MISSIONE CINA

RITAGLI     Matteo Ricci: 400 anni e una "speranza"     SPAZIO CINA

P. MATTEO RICCI (1552-1610), Missionario "Gesuita" in Cina!

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 9/5/’09)

La primavera prossima, di questi tempi, si celebreranno i quattrocento anni dalla "morte" di Matteo Ricci, avvenuta l’11 Maggio 1610 a Pechino. Già si annunciano, in vista dell’importante ricorrenza, eventi culturali e religiosi di rilievo, in Italia (in particolare nella sua Macerata) e pure in Cina. Quella Cina che, alla morte del "Gesuita" marchigiano, concesse – per la prima volta a uno "straniero" – un terreno dello Stato per la "sepoltura".
Negli ultimi anni la figura di
Li Madou (questo il nome "cinese" di Ricci) ha conosciuto uno straordinario "revival" in termini di "biografie", "saggi", "mostre"… Ora, però, qualcuno si domanda se non tocchi anche alla Chiesa riscoprire con più convinzione il grande "Gesuita" e additare a modello "paradigmatico" il suo metodo di "evangelizzazione". Un metodo che, basato sul concetto dell’"accomodamento" (oggi diremmo "inculturazione"), per lunghi secoli è stato fonte di discussioni e polemiche.
Nell’ultimo numero di
"Mondo e Missione", mensile del "Pontificio Istituto Missioni Estere", Padre Angelo Lazzarotto, tra i maggiori "esperti" europei del settore, scrive: «I cattolici cinesi sperano che la Chiesa di Roma riconosca finalmente la "santità" di Li Madou. La causa di "beatificazione", superata la fase "diocesana" a Macerata, attende d’essere portata a compimento. Il quarto "centenario" della sua morte crea grandi attese». Padre Lazzarotto, che l’autunno scorso aveva affidato simili auspici all’"Agenzia" cattolica asiatica "UcaNews", conclude: «La "beatificazione" di Ricci sarebbe il più efficace impulso per far riprendere quel profondo "dialogo teologico" di cui ha bisogno l’intera "Chiesa universale"». Più di un osservatore, infatti, sostiene che, se anche a breve la Chiesa in Cina fosse lasciata libera di operare dallo Stato (come invece non accade...), ugualmente si troverebbe a dover colmare un grave ritardo sul versante dell’"inculturazione" del "messaggio cristiano" nelle categorie culturali cinesi.
Ritardo in larga parte dovuto alle "diatribe teologiche" che hanno segnato i secoli scorsi (è solo nel 1939, con
Pio XI, che si chiude definitivamente la "travagliatissima" controversia dei "riti cinesi"). Questo il punto: se già oggi il mondo "accademico" cinese onora il grande "Saggio d’Occidente" riconoscendogli – come osserva Lazzarotto – «di non aver avuto un disegno di "aggressione culturale", ma di autentico "dialogo"», ora sembra essere il tempo di un passo ulteriore sul versante "ecclesiale". Non si pensi che gli "anniversari" siano occasioni puramente "retoriche".
Nell’Ottobre 2001 il quarto "centenario" del privilegio concesso a Matteo Ricci di abitare nella "città imperiale" (in sé una data per "addetti ai lavori") diede a
Giovanni Paolo II il "destro" per inviare un "messaggio" molto intenso, nel quale riaffermava tutto l’amore per il popolo cinese, chiedendo perdono, a nome della Chiesa, per «errori e limiti del passato». Chissà che i quattrocento anni della "morte" del Missionario più amato in Cina non siano un’occasione propizia per accelerare ulteriormente i passi del "Vangelo" nel "Regno di mezzo".