Roma-Pechino, pressante bisogno di comunicare
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Il
cardinale Roger Etchegaray ha presentato a Milano
il suo «diario di viaggio» nella Chiesa cinese.
("Avvenire", 24/11/’05)
Un «pressante bisogno di comunicare» tra Roma e Pechino che sembra accelerare dopo «passi falsi e appuntamenti mancati lungo la storia». Così il cardinal Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio consiglio giustizia e pace, presenta all'Università cattolica il suo volume "Verso i cristiani di Cina". Un diario di viaggio sulle sue quattro visite nell'Estremo Oriente fra il 1980 e il 2003, per favorire un clima di «amicizia», parola chiave anche per un suo noto precursore, padre Matteo Ricci. La trama del libro è quella del risveglio religioso di una Chiesa divisa in due comunità (nazionale e clandestina), ma fedele a Roma. Ed Etchegaray, per anni inviato speciale del Papa nei teatri di crisi, non rinuncia nemmeno quando indossa la cappa accademica al suo ruolo di apripista del Vaticano. Lo fece per la storica visita di Giovanni Paolo II a Fidel Castro; l'auspicio neanche troppo implicito è che anche Pechino come L'Avana, un giorno apra le sue porte al Papa. Nessuno può sperare che emerga un nonnulla sulle trame della diplomazia, ma sono gli ospiti della tavola rotonda a dare il clima di questa inedita "Ostpolitik". Cesare Romiti, presidente dell'Istituto Italo-cinese, ricorda che furono i buoni uffici della sua fondazione a preparare un convegno alla Gregoriana che portò, nel 2001 all'appello di Papa Wojtyla in occasione del 400esimo anniversario dell'ingresso di Matteo Ricci a Pechino. Un gesto di distensione dopo l' "incidente diplomatico" causato dalla canonizzazione di 100 martiri cinesi. «Un documento coraggioso in cui la Chiesa ammetteva anche le sue responsabilità», annota il laico Romiti certo che il dialogo culturale sia la premessa a nuove relazioni politiche, religiose ed economiche. E segnali di novità non mancano: se i vescovi cinesi non hanno potuto partecipare al Conclave, e i preti della Chiesa clandestina continuano a venire arrestati (ma proprio ieri sono stati liberati due sacerdoti dissidenti arrestati prima dell'arrivo di Bush anche se un vescovo resta in carcere), la sinologa Alessandra Lavagnino rivela come secondo un documento del Partito comunista cinese «un terzo degli iscritti sono dediti ad attività religiose». Una rivoluzione culturale che riconsidererebbe l' "oppio dei popoli" come fattore di armonia sociale. Buddismo e confucianesimo, ma anche cristianesimo non più clandestini? Qualcosa si muove sotto l'immenso cielo di Cina.