di sfruttamento dei minori. Sono ancora troppi (qua a Genova io li trovo diminuiti, ma sempre presenti!) i bambini in giro ad elemosinare: spediti a rubare, spediti a lavorare, tenuti in braccio durante la questua, specie se piove o fa freddo… Una società ha il dovere di dire parole chiare, non di girarsi dall’altra parte. Non ci serve Jack Norris, ma una voglia di serietà un po’ più forte in tutti noi, e di pagare e impegnarsi di persona, di affrontare i problemi.

Se questa sentenza dei giudici vuol dire: "Non giriamoci dall’altra parte; affrontiamo il problema!", è davvero una buona notizia. Se fosse: "Abbiamo risolto il problema, mandando in galera anche i bambini, così imparano!", forse sarebbe un passo indietro.

Chiediamo al Signore di renderci più credenti, più fiduciosi in Lui e nell’uomo, più pronti a spenderci per chi non ha nulla, per chi non ha punti di riferimento! E se, dopo aver chiuso qualcuno in galera e averlo fatto pagare fino all’ultimo spicciolo, ci ritrovassimo di fronte proprio Lui, con l’aria di chiederci conto di quanto ci aveva finora condonato?...