CINA E VIETNAM NELL'OBIETTIVO
SÌ, LA CHIESA GUARDA AD ORIENTEGerolamo
Fazzini
("Avvenire", 19/1/’07)
«Vedo schiudersi un nuovo e
promettente orizzonte in Asia, dove Gesù nacque e dove ebbe inizio il
cristianesimo». Così scriveva Giovanni Paolo II nell' "Ecclesia in
Asia". E c'è da credergli, a dispetto delle statistiche che,
all'apparenza, sembrerebbero decretare il fallimento della missione nel
continente più popoloso del mondo. Al di là del loro peso numerico, quasi
sempre esiguo (in Giappone i cattolici sono 500mila su 128 milioni di abitanti,
tanti quanti alla fine del XVII secolo), le comunità cristiane asiatiche sono
vive, sebbene spesso sottoposte a restrizioni pesanti, non di rado all'aperta
ostilità. Il primo congresso missionario continentale, celebrato di recente in
Thailandia, lo ha ampiamente confermato.
Benedetto XVI
ha deciso di scommettere sul continente asiatico non meno di quanto abbia fatto
il suo predecessore. Le notizie di queste ore lo confermano. Oggi e domani in
Vaticano si svolge un importante incontro sulla situazione della Chiesa
cattolica in Cina. La settimana prossima il Papa riceverà Nguyen Tan Dung: per
la prima volta un "premier" del Vietnam unificato entrerà nei sacri palazzi
vaticani.
Per quanto esistano alcune analogie tra le due situazioni - due Paesi comunisti,
entrambi in piena ascesa dal punto di vista economico e a caccia di un nuovo
ruolo internazionale - non è il caso di sovrapporle. Il Vietnam, fresco di
ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio, viene da un periodo di
«disgelo». Nel 2005 è entrata in vigore una nuova legge sulla libertà
religiosa che, seppur lacunosa, rappresenta un passo avanti; nel novembre scorso
si è svolta la storica ordinazione di 57 nuovi preti, cui è seguita di lì a
poco l'istituzione della diocesi di Ba Ria. Ora, a detta di alcuni (nonostante
nel Paese permangano difficoltà irrisolte e tensioni sotterranee), i tempi
sarebbero maturi per avviare relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Vietnam.
Discorso assai diverso per quanto riguarda la Cina. Il "summit" in Vaticano si
tiene a poca distanza da una serie di ordinazioni episcopali illecite, che
hanno lasciato cicatrici profonde, tanto più in quanto - come scrive "Asia
News" - «avvenute in un momento di distensione e precedute da una serie di
segnali positivi del governo cinese, disposto a voler ricostruire i rapporti
diplomatici». Per tentare di sbrogliare l'intricata matassa sono stati
convocati vari esponenti ed esperti della Chiesa della Grande Cina (ivi compresa
Hong Kong, Taiwan e Macao), ciascuno dei quali esprime sensibilità e
orientamenti peculiari. Sullo sfondo c'è, dicono i bene informati, l'intenzione
del Papa di istituite un «osservatorio permanente» sulla Chiesa cinese.
Il doppio appuntamento «asiatico» nell'agenda di Benedetto XVI sta, dunque, a
indicare che il baricentro sia dell'impegno di evangelizzazione della Chiesa sia
dell'azione diplomatica vaticana si sposterà sempre più marcatamente verso
Oriente. Assegnando la porpora cardinalizia, nel 2006, ai vescovi di tre
metropoli cruciali come Hong Kong, Manila e Seul, Papa Ratzinger aveva già
lanciato un messaggio chiaro. Che ha confermato in modo inequivocabile
scegliendo come prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli
il cardinale Ivan Dias, esponente della vivace Chiesa indiana. «L'Asia, il
nostro comune compito per il terzo millennio». Lo ha scritto Giovanni Paolo II,
lo sta realizzando - passo dopo passo - il suo successore.