CINA - Un'estate ricca di eventi per la Chiesa. Tutti da decifrare.

RITAGLI   Segnali di movimento   CINA

Due ordinazioni episcopali «concordate» con Pechino; cento giovani a Colonia...
Poi la doccia fredda del «no» dei vescovi al Sinodo.

Gerolamo Fazzini
("Mondo e Missione", Novembre 2005)

Chissà se, rileggendo tra qualche anno alcuni fatti che negli ultimi mesi hanno toccato la Chiesa in Cina, avremo la conferma che qualcosa di nuovo sta accadendo, che una fase diversa si sta lentamente e imprevedibilmente schiudendo. Difficile, forse impossibile, prevederlo: quando si parla di Cina azzardare pronostici è troppo rischioso, tanto è facile essere smentiti. Resta il fatto che negli ultimi mesi si sono susseguiti numerosi eventi, di natura diversa, ma tutti in qualche misura importanti, alcuni dei quali non privi di contorni sfumati e all’apparenza contraddittori, ma forse emblematici proprio per questo.
Il caso più significativo è relativo all’invito che Papa Ratzinger aveva rivolto a quattro vescovi cinesi perché partecipassero al sinodo sull’Eucaristia, tenutosi a Roma in ottobre. Benedetto XVI aveva nominato come membri del sinodo due «patriarchi» del calibro di mons. Antonio Li Du’an, arcivescovo di Xi’an e mons. Aloysius Jin Luxian, vescovo di Shanghai, entrambi formalmente appartenenti alla «Chiesa ufficiale». Molto anziani (78 anni l’uno, 90 l’altro), in condizioni fisiche precarie (Li Du’an ha un cancro, Jin Luxian è stato a lungo ricoverato in ospedale nei mesi scorsi), entrambe sono figure assai rappresentative della Chiesa cinese. Insieme a loro il Papa avrebbe voluto a Roma mons. Giuseppe Wei Jingyi, vescovo di Qiqihar (nella regione nordorientale), non riconosciuto dal governo e mons. Luca Li Jingfeng, vescovo di Fengxiang (Shaanxi), riconosciuto dal governo solo un anno fa.  Com’è noto, nessuno di costoro ha ottenuto l’autorizzazione da parte delle autorità di Pechino a partecipare all’assise in Vaticano. Una doccia fredda? Sì e no. Come ha osservato Asia News, «una conclusione positiva da tutta la vicenda c’è». L’invito fatto da Benedetto XVI a vescovi ufficiali e non ufficiali «ha rafforzato il senso di unità della Chiesa cattolica in Cina e sta facendo crescere la collaborazione fra le comunità». Un altro elemento positivo, aggiunge padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, è che «i quattro vescovi, sotto gli occhi di tutto il mondo, sono adesso oggetto di stima da parte dei governi locali». Inoltre, quello del Papa si è rivelato un gesto di amicizia e di stima verso la Chiesa e il popolo cinese che, in futuro, darà i suoi frutti.

Un segnale importante, sul fronte dei rapporti Roma-Pechino, erano state le due ordinazioni episcopali avvenute a fine giugno e in luglio. In entrambi i casi di tratta di vescovi ausiliari (non coadiutori, ossia con diritto di successione), ma tutto lascia credere che in futuro saranno loro ad assumere la guida delle rispettive Chiese locali. La prima ha riguardato mons. Giuseppe Xing Wenzhi, ordinato vescovo ausiliare di Shanghai; 42 anni,alle spalle studi negli Stati Uniti, ha detto pubblicamente che la sua nomina ha avuto l’approvazione della Santa Sede. Anche la diocesi di Xi’an ha, da qualche mese, un nuovo vescovo ausiliare. Il 26 luglio scorso, infatti, mons. Antonio Dang Mingyan, di soli 38 anni è stato consacrato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi: anche in questo caso l’ordinazione episcopale è avvenuta con l’approvazione della Santa Sede e il benestare del governo cinese.

Colpisce, in entrambi i casi, la giovane età dei nuovi vescovi, speculare all’età avanzatissima dei pastori titolari delle rispettive diocesi. Chi scrive ha potuto incontrare, seppur brevemente tutti costoro nel corso di un recente viaggio in Cina. E debbo confessare che vedere fianco a fianco gli anziani pastori e i loro probabili successori quarantenni è qualcosa che stupisce e commuove. Le nomine citate e la morte recente di altri «storici» vescovi confermano che è in corso un mutamento storico, epocale nella leadership ecclesiale, che darà forma in modo decisivo alla Chiesa cinese del futuro.
Se parliamo di giovani e di futuro, andrà rimarcato un altro evento recente: nell’agosto scorso, per la prima volta, un gruppo di giovani cinesi della cosiddetta «Chiesa sotterranea» ha preso parte alla Giornata mondiale della gioventù di Colonia. Nel centinaio di cinesi presenti alla Gmg vi sono studenti cattolici che già si trovano all’estero e giovani provenienti direttamente dalla Repubblica Popolare; con loro anche sacerdoti, suore e laici di diverse province (dall’Hebei al Fujian, alla Mongolia interna). Non che sia stato facile per loro espletare le pratiche necessarie e passare al vaglio della rigida burocrazia cinese. Ma quel che più conta è che abbiano avuto la possibilità di respirare a pieni polmoni il senso della Chiesa universale, alla presenza del successore di Pietro che ha guidato momenti indimenticabili, tanto nel tragitto sul Reno come sulla grande spianata di Marienfeld.
Con tutta probabilità, non sarà facile nemmeno per le Missionarie della carità realizzare il sogno che la fondatrice ha cullato a lungo. Ma, alla luce di quanto detto di recente dalla superiora generale della congregazione, suor Nirmala Joshi, l’ipotesi che presto le suore in sari bianco-azzurro - su esplicita richiesta delle autorità cinesi -  sbarchino in Cina per aprire una casa per anziani, non è più un mero desiderio. Tutto dipende dal governo di Pechino: se accoglierà la richiesta avanzata da suor Nirmala, di qui a qualche mese un piccolo gruppo di religiose potrebbe varcare il confine cinese. Le suore di Madre Teresa diventerebbero così il primo ordine cattolico internazionale ad aprire ufficialmente una sede nella Repubblica Popolare dai tempi di Mao.