L'abbé Pierre, vulcanico, carismatico, a volte controverso
L'apostolo degli «scarti umani»|
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Con la morte dell'abbé Pierre se ne va uno dei giganti della carità del XX
secolo. Nella sua vita non mancarono le ombre, ma la sua carità sovrastò
tutto. Per l'ex partigiano della Resistenza francese, però, per il prete che ha
incrociato spesso le lame con i potenti di turno, per l'amico dei barboni e dei
fuori legge "gigante della carità" è un'etichetta che va stretta.
Personalità vulcanica e carismatica, a momenti controversa, questo sacerdote
dall'inseparabile basco nero e dalla tonaca lisa, è stato un uomo dagli
orizzonti grandi. Orizzonti talmente sconfinati, progetti talmente
rivoluzionari, da risultare spesso scomodi. Non è retorica affermare che l'abbé
Pierre è stato un uomo capace di sognare, e di farlo a occhi aperti. Come nel
caso di Raoul Follereau, siamo in presenza di un sovversivo dell'amore; uno
capace di colpire i cuori con sciabolate che a distanza di anni ancora fanno
sanguinare: «La miseria giudica il mondo e rovina ogni possibilità di pace».
Oppure: «Vivere, è rendere credibile l'Amore; è vendicare l'Uomo, amando».
Se l'abbé Pierre ha iniziato l'avventura di Emmaus - lui stesso l'ha ripetuto
in mille circostanze - è tutta colpa di George, il barbone incontrato
casualmente a Parigi nel lontano 1949, «l'uomo che mi ha cambiato la vita». In
realtà, la vita di Henri Antoine Groués era già cambiata: all'età di 16
anni, ad Assisi, aveva incontrato san Francesco e si era misurato con la
radicalità del Vangelo. Ad Assisi, a tu per tu col Crocifisso, Henri prende la
decisione di farsi cappuccino: di lì a qualche anno entra nel convento di
Lione, dopo aver distribuito ai poveri la sua parte di eredità. Negli ultimi
tempi l'abbé Pierre ha fatto parlare di sé più per le sue affermazioni sul
celibato dei preti che per le proprie scelte coraggiose. Ma i giovani che non
l'hanno conosciuto e coloro che, compulsando "Google", vedranno
sfilare soprattutto i titoloni scandalistici all'indomani di una sua
"confessione-choc", faranno bene a non dimenticare la statura
spirituale del personaggio e l'energia morale di un uomo che è stato per
decenni una coscienza critica della Francia.
Fondando Emmaus - una rete di comunità oggi presente in tutto il mondo - l'abbé
Pierre ha realizzato un piccolo-grande-miracolo: quello di donne e uomini
considerati "scarti della società" - al pari dei cartoni e dei
vestiti che da oltre mezzo secolo vanno raccogliendo per le strade - restituiti
alla gioia di vivere. «O luxo da lixo», recita il proverbio portoghese:
dall'immondizia, la ricchezza. Il segreto dell'abbé Pierre e di Emmaus è qui:
in un amore dolce e gratuito, capace di vincere ogni solitudine, restituendo
alle persone innanzitutto la stima per se stessi e la coscienza della propria
umanità. «La prima livrea del povero è la dignità»: è una frase di don
Tonino Bello che l'abbé Pierre avrebbe sottoscritto. Ma promuovere la dignità
del povero può chiedere - anche - di cambiare le strutture di peccato, di
battersi contro l'ingiustizia. Accade nel terribile inverno 1954: l'abbé Pierre
mobilita la Francia per i suoi senza tetto e ottiene non solo il necessario per
la sopravvivenza, ma una legge che promuove abitazioni di emergenza.
Quando lo incontrai nel 1999 per i 50 anni di Emmaus, mi raccontò un aneddoto
che non ho dimenticato. «Anni fa, il sindaco di Parigi sembrava deciso nel
volerci cacciare. Andai da lui e gli dissi: lei è come un leone, detiene il
potere, mentre noi di Emmaus siamo insetti che vengono dall'immondizia. Ma non
si è mai visto il leone riuscire ad acciuffare gli insetti; mentre questi, se
vogliono, possono infastidire il re della foresta. Nella nostra debolezza siamo
più forti dei potenti». Gli chiesi cosa augurasse ad Emmaus per gli anni a
venire. Mi rispose: «Che gli insetti continuino a dar fastidio al leone. In
nome e per conto dei poveri».