DALLE FILIPPINE

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che libera dalla paura»

Aminda Sano, "laica consacrata",
da un anno è la responsabile di «Silsilah».
«Insieme cerchiamo i segni dell’azione di Dio nel mondo».

Da Zamboanga, Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 21/6/’09)

"Laica consacrata" filippina, cinquantatre anni, Aminda Sano è da un anno responsabile del Movimento "Silsilah". Ecco alcuni passi di un’intervista pubblicata su "Mondo e Missione" (www.missionline.org).

Ti capita mai di avere paura, di aver voglia di mollare tutto?

I fatti di violenza e di sangue che hanno segnato la nostra storia – l’assassinio di Padre Carzedda su tutti – mi hanno profondamente scosso. Ma mi sono detta: «Non puoi restare prigioniera delle tue paure». Gesù ci assicura: «Io sarò sempre con voi, fino alla fine del mondo». Nulla può cancellare questa verità. Dio mi ha scelto per portare armonia e pace e io so che Lui è il più interessato alla pace, molto più di me. Questo mi dà forza. E noi facciamo esperienza del fatto che la fede in Lui ci aiuta.

Per questo la "spiritualità" è così importante per il "dialogo"?

Certo. La "spiritualità" mi porta a liberare il mio cuore da tutte le "negatività" che ci paralizzano. Offrendo a Dio le nostre paure, gli permettiamo di purificarle.
Fortunatamente Dio è molto più potente delle nostre debolezze!

Anche per i musulmani è lo stesso?

Pure i musulmani vivono questo forte senso di "dipendenza" da Dio. Ne ho fatto esperienza. Quando sono entrata nel "Silsilah", ho deciso di imparare il «taosiug», abitando per sei mesi con una famiglia musulmana nell’Isola di Santa Cruz. Lì ho toccato con mano valori quali l’ospitalità, la gentilezza e il rispetto.

C’è uno specifico "femminile" nel "dialogo"?

Penso che noi donne, in generale, siamo più sensibili e più perseveranti.
Questa attitudine a contemplare l’interiorità e ad ascoltare il cuore porta le donne ad avere un ruolo cruciale nel "dialogo" perché sono capaci di un approccio più famigliare e spontaneo, più portate a cogliere le necessità altrui.

Cosa significa per te «spiritualità del dialogo»?

È una ricerca costante di quel che Dio sta operando nel mondo, e – come tale – non può mai dirsi finita. Perché è fonte di continue sorprese. Dialogando con l’altro, noi aumentiamo la capacità di stupirci di fronte all’azione di Dio nella vita degli uomini, a qualsiasi religione appartengano.

Perché il "dialogo" ci tocca tutti?

Perché viene da Dio e ci porta a Lui.
Non è un compito per pochi "specialisti", né un "hobby". Talvolta i cattolici di altre parti delle
Filippine ci dicono: voi a Mindanao dovete impegnarvi nel "dialogo" perché avete in casa i musulmani, noi fortunatamente no...
Sbagliano: il "dialogo" ci riguarda tutti!

www.silsilahforum.org