REPORTAGE
Un tempo ponte fra Oriente e Occidente e tappa di
passaggio dei missionari,
ora è divenuta la capitale del divertimento in Asia.
La parabola misteriosa di una città che racchiude gli splendori e le miserie
dell’incontro fra due mondi.
MACAO, anche la Cina ha la sua Las
Vegas ![]()
Una scritta, «Città dei sogni», indica il nuovo polo di
divertimenti in costruzione:
un casinò sottomarino, risultato di una guerra
all'ultimo sangue fra multinazionali delle scommesse. Eppure, dietro il business dominante del gioco d'azzardo, è ancora possibile ritrovare
il cuore antico di questa ex-colonia, con i suoi palazzi carichi di gloria e i
giardini rilassanti,
i templi taoisti che si alternano a quelli buddisti e alle chiese cattoliche.
Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 26/2/’06)
Se vuoi immaginare la Cina del futuro vai a Shanghai; se vuoi capire cos'è
stato l'impero cinese, visita Pechino e l'antica capitale Xi'an. Ma se vuoi
respirare sensazioni uniche, assaporare il tempo in cui la Cina fu ponte fra
Oriente e Occidente, punta su Macao. Le parole dell'amico sinologo mi ronzano
nella testa mentre mi aggiro per le viuzze del centro di questa singolare
città, intrisa di cultura e di storia, oggi irrimediabilmente avvinta al suo
destino di "Las Vegas d'Oriente".
I nomi in portoghese ancor oggi affiorano qua e là, sulle targhe delle vie e
nelle insegne dei negozi. Ville dai colori pastello si affiancano a palazzi
carichi di gloria e giardini rilassanti. Templi buddisti e taoisti si alternano
alle numerose chiese: passeggiando per Macao, la "città delle sette
colline", le sorprese non mancano.
Il presente - però - parla d'altro: di un turismo aggressivo (oltre 10 milioni
di presenze l'anno) e di un'economia dominata dal gioco d'azzardo.
Scrutando i tesori della cultura e dell'arte che ancora Macao conserva, si
riesce tuttavia a cogliere il cuore antico di questa affascinante città. Sin
dai primi momenti della colonizzazione portoghese (1557), Macao è stata un
riferimento fondamentale per gli europei in quest'angolo estremo d'Asia. Nel
giro di qualche decennio la città si trasformò in una sorta di quartier
generale dell'evangelizzazione dell'Estremo Oriente: da qui, provenienti da
Lisbona partivano i missionari (gesuiti, ma non solo) alla volta del Giappone e
della Cina. Più in generale, Macao divenne - e lo rimase per secoli - perno
insostituibile di ogni traffico e movimento occidentale nell'area.
Motore culturale della città è stato a lungo il Collegio San Paolo, adiacente
all'omonima chiesa. Nel 1835 un incendio distrusse entrambi gli edifici; oggi
della chiesa rimane solo la splendida facciata, suggestiva pur nella sua
desolazione, fotografatissima dai visitatori che si accalcano sulla lunga
scalinata antistante. Fondato nel 1594 da padre Alessandro Valignano, una delle
più lucide menti dell'epoca, il Collegio è stata la prima vera università
dell'Estremo Oriente: vi si insegnava teologia, latino, portoghese, cinese,
oltre a matematica e astronomia. Per lunghi anni ha svolto una preziosa funzione
di scambio culturale e scientifico di prim'ordine tra Est e Ovest.
Oggi la città sarebbe ovviamente irriconoscibile per missionari e navigatori di
un tempo. Il Leal Senado, con il suo severo profilo, è rimasto dov'è. Nei
vicoli del centro, rimessi a nuovo con sapienti restauri, si respira l'aria
latina dell'antica città. Ma in riva al mare è cresciuta una fitta schiera di
casinò: colori sgargianti, architetture improbabili, sagome impertinenti ed
eccessive.
Quanto agli antichi padroni, i portoghesi, qui hanno smesso di comandare ben
prima che, il 20 dicembre 1999, Macao venisse ricongiunta ufficialmente alla
Repubblica Popolare Cinese, con una soluzione analoga a quella di Hong Kong.
Dall'ex colonia britannica Macao dista soltanto poco più di un'ora di aliscafo;
tuttavia l'importanza strategica delle due città è abissalmente diversa.
Macao oggi sembra in preda a una febbre di novità. Dirigendoci verso
l'adiacente isoletta di Taipa, incontriamo una selva di gru. Una scritta,
"City of dreams", Città dei sogni, preannuncia il nuovo polo di
divertimenti in costruzione: un casinò sottomarino, risultato di una guerra
all'ultimo sangue fra le stesse multinazionali che si spartiscono la torta di
Las Vegas. I neon rutilanti che strizzano l'occhio ai passanti non fanno che
confermare quanto dicono le statistiche: lo sviluppo di questo lembo di terra è
affidato pressoché in toto al gioco d'azzardo e alla scommesse, passione che i
cinesi hanno nel sangue. Un'economia perversa e floridissima, che purtroppo
calamita, per i guadagni facili che promette, le migliori energie delle giovani
generazioni: un abitante su quattro è impiegato nell'industria del gioco,
attività che assicura una fetta molto consistente delle entrate governative.
Gli effetti collaterali di un turismo del genere vanno dal consumo di droga alla
prostituzione.
Una carta su cui Macao punta, non senza fatica, è il recupero e la
valorizzazione della sua storia interessante, testimoniata dalla ricchezza dei
reperti artistici, dagli oggetti di culto di varia foggia che affollano il Museo
diocesano di arte sacra, una realtà unica nel panorama dell'intera Asia.
Girando per la città e conversando con chi ci vive, l'impressione è che Macao
navighi senza bussola, ora che il futuro s'è fatto indecifrabile. «Solo il 37
per cento degli abitanti è nato a Macao, il resto viene da fuori, soprattutto
dalla Cina continentale. L'immigrazione è molto forte; e il "turn over" della
popolazione crea problemi», spiega padre Rocco Bettoli, comboniano bergamasco
da alcuni anni di stanza a queste latitudini.
A differenza di quel che accade a Hong Kong, qui molta gente viene semplicemente
per una gita fuori porta, in virtù dei prezzi più bassi e dell'alone tra il
decadente e il coloniale che ancora la caratterizza. In una parola: Macao appare
più un posto per nostalgici che per quanti sognano il futuro. E pensare che un
tempo questo fu un crocevia dove si sperimentò qualcosa che anticipava il
"melting pot": le prime generazioni di colonizzatori portoghesi,
infatti, avevano il divieto di farsi accompagnare dalle mogli. Cosa che agevolò
l'intreccio unico di razze e culture, senza il quale Macao non sarebbe diventata
quel che è.