L’arcivescovo
della capitale, Mons. Teissier:
«Siamo scossi per la decisione contro padre Wallez:
aveva solo fatto visita a un gruppo di fedeli».
Stando alle autorità la legge garantisce la libertà religiosa,
ma secondo molti il vero obiettivo del testo giuridico è quello di bloccare il
"proselitismo".
È stato sanzionato con 24 mesi di reclusione anche un medico,
per aver usato farmaci di un presidio ospedaliero pubblico.
«Ma le medicine erano state pagate regolarmente dalla "Caritas"».
Algeria, prete condannato:
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ha recitato una preghiera
"Giro di
vite" sui cattolici: applicata la nuova norma sui culti.
Il tribunale di Orano ha inflitto al sacerdote un anno di prigione con la
condizionale,
per aver «officiato un rito in un luogo non riconosciuto dal governo».
Camille
Eid
("Avvenire",
10/2/’08)
Un prete cattolico è stato
condannato dal tribunale di Orano (400 chilometri a ovest di Algeri) ad un anno
di prigione con la "condizionale" per aver «officiato una cerimonia
religiosa in un luogo non riconosciuto dal governo». Padre
Pierre Wallez – questo
il nome del sacerdote – è la prima vittima della legge approvata nel marzo
2006 «sull’esercizio delle pratiche di culto non musulmano» nel Paese
nordafricano. Parlando ai microfoni di "Radio Vaticana", l’arcivescovo
di Algeri,
Henri
Antoine Marie Teissier,
ha detto che «la cosa che più sorprende è che la condanna è stata emessa
perché il sacerdote aveva solo fatto visita ad un gruppo di cristiani del
Camerun. Non aveva celebrato una Messa, ma aveva soltanto recitato insieme a
loro una preghiera. Era il 29 dicembre, subito dopo Natale».
«Adesso ci sono molte difficoltà sul "proselitismo" – sottolinea
ancora il prelato – , ma bisogna anche dire che il sacerdote non è stato
condannato ad un anno di carcere effettivo: non è stato, dunque, incarcerato».
«Naturalmente – osserva ancora Teissier – tutti noi siamo molto scossi per
la decisione che è stata presa contro il nostro fratello. Bisogna però fare
anche un "distinguo" tra la decisione presa in un contesto particolare
e quello che è il nostro impegno per il bene comune della società algerina,
all’interno della quale abbiamo molti amici». Insieme a padre Wallez (di
origine francese), anche un giovane medico musulmano è stato condannato ad una
pena più pesante (due anni senza "condizionale"), ufficialmente per
aver utilizzato farmaci dell’ambulatorio pubblico da lui diretto nella
"baraccopoli" dei migranti di Maghnia.
«Medicinali regolarmente pagati dalla "Caritas"», spiegano fonti
dell’arcivescovado di Algeri, che non esitano a denunciare «le gravi
difficoltà che la comunità cattolica ha dovuto e continua ad affrontare ormai
da mesi».
«Vengono sistematicamente rifiutati i "visti" di ingresso ai nostri ospiti –
precisa l’Arcivescovado – e in novembre è stato ritirata la residenza a
quattro giovani preti brasiliani, qui per lavorare con gli immigrati africani di
lingua portoghese». In Algeria
l’islam è religione di Stato, e la libertà di culto è garantita dalla
"Costituzione". Secondo quanto proclamato a suo tempo dalle stesse
autorità algerine, la nuova legge che regola le attività di culto doveva
offrire «un quadro giuridico per garantire il consolidamento del principio
della libertà di culto previsto dalla "Costituzione", e dai patti
internazionali». Anche la stampa locale aveva fatto l’elogio di un testo che
«consacra la tolleranza, la convivenza "interreligiosa" e la
protezione statale del culto non islamico nel quadro del rispetto dei diritti e
libertà altrui». Ma il vero obiettivo del nuovo testo normativo, come aveva
ammesso un responsabile del "Ministero degli Affari religiosi", era
quello di «contrastare le campagne di "proselitismo" cristiano
clandestino». Lo conferma anche l’arcivescovo di Algeri, Teissier, che indica
dei «nuovi gruppi di evangelici, che hanno creato un po’ di rumore per la
conversione di alcuni fedeli». La legge, composta da diciassette articoli,
vieta l’esercizio del culto non islamico al di fuori degli edifici adibiti all’"uopo"
e subordina questi edifici all’ottenimento di una previa autorizzazione. Un
articolo prevede una multa da 500mila a un milione di dinari (da 5 a 10mila
euro) e una pena carceraria da due a cinque anni contro «chiunque cambi la
funzione originaria dei luoghi di culto» oppure «inciti o costringa o usi
mezzi persuasivi per costringere un musulmano ad "abbracciare" un’altra
religione».
Stesse pene contro chi «produce o immagazzina o distribuisce pubblicazioni o
cassette audio e video o altri mezzi volti a minare la fede nell’islam».