INTERVISTA

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ma il Governo deve agire subito»

Il vescovo della regione dei disordini, Mons. Raphael Cheenath:
«Occorrono più mezzi per fronteggiare le aggressioni:
abbiamo chiesto al "premier" di fare arrestare gli assassini».

Chiesa in fiamme, nello Stato indiano dell'Orissa...

Francesco Durante
("Avvenire", 29/8/’08)

Almeno 60mila persone fuggite dalle proprie case, famiglie di interi villaggi rifugiate nella giungla per il timore di altri attacchi, in condizioni estreme, senza viveri e col rischio di essere assaliti da belve feroci. È un quadro "agghiacciante" quello delineato da monsignor Raphael Cheenath, contattato da "Sat2000", subito dopo l’incontro che ha avuto nel pomeriggio di ieri a New Delhi col Primo Ministro Indiano Manmohan Singh.

Su cosa si è incentrato l’incontro?

Un colloquio di circa mezz’ora a Bhubaneswar (Bhubaneswar è la capitale dello Stato di Orissa, "ndr"), nel corso del quale abbiamo anzitutto tracciato un "bilancio" della drammatica situazione nel distretto di Kandhamal e in altre zone dell’Orissa. Sono almeno 14 le vittime delle violenze compiute da gruppi di "estremisti" indù, con aggressioni, attacchi ed incendi a Chiese, strutture assistenziali, case di cristiani.


Quali sono le richieste che avete avanzato nel corso dell’incontro?

Abbiamo chiesto al "premier" di intervenire con altre forze nella zona per fronteggiare nuove aggressioni. Occorrono più mezzi e militari, poiché il territorio è impervio e le strade sono state rese impraticabili, con tanti ponti interrotti.

Cosa è necessario fare per uscire dal "tunnel" delle violenze?

Abbiamo concordato col Primo Ministro che vengano ricercati e assicurati alla giustizia i responsabili dell’omicidio del "leader" indù Swami Lakshamanand Saraswati, assassinio che ha scatenato l’ondata di violenza contro le comunità cristiane.

Un’altra delle emergenze è il problema dei "profughi" e delle distruzioni…

Infatti è stato chiesto al Governo un aiuto economico per sostenere le famiglie e le istituzioni prese di mira dai "fondamentalisti". Il Primo Ministro ha dato tutta la sua disponibilità, assicurando anche in tempi brevi lo stanziamento di "fondi governativi".

Come si stanno organizzando i cristiani per affrontare l’emergenza?

Le violenze comunque continuano: suore, sacerdoti, seminaristi, religiosi e fedeli hanno dovuto abbandonare le loro parrocchie distrutte e i propri "Istituti" dati alle fiamme, alla ricerca di posti più sicuri e tranquilli. Domani (oggi per chi legge), aderendo all’invito dei vescovi, tutte le scuole cristiane rimarranno chiuse in segno di protesta per gli attacchi, ma anche come gesto di solidarietà verso le comunità cristiane assalite e perseguitate.

Temete un peggioramento della situazione?

Nonostante tutto, come cristiani, siamo animati dalla speranza che al più presto in Orissa si torni a convivere pacificamente. Ma il Governo deve fare la sua parte, deve agire tempestivamente, altrimenti temiamo che il "quadro" della situazione possa ulteriormente peggiorare.