Gerolamo
Fazzini
Difficile immaginare due personaggi tra loro più diversi: l'uno asciutto, austero nella sua tunica da nomade del deserto, l'altro amante delle buone maniere, addirittura orgoglioso del suo papillon che usava sfoggiare nelle più diverse occasioni. Difficile immaginare, di primo acchito, due uomini più distanti tra loro di Charles de Foucauld, il monaco del Sahara, e Raoul Follereau, l'apostolo dei lebbrosi. Impossibile intravederne comunanza di ideali e consonanza spirituale, se ci si ferma all'apparenza. In realtà una parentela spirituale lega questi due giganti del '900. Un legame poco noto, che nell'occasione della beatificazione di de Foucauld merita d'essere esplorato. Non tutti sanno, infatti, che nel 1936, il poco più che trentenne Follereau si trova nel deserto del Sahara su incarico del quotidiano argentino La Nacion. Obiettivo: ripercorrere le orme di de Foucauld, del quale si stava per celebrare il ventesimo anniversario della morte. Non suoni strana tale scelta: fin da giovane colui che diventerà universalmente noto come il difensore dei lebbrosi aveva intrapreso con entusiasmo la carriera di scrittore (a soli 23 anni aveva esordito con una pièce teatrale). In quel viaggio, così come nelle innumerevoli trasferte che questo globetrotter della carità compirà nell'arco di mezzo secolo, ad accompagnare Raoul è la moglie Madeleine. Non sappiamo con esattezza cos'abbia prodotto nell'animo del giovane scrittore il contatto con la spiritualità del «fratello universale». Certamente l'intensità della testimonianza evangelica, innovativa e dirompente, di Charles de Foucauld non lascia indifferente Follereau. Infatti di lì a pochi mesi, nel 1937, tornato in Francia, il focoso Raoul - che già aveva iniziato a tenere conferenze in varie zone della Francia - dà il via a fondazioni ad hoc per i più poveri. E le intitola proprio a de Foucauld. Determinante, in questa svolta, oltre che l'esempio di radicalità di de Foucauld, è l'impatto diretto con la lebbra e i lebbrosi. L'incontro-choc avviene nella foresta della Costa d'Avorio. «Quel giorno - commenterà Follereau - ho capito che esisteva un crimine imperdonabile, un crimine senza appello: la lebbra». Da quel momento i suoi scritti e le sue opere, così come le innumerevoli campagne che promuove, saranno finalizzati a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della lebbra che, nel corso degli anni, diverrà specchio e simbolo di tutte le forme di marginalità e discriminazione. Col passare degli anni il riferimento a de Foucauld non viene meno. Poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il conferenziere giramondo lancia il Natale di Padre Foucauld, un'iniziativa a favore dei poveri rivolta in primis ai bambini. A loro Follereau - che amava ripetere «siate ricchi della felicità degli altri» - chiedeva di destinare parte dei doni natalizi ai meno fortunati, per un Natale nel segno della condivisione. Il beato de Foucauld avrebbe apprezzato.