RELIGIONE E POLITICA
Fede e Occidente, la
rivincita del sacro ![]()
Un
"pamphlet" del filosofo svizzero Gabriel Fragnière:
«Altro che "secolarizzazione": il "ritorno di Dio" ha
generato più libertà».
GABRIEL
FARGNIÈRE
("Avvenire", 19/3/’08)
Nessuno si
permetterebbe, all’inizio del XXI secolo, di fare ancora tali affermazioni
senza rischiare di passare per "ingenuo", insufficientemente informato
o semplicemente "cieco". Il volto del mondo non è oggi quello di un
mondo "liberato" da Dio, al contrario. A prima vista, sembra che il
"divino" non sia mai stato così presente nel discorso del potere
politico né così insistente nel volersi imporre. Il ruolo che la religione
gioca apparentemente nei conflitti e nei contrasti che abbiamo ben presenti
nella nostra epoca mette apertamente in discussione l’idea centrale difesa
allora. Ciò che molti osservatori chiamano la "rinascita" del
sentimento religioso, il ritorno del "divino", e anche la "rivincita di
Dio" (Gilles Kepel) rivela l’esistenza di un’evoluzione politica
inversa che radica nuovamente la conquista del potere in "convinzioni"
e istituzioni religiose. L’idea di una libertà "laica" non sembra
corrispondere più alle esigenze attuali. Alcuni, anzi, di fronte agli
avvenimenti "conflittuali" violenti che oppongono il mondo occidentale
e l’islam, come ricordano tristemente gli avvenimenti dell’11 settembre 2001
e le guerre in Afghanistan
e Iraq,
evocano con preoccupazione l’eventuale ritorno del tempo delle
"Crociate". Come spiegare questo "rovesciamento"? Quale ne
è l’origine? Dove trovare le "prospettive" di riflessione che
permettono a un osservatore obiettivo di capire la "posta in gioco" di
quest’evoluzione? L’avvento di una città «secolare» appariva, negli anni
Sessanta, come una nuova tappa della «modernità» verso un’accresciuta
"liberazione" dell’individuo e verso una più intensa affermazione
della sua "autonomia" politica e morale.
Numerosi teologi occidentali, sia protestanti che cattolici, ispirati fra l’altro
dagli scritti di Dietrich Bonhoeffer, Harvey Cox e altri, hanno partecipato
attivamente a questo "dibattito", che "l’aggiornamento"
della Chiesa, con l’apertura del "Concilio Vaticano II", sembrava
incoraggiare anche tra i cattolici. Finalmente, anche la stessa religione si
trasformava.
L’immenso "soffio liberatore" del 1968, che in modo diverso ha
toccato tutte le società "aperte" dell’epoca, è apparso in questo
quadro come il "coronamento" di una tendenza "pesante" che
doveva trasformare radicalmente l’insieme della società. Tuttavia, se il
"religioso" sta riprendendo un atteggiamento più "aggressivo" nei
confronti della vita sociale e politica, non trova necessariamente lo stesso
spazio che occupava una volta nella costruzione della città. Il fatto è che il
processo di "secolarizzazione" delle "entità statuali",
specifiche della storia cristiana e della civiltà occidentale, ha avuto effetti
molto più profondi e più universali di quanto possano comprendere le
"nostalgie religiose" più sincere e più consolidate. In effetti
sembra impossibile, senza mettere a rischio le libertà umane acquisite,
rimettere in discussione la distinzione "radicale" ormai riconosciuta
tra ciò che è di competenza del religioso e ciò che è proprio del politico.
Che giochi un ruolo in politica o che se ne distanzi, la religione continua a
essere considerata secondo un "prisma" specificamente
"religioso". Ecco perché la "rivincita di Dio" appare
spesso "paradossale", e anche quando, in alcuni Paesi, dei religiosi
"fondamentalisti" giungono concretamente al potere, il loro agire
fatica a essere giudicato secondo un’intenzione esclusivamente religiosa. Ai
giorni nostri i due "poteri" non possono più essere confusi.
Affermare che c’è un ritorno del religioso implica che, almeno per un certo
tempo, gli elementi religiosi della società siano stati assenti, distanti,
distinti. Ma ciò vuol dire che la società ha continuato a esistere senza tale
presenza e che questo religioso non è più quello di una volta. Nella forte
"conflittualità" culturale che il mondo odierno affronta, illustrata
parzialmente ma con molto successo dalla celebre "opera" di Samuel P.
Huntington, permangono interrogativi sul ruolo specifico del cristianesimo e
della civiltà occidentale nello sviluppo della "modernità", che
alcuni considerano inevitabile per la realizzazione di regimi democratici nel
mondo, ma che sembra "sollevare" ancora molte difficoltà per un gran
numero di nostri contemporanei. È utile quindi dimostrare come la storia
religiosa e politica dell’Occidente lo ha portato a sviluppare una cultura
"originale" di rapporti tra religione e politica, a distinguere poteri
che talvolta si "sposano" ma anche si "confondono", cosa che
costituisce indubbiamente l’originalità delle democrazie occidentali, e che
dovrebbe contribuire, senza ricorrere necessariamente alla forza e alla
violenza, a dar vita a una nuova storia del "regno dell’uomo" su
questo pianeta in via di "globalizzazione".