Regione dei Grandi Laghi
RITAGLI  
Segnali importanti dall'Africa   DIARIO

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 7/11/’05)

È una notizia importante l'arrivo ieri a Kinshasa - capitale della tribolata Repubblica democratica del Congo, epicentro di quella che è stata definita la «prima guerra mondiale africana» - di una delegazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, impegnata in una visita di alcuni giorni nella regione dei Grandi Laghi. Senza cedere a facili trionfalismi, la si può leggere come il segnale, a lungo atteso, che la comunità internazionale intende portare a compimento il processo di transizione democratica di quel Paese, senza il quale processo non vi saranno né stabilità né pace nell'intera area. Riferisce l'agenzia Misna che l'ambasciatore francese Jean Marc de La Sablière, capo della delegazione, è stato perentorio: «Andiamo in Congo con un solo messaggio: le elezioni dovranno seguire il calendario di transizione fissato». Dopo i ripetuti rinvii degli ultimi mesi, ora la data suona improrogabile: 30 giugno 2006.
Staremo a vedere. La «polveriera Africa» è sovente fonte, suo malgrado, di amare sorprese. Ma intanto va registrata con favore questa mossa della diplomazia internazionale, che troppo spesso e colpevolmente ha lasciato il continente nero solo ad affrontare i suoi problemi. Nel contempo va salutata con speranza un'iniziativa targata Onu, dopo che negli ultimi tempi il Palazzo di vetro era ripetutamente finito nel mirino di pesanti accuse.
Ma a Kinshasa ci sarà presto un altro appuntamento che apre a qualche speranza: parlamentari di Burundi, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo si incontreranno, dal 9 all'11 novembre, per studiare insieme misure efficaci contro la diffusione delle armi leggere. Anche questa è una buona notizia. Il traffico senza regole di kalashnikov & c. (spesso provenienti dagli arsenali dell'ex Urss) è infatti uno dei troppi drammi irrisolti dell'Africa: semina violenza e morte, inoltre sta fomentando un dilagante banditismo.
Il punto è che sinora - a motivo delle tensioni tra i Paesi confinanti - mancava una strategia comune per arginare il problema. Ora è forse possibile puntare a un radicale cambio di passo. Promossa dai governi dei tre Paesi africani, l'iniziativa è sostenuta dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Ambizioso l'obiettivo: elaborare insieme un sistema comune di controllo della circolazione degli armamenti leggeri nella regione.
Sarebbe ingenuo attendersi soluzioni taumaturgiche da siffatti meeting. O affidare le nostre speranze solo all'elaborazione di legislazioni e regolamenti, per quanto innovativi e severi. Troppo fresco è il ricordo delle vicende del Ruanda - dove un milione di vittime caddero in larga parte sotto i colpi del machete - per illuderci che basti limitare il numero di fucili e pistole a spegnere la violenza. Controllare la diffusione delle armi ("leggere" o no che siano) è il primo passo di una strategia, certo non l'unico. Ma è qualcosa di concreto e, quindi, urgente e doveroso.
I Grandi Laghi hanno bisogno di concretezza, di segnali visibili. Mai come ora quell'area, teatro di uno stillicidio di guerre e guerriglie che hanno prodotto milioni di morti e un fiume di profughi e sfollati, attende un intervento deciso, corale e organico della comunità internazionale. Uno scatto di responsabilità e di impegno potrebbe almeno in parte riscattare i ritardi e il disinteresse del passato. Ecco perché i protagonisti dei due appuntamenti politici in agenda sanno di avere molti occhi puntati addosso.