CHIESA CINESE

Cresce l’impegno dei credenti sulla "via" indicata dal Papa.
Ma nel Paese le "comunità" sono sottoposte a gravi restrizioni.

RITAGLI     Cattolici in Cina, la via della "riconciliazione"     SPAZIO CINA

Il superamento delle divisioni e un’effettiva "libertà religiosa" sono le premesse,
perché la Chiesa possa rispondere alle sfide della modernità e dell’"inculturazione".
Malgrado la forte pressione del "regime".

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 27/5/’09)

Dove va la Chiesa di Cina? A due anni dalla pubblicazione della "Lettera" ai cattolici cinesi di Benedetto XVI, quale bilancio del cammino in atto? Non è facile rispondere, trattandosi di una situazione tanto complessa quanto fluida. In maniera sintetica, potremmo dire che la Chiesa Cinese sta percorrendo, ostinatamente, la via della "riconciliazione", additata dal Papa. Non senza problemi interni e, soprattutto, ostacoli esterni.
Se c’è un messaggio forte al cuore della "Lettera" di Papa Ratzinger (e del
"Compendio" del "Documento", diffuso Domenica scorsa dalla "Santa Sede"), esso è certamente da individuare nell’appello al superamento dello "status quo". Il Papa, che sulla scorta dei suoi predecessori, continua a parlare di «una sola Chiesa in Cina», chiede però tanto alle comunità «ufficiali» (che accettano "obtorto collo" il controllo politico) che a quelle «clandestine» (che negano qualsiasi possibilità di dialogo con le autorità) un passo avanti. Un passo nella direzione della fiducia reciproca, superando diffidenze e tensioni del passato.
All’origine di tale situazione è la pretesa del potere politico di dettar legge in ambito ecclesiale.
Una pretesa paradossale, se si pensa che il "regime" si autodefinisce "ateo" e tuttavia, attraverso l’"Associazione Patriottica dei Cattolici cinesi", "longa manus" del partito, punta a controllare le mosse della Chiesa e segnatamente la nomina dei Vescovi, con l’obiettivo di creare una Chiesa nazionale, «indipendente da Roma».
Proprio l’"Associazione Patriottica" rappresenta l’ostacolo più ingombrante da superare per approdare a una "libertà religiosa" effettiva. Solo attraverso l’eliminazione di un tale organismo (o un suo deciso "ridimensionamento") sarà possibile restituire alla "gerarchia cattolica" quella libertà di movimento che è sua prerogativa peculiare, come avviene ovunque nel resto del mondo.
Nei mesi scorsi la pressione dell’"Associazione Patriottica" si è fatta ancor più forte, proprio come reazione ai segnali di disgelo in corso fra comunità «ufficiale» e «clandestina». Emblematica, sotto questo profilo, la «punizione» assegnata a
Monsignor Giulio Jia Zhiguo, scomparso per l’ennesima volta il 30 Marzo – riferisce l’informatissima "AsiaNews" – proprio mentre si apprestava a collaborare col Vescovo "ufficiale" di Shijiazhuang, Jang Taoran.
La "riconciliazione" dentro la Chiesa e, al tempo stesso, la "libertà religiosa" effettiva garantita dallo Stato sono le due premesse obbligate perché ai cattolici cinesi sia possibile affrontare le altre sfide che stanno loro di fronte.
Sfide che un "Gesuita" sinologo, Etienne Ducornet, sintetizza con le parole «modernità» e «inculturazione».
Ora che la "Lettera" di Benedetto XVI sta diventando «un sicuro punto di riferimento per la soluzione dei vari problemi che la comunità cattolica si trova ad affrontare sul piano sia dottrinale, sia pratico e disciplinare» (come recitava il "Comunicato" che annunciava il "Compendio"), i fedeli cinesi hanno una bussola chiara per il cammino verso il futuro.
La sfida della modernità chiama la Chiesa Cinese a giocarsi a tutto campo in un contesto "socio-economico" in tumultuoso cambiamento. La stragrande maggioranza dei 12 milioni circa di fedeli cattolici risiede nei villaggi, dove molto spesso la fede si tramanda dai genitori ai figli.
Ma oggi (e sempre più nel prossimo futuro) la scommessa è quella di rendere presente il "Vangelo" anche nelle immense "metropoli" dove si disegna il futuro del Paese. Affrontare la modernità vuol dire dunque dotare i "leader ecclesiali" ("laici", Preti, "religiose", Vescovi) di quegli strumenti culturali e teologici indispensabili per coniugare le novità del "Concilio" nel contesto cinese. In un Paese che corre a grande velocità, l’aggiornamento pastorale e teologico procede a rilento a motivo della carenza di "operatori pastorali" adeguatamente formati, della scarsità di mezzi e strutture, delle pesanti limitazioni all’attività pastorale stessa.
Lo stesso si può affermare per quanto concerne il problema dell’"inculturazione". La raffinata civiltà cinese, cui tanto
Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno tributato rispetto e considerazione, ha diritto a un’effettiva traduzione del "Vangelo" in categorie culturali proprie. Tutto questo, però, sarà possibile se e quando alla Chiesa verrà consentito di esercitare in pienezza la sua missione "evangelizzatrice", a servizio dei credenti e dell’intero popolo cinese.